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Parole d’Arte... il contesto e la prima opera

L’opera di Pasquale Verrusio

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Nella seconda metà del ‘900 la società sansalvese, stravolta dal processo di industrializzazione, era fortemente divisa sul piano culturale. Da un lato c’erano i salvanesi, quelli che avevano fatto la rivolta del bosco Motticce (ma non solo loro), profondamente legati ai valori della tradizione e spesso estranei ai mutamenti sociali ed economici che il nostro piccolo comune agricolo stava vivendo. Dall’altro lato c’erano i forestieri, i nuovi sansalvesi, quelli arrivati con la massiccia ondata migratoria dall’entroterra e dalle regioni limitrofe, pienamente coinvolti nel processo di industrializzazione locale ma ancora estranei ai valori e alle tradizioni salvanesi.

A testimonianza del cambiamento culturale in atto e in attuazione della legge regionale che disciplina le biblioteche (legge regionale n. 22 del 1977) venne costruita ed entrò in funzione, tra il 1979 e il 1980, la prima biblioteca cittadina, il Centro Culturale 'Aldo Moro'. Un bene culturale che, però, rimase in qualche misura estraneo a una parte della popolazione e in alcuni casi addirittura inutilizzato per ragioni ideologiche.

In questo contesto nacque l’esigenza politica di «dover fare qualcosa» sia per ricucire le maglie di una popolazione frammentata e poco coesa sia per rappresentare la stratificazione sociale che si era venuta a delineare, nel corso di pochi decenni, mutando per sempre la storia di San Salvo.

La prima opera d’arte contemporanea, commissionata dal Comune di San Salvo per rispondere a quel duplice scopo, venne realizzata nel 1998, dopo oltre un anno di studio e ricerca su campo, dall’artista Pasquale Verrusio: un pittore realista allievo di Guttuso.
L’opera pittorica, divisa in cinque tele, si trova all’ingresso del Comune di San Salvo ed esprime l’evoluzione dello sviluppo sansalvese in una composizione che ricorda proprio quella stratificazione sociale espressa dal contesto di riferimento.

Alla base dell’opera troviamo la rappresentazione della vita contadina e del lavoro nei campi, immagine dei salvanesi e della tradizionale economia locale, mai abbandonata e ancora oggi fortemente espressiva di un’antica vocazione territoriale.

Nella parte più alta si trova lo strato successivo: le fabbriche, le imponenti costruzioni che hanno trasformato il paesaggio, l’economia, la società. Ad unire fabbriche e campi è visibile un guardrail, simbolo di movimento e di migrazione, per ricordare la strada che il flusso di migranti percorse per trovare migliori condizioni di lavoro e abbracciare una nuova vita, che solo San Salvo in quel momento riuscì ad offrire loro.

In primo piano, un braccio meccanico nell’atto del sollevare un parabrezza. Un’immagine del lavoro svolto nelle ingombranti costruzioni periferiche, ma anche rappresentazione che intenzionalmente evoca un’antenna per farsi simbolo del futuro: di quello che sarebbe venuto e che, al momento della realizzazione dell’opera, era ancora difficile da immaginare nella sua realtà attuale.

Racconto simbolico della storia contemporanea sansalvese, l’opera di Pasquale Verrusio ci ha regalato una fotografia della San Salvo in divenire nella seconda metà del ‘900. Una storia veloce e densa di cambiamenti. Una storia costruita strato su strato fino a comporre l’attuale società. Una storia fatta di contraddizioni e spaccature che l’opera, in qualche misura, ha voluto ricucire e sistemare in una complessa unità evidente espressione di un futuro oggi attuale. 

FOTO DI GIOMIX68

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