Abruzzo: 14 Bandiere Blu e le peggiori acque balneari d'Italia

Ieri il ministro Lorenzin ha presentato il rapporto sullo stato dei mari italiani

| di a cura della redazione
| Categoria: Attualità
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L'Abruzzo: 14 Bandiere Blu, ma anche la peggiore qualità delle proprie acque balneari in Italia.
La situazione paradossale - a naso -  emerge dallo dal rapporto presentato dal ministero della Salute Beatrice Lorenzin e che conferisce alla regione gli 'onori della cronaca' di cui si sarebbe fatto volentieri a meno.

Per il Wwf lo sconfortante scenario è il risultato della cattiva gestione del settore delle acque e del territorio. Nel Vastese un esempio si è avuto qualche tempo fa con la vicenda del Trigno (non ancora terminata): acque paragonabili a una fogna che confluiscono in mare. Tra le cause alla base del cattivo stato dei fiumi la perenne assenza di depuratori e il malfunzionamento di quelli esistenti.

Augusto De Sanctis, referente acque del Wwf regionale, ha le idee chiare sulla responsabilità: «L'Abruzzo del turismo balneare si presenta con questi dati sconfortanti sul palcoscenico nazionale, frutto di una gestione scriteriata del territorio e dell'incredibile situazione dei fondi connessi alla gestione delle acque. Moltissimi depuratori sono abbandonati o malfunzionanti; gli investimenti non sono stati fatti e nonostante ciò le aziende che gestiscono la depurazione hanno centinaia di milioni di euro di debiti. In questo contesto, che penalizza fortemente l'economia, le strutture regionali e in particolare l'assessorato ai Lavori Pubblici e il Comitato VIA, hanno varato, tra le contestazioni dei soli ambientalisti e di due comuni, Fossacesia e Farindola, un Piano di Tutela delle Acque che rimanda addirittura al 2027 il risanamento di molti fiumi, per i quali le normative europee prevederebbero invece il raggiungimento dello stato "buono" delle loro acque entro il 2015. A parte le ovvie considerazioni sulla situazione ambientale che pare interessare solo gli ambientalisti, i balneatori e gli albergatori sanno che la Regione ha chiesto decine di deroghe rispetto agli obiettivi di qualità comunitari? Sanno che sono stati privilegiati gli interessi dei concessionari per l'idroelettrico rispetto al loro comparto? In tale disastro, oltre a stigmatizzare l'atteggiamento dilatorio di chi è preposto a far rispettare le norme sulla qualità dell'ambiente, è sconfortante pensare che si destinano oltre 500 milioni di euro alla realizzazione della famigerata e inutile strada pedemontana Abruzzo-Marche e alla depurazione 1/10 di queste risorse. Ora il Piano di Tutela delle Acque, adottato nel 2010, dovrebbe essere approvato dal Consiglio Regionale. In quella sede è urgente apportare profonde modifiche per cambiare strada seriamente».

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