La Corte dei Conti chiede lo scioglimento del Consiglio Regionale

Reiterati comportamenti omissivi dei bilanci alla base della sentenza

| di Antonia Schiavarelli
| Categoria: Attualità
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Il 20 luglio scorso viene pubblicata una sentenza della Corte dei Conti dell'Aquila, istituita agli albori dello Stato unitario perchè vigilasse sulle amministrazioni dello Stato, così da prevenire ed impedire sperperi e cattive gestioni, denuncia comportamenti omissivi da parte della Regione Abruzzo.

Le conseguenze immediate potrebbero essere, innanzitutto la richiesta di provvedere alle "mancanze", in mancanza di tale provvedimento, potrebbero essere bloccati in maniera tutelativa i trasferimenti statali, con la conseguente richiesta di scioglimento del Consiglio Regionale e commissariamento della Regione.

Enormi i danni conseguenti su tutti gli Enti pubblici, compresi i comuni, che da finanziamenti regionali traggono una delle fonti primarie di finanziamento di opere pubbliche.

Di seguito alcuni stralci della sentenza, in allegato la versione integrale.

“Sebbene più di una volta sollecitata, con deliberazioni inviate anche alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e al Ministero  dell’Economia e delle Finanze, ai sensi del comma 8, dell'articolo 1, del decreto legge citato, la Regione Abruzzo non risulta procedere al riallineamento dei conti.

Questa Sezione regionale di controllo, peraltro, per agevolare la strada del percorso di rientro dai disallineamenti, ha attivato con tempestività gli adempimenti propedeutici alla parifica. L'Amministrazione regionale ha, tuttavia, reiterato atteggiamenti omissivi.

Tali atteggiamenti reiterati, in palese contrasto con la normativa ricordata, isolano la Regione Abruzzo nel contesto delle Regioni italiane, dovendosi ritenere la sua gestione condotta in regime di fatto, con totale astrazione dalla realtà effettiva del bilancio e delle risorse finanziarie di cui il medesimo può disporre.

La 'reiterata e pervicace" violazione dei principi volti al coordinamento della finanza pubblica costituisce - secondo la Corte costituzionale (vedi per tutte la sentenza n. 21912013) - di per sè un'ipotesi di violazione di cui all'articolo 126 della Costituzione, poiché la Regione, in tale ipotesi, si sottrae a misure destinate ad operare sull'intero territorio nazionale, e viene meno agli obblighi solidaristici che gravano su tutti i soggetti componenti la Repubblica.

La valutazione in merito alla gravita di tali violazioni e, in ogni caso, rimessa al Governo e al Presidente della Repubblica, secondo lo schema dell'articolo 126 della Costituzione e delle sentenze della Corte costituzionale.

Occorre, ad avviso della Sezione, un deciso rientro nei canoni comportamentali in materia di contabilità pubblica, che sembrano essere stati trascurati per troppo tempo”.

Antonia Schiavarelli

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