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Gennaro Luciano, il 'Cantiere 2017' per riconquistare la città

L'intervista al segretario del Pd

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Inauguriamo oggi un appuntamento fisso di sansalvo.net. Ogni settimana cercheremo di conoscere meglio alcuni interlocutori politici della realtà sansalvese. Lo faremo intervistando soprattutto (ma non solo) quegli esponenti che da poco si stanno affacciando sulla scena della città, lavorando in sordina e non sempre sotto le 'luci della ribalta'.

Per la prima puntata abbiamo incontrato il segretario del Partito Democratico di San Salvo, Gennaro Luciano; candidato per la prima volta alle Amministrative 2012 nella lista Pd, ha riportato 98 preferenze.
La sua storia è comune a centinaia di giovani cresciuti qui da genitori trasferitisi per lavoro (la mamma calabrese di Cariati, Cs, e il padre pugliese di Apricena, Fg) negli anni d’oro delle fabbriche locali che con il tempo hanno trasformato la piccola San Salvo nella città odierna.

Dopo gli studi superiori (Istituto tecnico per geometri di Vasto), si è laureato in Ingegneria all’Aquila nel 2006. Rapporto destinato a consolidarsi nel tempo quello con il capoluogo abruzzese: Luciano ha continuato gli studi prima con un assegno di ricerca e diventando cultore della materia Strade, ferrovie e aeroporti, poi con il dottorato conseguito nell’aprile di quest’anno. Oggi è assistente nell’insegnamento di Strade, ferrovie e aeroporti e torna all’Aquila almeno due volte alla settimana, impegno che coniuga con il suo lavoro principale nello studio Newark Engineering Srl, di cui è socio.

Sebbene interessato alla politica, il suo rapporto con essa inizia tardi.
«Non ho mai avuto tessere di partito – racconta – ma mi sono iscritto al Partito Democratico solo quando è nato, nel 2007, dopo le prime primarie. Non ho un’ideologia di base, come altri esponenti del partito, sono molto moderato».
Un retroscena: «Ho votato sempre per il centrosinistra, tranne una volta. A 18 anni votai per Forza Italia per protesta. Apprezzavo molto Prodi, quando fecero cadere suo il governo, rimasi deluso e votai per protesta contro D’Alema».

Dopo circa due anni dal suo ingresso nella politica attiva della città, Luciano si trova nel mezzo del congresso che portò a Vania Perrucci alla segreteria cittadina.
«Fu un risultato significativo, l’altro candidato (Tony Mariotti) era appoggiato dall’amministrazione in carica con Marchese, Di Stefano ecc.»

Può questo risultato il primo segnale della divisione del centrosinistra?
«C’erano personalismi eccessivi. Oggi in realtà il centrosinistra sansalvese non è spaccato, ma soffre ancora dei personalismi. L’impegno deve essere a 8 anni e io già ne ho fatto uno. Se fra 8 anni non mi trovo in una tappa successiva del percorso di crescita, lascio. Non si può fare il consigliere o il sindaco per 20 anni. Se non c’è una crescita – sindaco, Provincia, Regione – bisogna capire i propri limiti e farsi da parte. Marchese cacciò gli assessori senza parlarne con il partito. Agendo diversamente, oggi sarebbe consigliere regionale con oltre 5mila voti.

Ci sono ancora temi comuni da portare avanti con tutto il centrosinistra?
«Pd, IdV, Sel, Psi e Pd sono diversi mesi che comunicano, stiamo pensando a un tavolo di consultazione permanente. Ho contattato anche SanSalvoDemocratica, aspetto ancora una risposta. Il tema principale è uno: riprenderci l’amministrazione comunale. Quando sono diventato segretario ho lanciato l’idea Cantiere 2017, bene, questo cantiere ora è partito».

Come vedi questi due anni di amministrazione Magnacca?
«Per un giudizio mi pongo alcune domande. Nell’elenco sventolato delle opere pubbliche, ad esempio, ce n'è qualcuna portata a termine? Le opere sono i marciapiedi di via Grasceta? Silvio Paolucci e Luciano D’Alfonso hanno inserito San Salvo, con delibera di giunta regionale, tra le aree di crisi creando un canale privilegiato con Roma. Il Comune ha contattato le imprese spiegando loro che c’è la possibilità di finanziamenti? A me non risulta. Gli sprechi: per fare un esempio, quanti dipendenti ha l’ufficio manutenzione? Quanti di loro sono sulla strada? Implementiamo al massimo l’efficienza. A parte Chiacchia, gli assessori si vedono poco in giro e la città è sporca. Un mezzo della Sapi deve essere tutti i giorni in giro per fare l’indifferenziato e nelle zone difficili bisognerebbe far girare i vigili. Il bilancio è questo: ci sono stati due anni di filiera di centrodestra Regione-Provincia-Comune, a San Salvo è stato fatto zero».

Un tema particolarmente sentito in questo momento è la questione immigrazione. Il Pd non ha avuto una presa di posizione.
«Se fossi intervenuto avrei lucrato. A San Salvo, soprattutto in questo momento storico, l’importante è parlare poco, ma non per nascondere le cose. È ovvio che la posizione del Pd è quella storica: quella dell’accoglienza e della legalità. Basti ricordare che nel Pd c’è Arnaldo Mariotti, colui che di fatto ha gestito la prima emergenza a San Salvo, quella dei profughi albanesi negli anni Novanta».

Il Pd di San Salvo ha una ricetta contro la disaffezione nei confronti della politica?
In quest’anno ho avvicinato tanti ragazzi. Ci hanno anche dato una mano, ma coinvolgerli nel partito è molto difficile, nonostante la spinta di Renzi. Come possiamo avvicinare le persone? Lavorando e incontrandole su temi specifici e facendo rete. La segreteria di San Salvo non è niente se non è in rete con quella di Vasto e degli altri comuni del Vastese. Oggi abbiamo circa 200 tesserati, nel 2008 il Pd ne aveva 363. Non era facile mantenere un numero simile».

San Salvo è fuori dalle candidature del centrosinistra per la Provincia...
«Il Sangro è l’unico territorio senza rappresentanti del Pd, quindi è giusto che abbia il presidente della Provincia. Il Vastese ha un onorevole, mentre nella parte alta del Chietino ci sono Paolucci e Legnini. Al Vastese spettano al massimo 2 rappresentanti. Non sarebbero potuti essere di San Salvo, dove non abbiamo neanche la maggioranza al Comune».

Qual è il rapporto con San Salvo Adesso?
«È una minoranza all’interno del Pd di San Salvo. Sarebbe preferibile il dibattito interno perché non bisogna solo apparire uniti, ma esserlo. Io sono contento che ci sia la componente di San Salvo Adesso, è un pungolo, ma preferirei essere pungolato dentro il partito».

Antonio Boschetti e Arnaldo Mariotti tirano ancora le fila del Pd o è una leggenda metropolitana?
«Sono amici a prescindere dalla politica, ma non mi hanno mai condizionato, questo deve essere chiaro. Ho stilato ad esempio la lista del direttivo non ricevendo nessuna indicazione. Per assurdo, mi condiziona più SanSalvoAdesso portandomi a replicare con cose che non scriverei».

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