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Come possono reagire corpo e mente dopo le ferie

Lo chiediamo ad un'esperta

| di Michele Marchese
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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L’inizio del mese di ottobre da sempre indica una sorta di passaggio all’interno dell’anno. Un passaggio che va da un periodo in cui si è più rilassati – quale può essere quello relativo alle ferie – ad un periodo di ripresa delle normali attività lavorative e di studio. Il corpo umano in questo frangente come si comporta? Lo chiediamo ad una esperta, la dottoressa Carmela Pelusi, psicoterapeuta, attualmente libero-professionista, con alle spalle 30 anni di attività presso varie strutture pubbliche e private.

Dottoressa Pelusi, siamo nel periodo dell’anno in cui vengono riprese la maggior parte delle attività - lavorative e scolastiche in primis - dopo la pausa estiva: come reagisce il corpo e la mente a questo stress?
Come il giorno e la notte, la scansione tra ritmi lavorativi e pause di riposo si susseguono naturalmente ma nel nostro periodo storico stravolto dalla crisi economica e dalla recessione, pare già una grande fortuna potersi stressare lievemente per la naturale alternanza tra lavoro e meritato riposo. Direi che ci si debba preoccupare se, a questa naturale alternanza, il corpo e la mente reagiscano in maniera esagerata, sintomatica e protratta nel tempo, dato che una persona è molto più di ciò che ci è permesso di vedere attraverso i suoi comportamenti. Ci sono dei segnali che ci aiutano: l’ansia è uno di questi. Le persone ansiose sono sempre consapevoli della loro ansia, che si esprime perlopiù in uno stato di allerta. Vuol dire che qualcosa viene sentito come pericoloso per la propria persona sia in senso fisico che psichico; i loro tentativi di difesa però, non riescono a tenere a bada  l’apprensività e spesso non hanno idea di cosa li spaventi. L’intensità in cui si esprime l’ansia è data dall’importanza che viene data agli eventi e può variare da persona a persona: uno stesso evento può produrre uno stato di gestibile inquietudine, oppure, diventare emotivamente insostenibile, fortemente disturbante nello svolgimento delle attività quotidiane fino al terrore di un disastro imminente.

I sintomi più comuni quali sono?
La sintomatologia è diversa per le diverse fasce d’età della crescita, a differenza dell’adulto che implica una struttura più matura di personalità. Difficoltà transitorie sono infatti comuni durante l’infanzia o in alcuni momenti critici dello sviluppo e non costituiscono necessariamente un disturbo; il rischio valutativo però, potrebbe essere quello di una eccessiva semplificazione o complicazione paralizzante.
Sintetizzando i disturbi più frequenti possono riguardare la sfera del sonno (frequenti risvegli, incubi, paure) o il rifiuto di andare a scuola, difficoltà a separarsi dalla madre, pianto frequente, irritabilità, agitazione motoria, apatia o rallentamento motorio; la sfera corporea e somatica (vomito, mal di pancia, mal di testa, asma ,dermatiti ) o disturbi alimentari. Pensieri e fantasie sono espressione degli stati affettivi e le emozioni intense possono sopraffare la capacità di comprensione dei bambini.
Fondamentali sono le figure di accudimento. I genitori possono reagire a questi cambiamenti in modi differenti che spesso riflettono le loro esperienze evolutive: alcuni genitori possono incoraggiare l’autonomia del bambino, altri si sentono a disagio e diventano iperprotettivi; è importante quindi per l’esperto, individuare quando un problema diventa un disturbo, e, dato che il bambino dipende dai suoi genitori, per loro, saper cogliere i segnali (rivolgendosi a professionalità giuste) può fare la differenza nel futuro, tra salute, disadattamento o malattia dei propri figli.

Ci sono differenze di sintomi tra studenti e lavoratori? Quali rimedi consiglia?
Indipendentemente dalle categorie professionali e dall’età, si evidenzia una sintomatologia generale, che passa sempre più attraverso il corpo e poco per la mente.  Va dall’ansia alle dipendenze, agli attacchi di panico e trova nell’agire una scarica immediata senza mediazione simbolica. La mia esperienza clinica terapeutica, raccoglie testimonianze di insegnanti e genitori, i quali lamentano una crescente irrequietezza dei ragazzi ed un allontanamento dagli interessi scolastici. E’ utile non abbassare la guardia e sintonizzarsi sui “campanelli d’allarme sintomatologici” per imparare ad  “aver cura di sé “ e dato che il corpo umano è “abitato” dal linguaggio, per questo non è riducibile al solo organico. La collaborazione tra professionalità diverse, la consapevolezza che non tutto è risolvibile attraverso il farmaco, la distinzione tra ciò che educa (scuola, sport, tempo libero)e ciò che cura ( sostegno psicologico, psicoterapia) può fare la differenza per migliorare la qualità della vita.

Michele Marchese

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