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La vita ha trionfato. È Pasqua!

Commento al vangelo di Pasqua

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È la festa più cristiana, la più importante per noi, ma anche per tutti quelli che amano la vita, sì, per chiunque, la ama appassionatamente. Quando si festeggia la Risurrezione di Gesù, si fa certo una festa per Lui. Si è innanzitutto contenti perché quel fatto che Lo riguarda direttamente, dal sepolcro continua a diffondersi: la morte non ha più potere. Siamo dunque contenti per Lui, il più amabile tra i nati di donna ma con Lui siamo contenti e si fa festa per noi, la nostra vita e quella dei nostri cari.

Soprattutto per coloro i quali non vorrebbero mai vedere finire la festa perché quella sua personale risurrezione è come un segnale nella notte. È come un motivo di conferma per la nostra speranza feroce e affamata di vita. La morte non ha più potere. Oggi non si festeggia un’idea. Non festeggiamo una bella idea, nemmeno una bella idea su Dio. Oggi festeggiamo un uomo, corpo e personalità, legamenti e cuore, mente e sguardo, che dalla morte è tornato alla vita.

Oggi si fa festa perché Dio ha fatto quello che speravamo facesse. Ha fatto il suo dovere di Dio, se è consentito dirlo. Ha fatto quello che tutti desiderano davvero, se si ami la vita più delle proprie idee o delle proprie medesime convinzioni: un uomo, un uomo concretamente è sfuggito alla custodia della morte. È successo un fatto, non si è ripetuta una malinconica aspirazione.

E questo fatto ci induce a considerare che la morte non sia l’ultima parola su di noi, sulle piccole teste dei nostri bambini, sullo sguardo che ci colpisce dello sconosciuto, o su quello che implora giustizia sperduta o catturata. Oggi non si festeggia la naturale aspirazione degli uomini a che la vita riprenda, come un ciclo stagionale che segue l’altro, come una primavera dopo l’inverno. Non si festeggia un’aspirazione, si compie. Oggi si dice a tutti gli uomini: “Perché cercate tra i morti, Colui che è vivo?” (Lc 24,5). Lo dicono innanzitutto le donne che corse al sepolcro lo trovano vuoto.

E non si perdono in chiacchiere. Potevano farlo! Questa volta, però, non devono, non hanno da fare chiacchiere, devono annunciare (cfr Lc 24,9). Alle donne è affidato sì il primo, il bellissimo compito di dare la vita, ma anche di annunciare la risurrezione. Oggi si fa festa. L’unica festa che non si fa per “dimenticare” la morte, ma per annunciare che tra le sue fila, tra i suoi immensi schieramenti si è incuneata “Uno” che noi chiamiamo, il Signore. E la sua vittoria è certa. È risorto!

Siamo già nella “nuova creazione”, una grande “alba”, anche se per Maria Maddalena “era ancora buio” (Gv 20,1), perché credeva che la morte avesse trionfato e cercava il corpo di Gesù. “Hanno portato via il Signore” (Gv 20,2). Non capisce ancora che la nuova vita e la nuova storia non sono più nel sepolcro. Ma “l’altro discepolo vide e credette” (Gv 20,8).

La vita ha trionfato. È Pasqua! Con il Risorto intraprendiamo il cammino della vita: lasciamo la morte delle parole meschine ed entriamo nella generosità. Abbandoniamo la menzogna per passare alla chiarezza delle parole sincere e autentiche. Dimentichiamo gli attacchi e gli screzi e tendiamo la mano per chiedere perdono. Lasciamo la tristezza del male e del peccato per passare alla gioia della bontà. Con il Signore, Risorto, avanziamo lungo il sentiero della Pasqua, il cammino della vita.

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