Quando i matrimoni si festeggiavano ancora in casa, in un contesto storico condizionato da economia domestica e autarchica, compatibile solo per spese ridotte al minimo indispensabile, anche i relativi banchetti nuziali, naturalmente, ne risentivano. Cosicché in zona risultavano molto ridotte od assenti le attività ristorative, per cui i convivi erano necessariamente realizzati in casa, limitando gli invitati tra i parenti prossimi essenziali.
Del resto, anche altre ricorrenze minori, solitamente erano fatte in casa, di cui proprio i fidanzamenti che precedevano di poco i matrimoni stessi; per questo, il dilemma principale era quello di avere una abitazione adeguata, contenente un grande vano, per svolgere dignitosamente il convivio nuziale: mentre, in genere, le cucine pur se artigianali risultavano sufficientemente efficaci, disponendo quasi sempre di un capiente forno con altrettanto focolare.
Le case più importanti del paese avevano quasi sempre un salone di tale portata, ma per le altre modeste abitazioni, ci si doveva adattare.
Poteva capitare così, non disponendo la propria casa di tali requisiti, di chiedere eccezionalmente ospitalità nell'ambito parentale dei futuri coniugi, qualora ne fosse disponibile una più idonea.
In ogni caso, riducendo al necessario il numero degli invitati, si trovava soluzione in casa propria, magari collegando la camera più grande con un'altra più piccola o con parte dell'ingresso. Si studiavano, altresì, i vari posizionamenti dei tavoli per dare essenzialmente posto a tutti.
Risolto il problema casa, era anche importante accaparrarsi una brava ed esperta cuoca, specialista in tali cerimonie, che all'epoca era competenza esclusiva delle donne.
A San Salvo ve n'erano alcune molto brave.
Fra queste, eccelleva la signora Maria, che in quell'incarico era una garanzia, sapendo avvalersi, altresì, di buona collaborazione per tutte le operazioni necessarie, ivi compresa quella degli approvvigionamenti.
A mia memoria, il classico menù matrimoniale d'allora, escludendo la presenza del pesce, poteva grossomodo così riassumersi:
Assaggi di salumi di casa, seguito da un primo a base di brodo di gallina con pallottine; poi un altro primo sostanzioso di Lasagne o Tagliatelle, col prosieguo di secondi piatti a base di quarti di pollo lessi utilizzati per il brodo, ed ancora abbondanti porzioni di agnello e pollo al forno; il fine pranzo era sempre affidato ad una consistente porzione di classica porchetta.
Le bevande erano: vino - spesso stagionato di un numero di anni pari a quelli della sposa, aranciate, limonate, birra e gassose.
Non era esaltata l'ottima frutta delle nostre campagne, perché comune a molti.
Mentre i dolci nostrani erano sempre ben richiesti, quali: cellipieni, calcionetti, tarallucci, cantucci e vari altri.
Ma la massima attenzione era riposta per la Torta Nuziale, che seppure personalizzata consisteva della stessa ricetta denominata "La Pezza Dagge".
Queste semplici delizie vengono, oggigiorno, di tanto in tanto, riproposte con un certo successo.
Francesco Raspa

