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Quadro a tinte fosche per il capitolo lavoro nel territorio tra crisi durissima ed incertezze per la ripresa

L'analisi della Fiom-Cgil provinciale

Redazione
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La Fiom-Cgil traccia un quadro a tinte fosche per il panorama lavorativo nel territorio del Vastese e dell’intera provincia di Chieti, a conclusione di un 2012 durissimo, e lancia l’allarme per un nuovo allarme in vista di un 2013 che di sicuro non si aprirà sotto i migliori auspici. Tutt’altro.

“Il 2012 – viene posto in evidenza in un documento - è stato un anno di profonda crisi e lo testimoniano i 10 milioni di ore autorizzate di cassa integrazione. La segreteria provinciale di Chieti del sindacato delle tute blu della Cgil, quello del comparto industriale più rappresentativo, fa riferimento alla cassa integrazione ordinaria, fruita in tutta la provincia per quasi 5 milioni di ore, a quella straordinaria, autorizzata per oltre 2 milioni di ore e alla cassa in deroga, strumento introdotto in questi ultimi anni, concessa per oltre 3 milioni di ore. A questo dato vanno poi sommate le ore inerenti i contratti di solidarietà, con le quali si superano i 12 milioni nell'anno che sta per chiudersi. Il nostro centro studi – si prosegue nell’analisi - prevede un ulteriore peggioramento della situazione con la chiusura di decine di aziende che non ce la fanno più e che l'anno prossimo getteranno la spugna”.


Dice Davide Labbrozzi, segretario provinciale della Fiom-Cgil di Chieti: “Il nostro invito ad aprire un tavolo di emergenza provinciale, rivolto alle altre organizzazioni sindacali, alle imprese ed alle istituzioni, continua a non trovare riscontro”. Per questo non mancano amarezza e critiche. “Le altre organizzazioni sindacali hanno ormai come obiettivo prevalente ed evidente buttar fuori la Fiom dalle fabbriche. Recenti sono le richieste rivolte alle aziende di non concedere alla Fiom gli strumenti di agibilità sindacale. Le imprese, dal canto loro, continuano a navigare con i remi tirati in barca aspettando che il vento soffi nella giusta direzione. Molte, poi, sfruttano la crisi per togliere i diritti a chi lavora e non mostrano lungimiranza industriale. Spesso mancano progetti veri ed investimenti intelligenti. Infine la politica dei partiti, che fa ormai semplicemente proclami e chiacchiere e discute di aria fritta, mentre il territorio muore”.

Senza un cambiamento di rotta per il prossimo futuro la Fiom vede nero e lancia l’allarme. “Nel 2013 nel nostro territorio saranno gettate definitivamente le basi per demolire in maniera irreversibile il tessuto industriale più importante del meridione italiano. E nessuno si preoccupa di questo. La Fiom però non resterà a guardare e combatterà duramente tutti coloro che pensano di difendere soltanto gli interessi di nicchia”.

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