Quando nel centro manca la scuola

Attività commerciali in sofferenza, centro cittadino svuotato

| di Antonia Schiavarelli
| Categoria: Attualità
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Nel momento in cui si decise di spostare le 25 classi della scuola media con i suoi 600 alunni, si è pensato a tutto, ai nuovi locali che avrebbero dovuto occupare i nostri ragazzi, ai mezzi che li avrebbero dovuti portare, alla gestione del traffico. Non si è pensato però a quelle attività che intorno alla Salvo D’Acquisto hanno costruito la loro economia.

L'attività di Rosa e Costantino della “Casa del formaggio”, che vendevano a solo un euro, un panino fresco e ben condito ai nostri ragazzi, il panificio Granatello,  con le sue pizze croccanti e i soffici maritozzi, la cartolibreria Fabrizio con il sorriso aperto ed accogliente di Tonino, e la scommessa di due giovani ragazze, che rilevata un’attività quarantennale hanno aperto una nuova cartolibreria Post it, proprio nell’anno in cui la scuola chiudeva, i bar del primo caffè della mattina con Erica e Luciana, per genitori e professori di passaggio.

Tante storie che gravitavano intorno ad una scuola, una microeconomia che si regge intorno ad essa.  Via Roma, il centro storico vivono grazie a queste realtà, composte di bambini, ragazzi, mamme, che percorrono quelle strade per portare i loro ragazzi a scuola, per parlare con i professori, portare il libro o il quaderno dimenticato a casa per la fretta.

Un centro cittadino è composto dalla chiesa, dal municipio, dalla scuola, è intorno ad essi che il centro vive, togli anche uno solo di questi elementi e il centro muore.

Nessuno nega alla nostra città la possibilità di avere una scuola “nuova”, di avere una sicurezza maggiore per i nostri figli, ma vorremmo anche che le attività, che fanno parte integrante della nostra comunità, i panifici, l’alimentare di vicinato, la cartolibreria, i  bar, continuino a rimanere nelle abitudini delle nostre famiglie.

Un anno, il tempo necessario  alla ristrutturazione delle scuole medie, per attività così piccole può essere pesantissimo, senza gli incassi di un’intera popolazione studentesca.

Sarebbe auspicabile dunque, per quanto possibile, continuare ad avere quelle abitudini che ci portavano ad augurare il buongiorno a Sonia, a Rosa e Costantino, a Tonino, a Betty e Sheila, ad Erica e Luciana, perché noi ne riceveremo in risposta un saluto ed un servizio, loro il motivo di continuare a stare aperti fino al prossimo anno, quando i nostri ragazzi torneranno ad affollare via Roma e via Istonia, tornando a celebrare il ruolo che spetta al centro cittadino, di luogo di incontro e di socializzazione.

 

Antonia Schiavarelli

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