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Genocidio delle foibe: un convegno per informare i giovani

Il giorno del ricordo nelle parole di Antonio Fares

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Nella tarda mattinata di oggi, giovedì 12 febbraio, presso l’aula magna dell’ITC Mattioli si è svolto un convegno riguardante l’eccidio subito dagli italiani nelle foibe. Prendendo in considerazione un periodo piuttosto ampio il prof. Antonio Fares ha esposto agli studenti intervenuti le cause e le brutalità subite dai nostri connazionali.

Il convegno è stato aperto dal moderatore Marco Di Michele Marisi, membro del Comitato 10 febbraio, che dopo una breve introduzione utilizzata soprattutto per esporre l’assordante silenzio del governo italiano a proposito di questa pulizia etnica, rotto, solo nel 2004, in seguito alla promulgazione di una legge specifica riguardante questi avvenimenti.
È seguito l’intervento del sindaco Tiziana Magnacca che, citando la studentessa Norma Cassetto, è stata in grado di rendere pienamente l’idea dei patimenti e delle torture messe in atto sotto il controllo del dittatore Tito. ‘Si è trattata dunque di violenza gratuita e ingiustificata nei confronti della popolazione civile’, ha continuato il sindaco che ha rincarato la dose facendo notare che, nel corso degli anni, non sono mancati episodi di negazionismo anch’essi ingiustificabili. L’intervento del primo cittadino si è concluso con i ringraziamenti a tutti coloro che hanno preso parte al convegno.

La manifestazione si è così avviata verso il proprio fulcro con l’intervento dello storico Antonio Fares il quale ha cominciato con il citare le date fondamentali caratterizzanti questo periodo volutamente dimenticato della storia italiana. A livello cronologico ci si trova ancora durante lo svolgimento del secondo conflitto mondiale e, sul fronte jugoslavo, l’Italia è intenta a gestire la questione dalmatica e fiulana. Già a partire dalle prime ‘invasioni’ l’intento vero e proprio delle squadre di Tito appare evidente: giustiziare tutti i cittadini italiani senza pietà. Quello che colpisce – ha spiegato Fares – è la premeditazione di queste azioni visto che si è cercato prima di eliminare ogni qualsivoglia presidio di sicurezza e solo in seguito si è attaccata direttamente la popolazione civile. Tuttavia il Giorno del ricordo ricorre il 10 febbraio perché in quella stessa data del 1947 furono siglati i trattati di pace e l’Italia, ancora una volta, non ha avuto la forza di imporsi. Proseguendo si è dato un occhio anche alle cifre: si parla, infatti, di circa 20.000 italiani giustiziati nella zona dell’Istria. Tuttavia di questi ‘solo’ 15.000 furono gettati nelle foibe – cavità naturali dovute al terreno carsico – immobilizzati con filo di ferro e legati a coppie. I particolari delle esecuzioni sono agghiaccianti e confermano quanto fosse premeditata tutta quella brutalità. Infatti i ‘prigionieri’ venivano legati a coppie ma solo uno dei due veniva ucciso subito mentre il compagno era destinato a precipitare nel vuoto. Una volta eliminati tutti condannati, gli slavi avevano anche l’abitudine di gettare nella fossa,delle bombe a mano per esser sicuri che non ci fossero sopravvissuti. In altre zone non erano possibili questa pratica, pertanto nella Dalmazia vennero affogati circa 2.000 italiani mentre nei dintorni di Gorizia vennero istituiti gli autobus della morte utilizzati per trasportare gli italiani nei campi di sterminio.
Un unico punto resta comunque fermo in tutto questo discorso: le atrocità non si limitarono al periodo del conflitto mondiale ma, al contrario, si protrassero fino al 1957. Si è andato creando, così, un numero elevatissimo di esuli costretti a fuggire dalle milizie di Tito. Infine quello che più colpisce è, da un lato, la bestialità pura messa in atto mentre, dall’altro, il silenzio delle autorità e dei governi fino ai giorni nostri. Il convegno ha previsto poi la proiezione di un breve documentario dal titolo 'Foibe: martiri dimenticati'.

Al termine del documentario il prof. Fares ha ascoltato e risposto alle domande dei ragazzi intervenuti ribadendo che agli italiani manca comunque la coscienza di essere tali.
La manifestazione si è, infine conclusa presso il monumento ai caduti dove è stata deposta una corona di fiori in onore di tutte le vittime dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia.

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