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Moscufo 1944: ricordi di guerra

I racconti di Nicolina Cilli

| di Nicolina Cilli
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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3/4 novembre 1943. “Due prigionieri tedeschi, catturati in San Salvo [lungo corso Garibaldi] vengono fatti salire su un autocarro e portati via per l’interrogatorio” (da G. Artese, La guerra in Abruzzo e Molise 1943-44, vol. I, per gentile concessione dell’Imperial War Museum - London).

Gli anni di guerra! Voglio ricordarli con piccoli episodi vissuti di persona, con gli occhi della gioventù senza giudicare o mentire su ogni cosa. 

La guerra dovrebbe essere combattuta dai capi! E non dai soldati e civili che con la guerra non avevano nulla a che fare. 

Ai tempi della mia gioventù, la patria si amava e si rispettava. Quando la patria so trovò compromessa in una guerra improvvisa e non voluta, senza armi e impreparata all’odio, tutti i cittadini donarono alla patria oro, rame e ferro. Io donai una catenina d’oro della prima comunione; tutte le mamme la fede nuziale e le pentole e i tegami di rame sostituendole con quelle di terracotta. 

Ma ciò che non riesco ancora oggi a cancellare dai ricordi è la falsa propaganda sulla guerra e la disperazione dei soldati in ritirata ed ancora di più l spavalderia delle forze alleate. 
Arrivarono a Moscufo dopo giorni di continuo bombardare sul piccolo fiume “Moro” di Ortona e noi dall’altra parte aspettavamo trepitando l’arrivo degli inglesi liberatori. Arrivarono trionfanti e con mezzi bellici eccellenti, e con la presunzione di essere i nostri alleati liberatori. 

I soliti ruffiani che fino al giorno prima erano amici e collaboratori dei tedeschi, furono i primi ad entrare in paese sventolando la bandiera italiana ed americana. Noi moscufesi non facemmo festa ai liberatori. Avevamo ancora negli occhi la scena dell’esercito in ritirata. 

Arrivarono i nostri soldati insieme agli inglesi canadesi americani e marocchini, incominciarono a distribuire cioccolata, sigarette, carne in scatola con la superiorità dei vincitori. 

Noi in famiglia non abbiamo sofferto la fame ma gli sfollati che venivano dalla zona di guerra, si avvicinavano al campo della sussistenza inglese per avere un po’ di minestra che avanzava dagli avanzi dati prima ai magnifici cani di razza. 


 

Nicolina Cilli

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