Emanuela Di Paolo, una sansalvese al Bauhaus di Dessau

La sua installazione: Viral Attack

| di Maria Cristina Di Carlo
| Categoria: Arte
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Emanuela Di Paolo, 24 anni, studentessa dell'Università G. D'Annunzio di Pescara, laureanda in architettura. Un'allegra e spensierata ragazza come tante. Ma, a conoscerla meglio, si scopre subito che ha qualcosa in più: un enorme potenziale creativo, un'energia capace di travolgere chiunque si fermi a scambiare con lei anche solo poche parole.

Durante i primi due anni di studi universitari, Emanuela ha lavorato alla stesura di elaborati tecnici e grafici in collaborazione con studi di architettura a Pescara e, con lo studio Unoauno, ha partecipato al concorso per la realizzazione di una rotonda nel comune di Rieti, dove ha conquistato un gratificante primo posto.

A settembre 2012 è partita, con il progetto Erasmus,  per un soggiorno studio di 9 mesi alla Cottbus Brandenburg Univerity of Technology, in Germania. Qui, ha seguito un interessante seminario universitario sullo studio della luce nell'architettura e per la conclusione di quel corso ha elaborato, in collaborazione con Mariantonietta Mongelli, un progetto intitolato Viral Attack, con il quale hanno partecipato ad un concorso indetto dall'università.

Viral Attak, che ha vinto quel concorso ed è stato poi selezionato per partecipare al prestigioso Bauhausfest di Dessau, è un progetto nato per esprimere, con un'installazione, l'idea del cambiamento indotto dalla tecnologia sulla quotidianità.  Cambiamento paragonabile, per portata, a quello che il Bauhaus ha esercitato sulle arti e sull'architettura.

Il Bauhaus fu una scuola tedesca di architettura, arte e disegn. Questa scuola, erede delle avanguardie, rappresentò il punto di riferimento per tutti i movimenti di innovazione nel campo del design e dell'architettura. I suoi insegnamenti esercitano ancora oggi una profonda influenza.
La città di Dessau, che è un vero e proprio laboratorio di Architettura, dal 1996 è Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO.

Il Bauhausfest è un festival per progetti e installazioni sperimentali che giocano tra spazio e luce; un importante luogo di incontro tra studenti, artisti e creativi di tutto il mondo, dove un ruolo fondamentale è giocato dallo spazio urbano. In questo ambiente innovativo e cosmopolita, a settembre 2013, Emanuela ha esposto l'installazione Viral Attack, che ha realizzato insieme agli esperti del Bauhaus di Dessau e numerosi altri creativi provenienti da tutto il mondo.

L'installazione Viral Attack si trova oggi alla Cottbus Brandenburg Univerity of Technology ed è visibile cliccando qui.

L'Intervista

Il messaggio di fondo di Viral Attack è quello del cambiamento indotto dalla tecnologia, puoi spiegare meglio in che cosa consiste?
Il messaggio che abbiamo voluto lanciare è che la tecnologia ci sta invadendo e sta, piano piano, cambiando la visione comune del mondo. L'innovazione tecnologica, nel tempo, genera un cambiamento del Pensiero così come il Bauhaus cambiò il modo di vedere e di pensare l'arte e l'architettura. L'uomo è in evoluzione e in evoluzione sono le sue esigenze, che di conseguenza cambiano.

Con quali materiali avete realizzato Viral Attack?
La maggior parte dei materiali utilizzati sono stati presi dalle discariche, erano materiali di riciclo. Tuttavia, per alcune parti, come per esempio i cavi, abbiamo dovuto necessariamente utilizzare materiali nuovi. Una particolarità è stata certamente la scelta delle lampadine: per ricordare l'origine della luce, abbiamo deciso di impiegare le lampadine con il bulbo classico.

Ho saputo che hai già la valigia pronta per partire nuovamente. È vero?
Sì, penso di partire nuovamente per la fine dell'inverno. Scriverò la tesi di laurea con un docente della Cottbus Brandenburg Univerity of Technology e poi, probabilmente, mi trasferirò a Berlino.

Perché pensi di lasciare l'Italia?
Perché qui si investe poco sui giovani. In Italia, l'architetto affermato tende a considerare un neolaureato in architettura come un peso, un concorrente in più. In Germania, l'architetto affermato considera un neolaureato in architettura come il futuro, una persona sulla quale investire. Penso che sia un fatto culturale.

Hai mai pensato di realizzare qualcosa per San Salvo, la tua città?
Sì. Quando il Centro Studi 'Luigi Pirandello' mi ha chiesto di realizzare insieme un progetto per rispondere al bando di terziarizzazione del Centro Culturale 'Aldo Moro', ho accolto quell'idea con grande entusiasmo. Abbiamo lavorato ad un progetto innovativo e con lo sguardo aperto sull'Europa. Per la parte di mia competenza, ho sviluppato un'idea per migliorare, con pochissime risorse, la comunicazione e l'interazione tra il luogo e l'utente. Un progetto ispirato alle case della cultura nordeuropee e alla biblioteca di Cottbus, realizzata da Herzog e de Meuron. Ma quel progetto non si realizzerà, perché non abbiamo vinto.

Quella è stata la prima volta che hai partecipato ad un bando e non hai vinto. La consideri una sconfitta?
No, non è una sconfitta perché il risultato è stato buono. Anzi, penso che sia un ottimo punto di partenza per migliorare.

Ottimista e propositiva, Emanuela Di Paolo è senza dubbio una talentuosa laureanda sansalvese. Un talento, il suo, riconosciuto sia dall'Università di Pescara, dove ha appena concluso un rapporto di collaborazione, sia dalla Cottbus Brandenburg Univerity of Technology, dove le hanno già offerto un'interessante opportunità che valuterà alla conclusione del suo percorso di studi.

Maria Cristina Di Carlo

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