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Volontariato in carcere, un’occasione per essere utili agli altri

Una finestra sul carcere (la poesia di un papà)

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Il carcere nell’immaginario di chi non ha mai avuto a che fare con questa realtà appare come un mondo sconosciuto e lontano. Basta entrarvi anche una sola volta per rendersi conto del fatto che questi sono luoghi di sofferenza per diversi aspetti e dove allo stesso tempo può sovrabbondare una grande umanità.

La dottoressa Maria Giuseppina Rossi, il funzionario giuridico-pedagogico della Casa Circondariale di Vasto, in questa intervista ci avvicina a questo mondo sconosciuto.

Qual è il suo ruolo e da quanto tempo lavora alla casa circondariale?

Svolgo le mansioni di Funzionario giuridico-pedagogico – quello che sino a qualche anno fa si chiamava educatore -  e lavoro presso l’Istituto penale di Vasto da circa 10 anni. In precedenza ho lavorato, sempre come Educatore, nell’ambito della Giustizia Minorile, da ultimo presso l’Ufficio di Servizio Sociale Minorenni di Pescara  e prima ancora presso il Centro di Prima Accoglienza-Comunità per Minori di Taranto, mia prima sede di servizio.

Qual è la realtà del carcere di Vasto?

L’Istituto di Vasto è attualmente  una Casa di lavoro  con annessa Sezione  Circondariale: ospita, pertanto, soprattutto internati, ossia  soggetti che hanno  già scontato pene detentive più o meno lunghe e  sono ora sottoposti alla misura di sicurezza della casa di lavoro. Presupposto per l’applicazione di questa misura, così come delle altre misure di  sicurezza, in particolare quelle detentive,  è il giudizio di pericolosità sociale, cui possono concorrere  situazioni di patologia (tossico o alcol dipendenza, problematiche psicologiche o psichiatriche), numero/gravità  dei precedenti penali o, non di rado, l’assenza di risorse alloggiative e/o di validi riferimenti affettivi nel territorio di residenza. In un distinto immobile, l’Istituto ospita anche  detenuti, ossia soggetti che scontano una pena detentiva  o sono sottoposti a custodia cautelare nell’ambito di un procedimento penale non ancora definito.

Quali difficoltà incontra nel suo lavoro?

Rispetto alla tipologia dei distretti con cui ho lavorato in precedenza (minori, detenuti adulti), gli internati rappresentano sicuramente un’utenza più problematica: l’età media è più alta (40 – 50 anni). In molti casi, lunghe e penetranti esperienze di istituzionalizzazione  hanno determinato situazioni di   marginalità sociale difficili da scardinare, e questo   sia nella prospettiva degli operatori penitenziari che nella stessa visione degli interessati, che faticano ad immaginare  una vita diversa da quella che hanno sperimentato in precedenza.

Come si può essere utili a queste persone? Se qualcuno vuole venire a fare volontariato in carcere cosa deve fare? ci sono delle associazioni a cui appoggiarsi eventualmente?

La partecipazione della Comunità esterna e della società civile all’azione rieducativa è prevista e sostenuta dalla normativa penitenziaria.  Chi lo desidera può inviare una lettera  al Direttore, nella quale fornisce i propri dati  anagrafici,  le motivazioni che sottendono  alla scelta di svolgere attività di volontariato in carcere e il settore in cui essa potrebbe concretizzarsi (es. musica, cineforum, etc.). Si verrà poi contattati da un operatore e si potrà concordare un incontro diretto. Il volontariato in carcere è possibile sia per i singoli sia per le associazioni.

 

Tra gli ospiti della casa circondariale di Vasto ci sono tantissimi papà, uno di questi (Morgese Mario) ci ha regalato questa bellissima poesia.

 

Nu figl (Un figlio)

Quand’ nasci nu figl, cagn’ ogn cos. (Quando ti nasce un figlio, cambia ogni cosa).

Ti sient important! (ti senti importante)

Ti riegn na cas (ti riempie una casa)

Non sient a fatic e cient nuttat (Non senti la fatica di cento notti in bianco)

o’nennil c’chiagn e picchè ta chiamat (per il bambino che piange e perchè ti ha chiamato)

S’aspett a fatin po’ prim dentin (Si aspetta la fatina per il primo dentino).

E’ c gioj quand’o’ vir e parl e cammin (E che gioia nel vederlo, parlare e camminare).

Fa part e’ te, tè ssient ngoll’ a’ pell (Fa parte di te, lo senti carne tua)

E p’te stu criatur e cchiu bell e na stell (e per te questa creatura è più bella di una stella)

A carezz e nù figl a na cosa special (La carezza di un figlio e una cosa speciale)

E comm na magij cancell ogn mal (e come una magia cancella ogni male)

Nun è important (Non è importante)

Si è biond, si è brun, (se è biondo o bruno)

si a coccard è azzur, oppur si è ros (se è maschio o femmina)

E’ nat nu figl (E’ nato un figlio)

C’a ‘cchiu important e ogn cos. (Questo è la cosa più importante).

 

(Poesia di Morgese Mario)

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