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Barbara Ialacci Pfeifer sulle tracce degli avi, tra Vasto e San Salvo

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Vogliamo raccontarvi la storia dell’americana Barbara Ialacci Pfeifer, residente nello stato di Washington, che da anni,  con impegno e forte determinazione,  è alla ricerca della sue radici abruzzesi.

Il cognome “Ialacci” è tipico di Vasto. E Barbara con pazienza ha chiesto documenti e fedelmente ricostruito l’albero genealogico dei suoi antenati . Ma su un triste episodio non riusciva a trovare notizie: un incendio avvenuto il 21 novembre 1870 a Vasto in strada Stanziani (l’odierna via Buonconsiglio) che aveva distrutto la famiglia del suo trisavolo Domenico Ialacci. Si salvò lui, assieme ai tre figli più grandicelli,  lanciandosi dalla finestra. Nel fuoco persero la vita sua moglie, tre anime innocenti (di 6 anni, 4 anni, 6 mesi), sua madre ultrasettantenne.

Barbara ha scritto a NoiVastesi per chiedere se esistevano giornali dell’epoca che parlavano dell’episodio. Ma la ricerca è stata vana. Abbiamo chiesto all’Archivio Storico Comunale. Qui siamo stati fortunati: grazie all’ottima catalogazione delle delibere comunali dal 1861 al 1961, lavoro fatto con impegno dalla responsabile Renata D’Ardes, siamo riusciti subito ad individuare una delibera che parlava dell’argomento. 

Eccola in versione integrale
n. 130.
Spese di ricostruzione per l’incendio del 21 novembre 1870.
Pubblicato il 10 dic 1870
Atteso il disastro dell’incendio avvenuto in questa città la notte del 21 novembre ultimo quest’amministrazione ha incontrato la spesa di lire duecento trentasette e centesimi trentacinque per mercede ai braccianti adibiti allo sgombro di quelle macerie, sia per ricuperare l’avanzo di quella roba, sia per rinvenire i cadaveri ingoiati dalle macerie suddette. 
Il Presidente quindi nel dare lettura dei relativi dettagli , che il Consiglio esamina accuratamente , approvandoli uno ad uno, invita a disperdere il pagamento con mandato in testa a questo sottosegretario comunale per l’adempimento, desumendosi dall’art. 56 cat. 8 lire dugento e dall’art. 29.cat.4 le residuali lire trentasette e centesimi trentacinque.
Non opposta la proposta il Presidente la dichiara adottata.

E prendendo argomento del precedente il consigliere Mayo Dermino, come per appendice all’oggetto pre-citato propone il seguente ordine del giorno.
Costa pubblicamente 
che il Sindaco sig. Ciccarone cav. Silvio i membri della giunta municipale fu la prima autorità locale che avvisava l’imminenza del pericolo minacciante la Città; con riunire sul luogo della catastrofe tutti i mezzi più efficaci a domare il terribile incendio.
Che dimenticando il grado , la condizione civile , doveri di famiglia , inspirato dal solo bene comune, affrontava con abnegazione mirabile ogni pericolo tra le fiamme minacciose e invadenti fino a portarsi con certo pericolo di vita sul culmine delle grondaie sul tetto dell’ex Convento degli agostiniani conscio che nel sottostante terreno era il deposito di quattro quintali di polvere da esplodere alla prima favilla che vi si appiccasse.
Che la salvezza dei tre figli dell’abitante Ialacci nella casa bruciata si debba esclusivamente ai ferventi incitamenti del sullodato sig. Ciccarone il quale determinava a gittarsi nudi dalle finestre.
Che oltre all’ammirazione suscitata in tutti coloro che convennero segni manifesti del suo coraggio civile sono i calzari che riportava bruciati e le scottature sofferte lunghezza la regione cubitale del braccio destro da fare inferire che qualunque fatto di valore cittadino nel rincontro debbasi riputare dall’esempio del sullodato sig. Ciccarone da meritare la più splendida nota di riconoscenza cittadina.
Astraendosi dal votare sindaco e giunta, l’ordine del giorno è adottato con manifesti segni di sentita riconoscenza.
Per Barbara l’abbiamo anche tradotto anche in inglese (vedi sotto) 

Dalla delibera del Comune apprendiamo – al di là dell’elogio al Sindaco Silvio Ciccarone - che lì vicino c’erano 4 quintali di polvere da sparo. Non si sa se tale materiale è esploso, ma ciò potrebbe essere verosimile se si parla di 5 morti sepolti nelle macerie e di parecchio lavoro per lo sgombero dei materiali crollati. 


Barbara Ialacci ci ha fornito la versione giunta a lei tramite i racconti di famiglia. “La casa del mio trisavolo Domenico Ialacci stava sopra la stalla in via Stanziani (attuale via Buonconsiglio ndr): una sera l’asino diede un calcio alla lanterna e ciò provocò l’incendio”, racconta. “In cinque morirono nel rogo del 21 novembre 1870, la moglie Serafina Vinciguerra (35 anni), i figli più piccoli Giuseppe Ialacci (6 anni), Cesario (4 anni), Luigi ( 6 mesi), l’anziana madre di Domenico Anna Maria De Rosa (75 anni)”. “Si salvarono il mio trisavolo Domenico Ialacci e i suoi figli Pasquale, Antonio e Grazia che riuscirono a mettersi in salvo, lanciandosi dalla finestra”.
“Domenico rimasto senza moglie si risposò con Maria Rita Marchesani”, continua Barbara Ialacci. “I primi anni vissero a Vasto, dove sono nati i primi quattro figli. I figli di Domenico Ialacci e Maria Rita Marchesani erano Giuseppe (il mio bisnonno) nato 1872 e che sposò Antonia Carlantonio (che vediamo nella foto) , Vincenzo nato nel 1874 che sposò Maria Mancini,  Luigi nato nel 1883 (sconosciuto che ha sposato), Rosa che è nata  nel 1878 e che ha sposato Giuseppe Mancini e Teresa che è nata nel 1876 e che ha sposato Raffaele Belfiglio. In un periodo compreso tra il 1778 e il 1883 si trasferirono a San Salvo dove nacque l’ultima figlio Luigi”. 

Barbara ci ha fornito ampi dati anagrafici sulla sua famiglia, li pubblichiamo qui di seguito, nella speranza che lei possa soddisfare questo suo grande desiderio: rintracciare lontani parenti specialmente a San Salvo!

“NoiVastesi” si è messo a disposizione per questa “mission impossibile”. Speriamo bene.

Nicola D’Adamo

 

 

L’albero Genealogico dei Ialacci discendenti da Domenico 
Domenico Ialacci was born in Vasto in 1826. He was married twice. 
He married his first wife, Serafina Vinciguerra in 1854, when 28 and she was 19. They had 9 children together. Their daughter Anna Maria died at the age of 5 in 1866. The twins, Francesca and Luigi, died shortly after their births in 1868. They lived on via Stanziani in Vasto, which is now called via Buonconsiglio, located on the side of San Giuseppe Cathedral. They lived in a home that was above a stable and on 21 Nov 1870, there was a lantern that was knocked over by a donkey and started a fire. Tragically, Serafina along with 3 of their children; Cesario, age 4, Giuseppe, age 6, and Luigi, age 7 months (they had another son they named Luigi after the first Luigi died), and Domenico's mother, Anna Maria di Rosa, age 75, were killed in the fire. According to a descendant of Antonio, the fire was massive. Domenico escaped by jumping out of a window with the other children. Three children survived the fire; Their oldest son Pasquale, who died at the age of 15 the following year in 1871, Grazia, age 15, and Antonio age 11. Antonio went on to marry Maria Michele Gileno and had three children. Maria Michele Gileno died in 1888. Antonio then married Chiaravita D'Adamo in 1888 and Grazia married Sebastiano Raspa in 1875. 

Domenico then married Maria Rita Marchesani, who was also a widow, on 26 Jun 1871. Maria Rita was first married to Vincenzo D’Adamo who died in 1867. Domenico was 44 and she was 30 years old. They went on to have five children. The first four children were born in Vasto and thensome time between 1878-1883 they moved to San Salvo where their fifth child, Luigi, was born. Maria Rita Marchesani died in San Salvo in 1894. She was only 53. It is unknown whether or not Domenico remarried but there were no marriage documents showing this in San Salvo through 1900 so it would have been after 1900 if he did remarry. His death date is unknown but is believed to be after 1900 since there was no death record for him between 1894-1900 in San Salvo and he was alive at the time of Maria Rita’s death. There was no death record found for him in Vasto between 1894-1900, however, there are some years that the death records are missing on the microfilm for Vasto.

So my great grandfather, Giuseppe Ialacci, was the son of Domenico and his second wife Maria Rita Marchesani. The oldest photo I have is of Giuseppe Ialacci and my great grandmother Antonia Carlantonio. I don’t have any photos of Domenico or any of the children who survived the fire. I’ve attached it if you could like to use it.

Barbara Ialacci Pfeifer


TRADUZIONE DELLA DELIBERA 
IN CUI SI PARLA DELL’INCENDIO DEL 21 NOVEMBRE 1870


130. Reconstruction costs for the fire of November 21, 1870.
Published December 10, 1870

Referring to the fire disaster occurred in this city on the night of November 21 last this administration has met lire spending two hundred thirty-seven lira and thirty-five cents for wages to laborers used for removing the rubble, and to recover the surplus of that stuff , both to find the bodies swallowed by these ruins.

The President therefore giving reading of the relevant details, which the Council examines thoroughly, approving them one by one, calls to settle the payment through of the Municipal Secretary for the performance, basing on art. 56 cat.8 two hundred lire and art. 29.cat.4 the residual lire thirty and thirty-five cents.

Not opposed the proposal, the President declared adopted.

And referring to the above subject, councillor Mayo Dermino, as appendix to the object pre-mentioned proposes the following agenda.

It is publicly known

that the Mayor Mr. Ciccarone cav. Silvio members of the City Council were the first local authorities that warned of the imminence of the danger threatening the city; with bringing together the disaster site all the best means to tame the terrible fire.

That forgetting that the degree, civil status, family responsibilities, inspired only by the common good, faced with admirable self-denial any danger from the threatening and intrusive flames until it comes with certain life-threatening on the height of the gutters on the roof of the former Convent of the Augustinian aware that below it was stocked four quintals of gun powder to explode at the first spark that could reach there.

That the salvation of the three children of the Ialaccis in the burnt house is exclusively due to fervent incitements of Mr. Ciccarone who ordered them throw themselves naked from the windows.
That, in addition to the admiration aroused in all who assisted to the event, manifest signs of his civil courage are the shoes that burned and burns suffered along the length of the region of the right arm, to determine that any value are due to Mr. Ciccarone, who merits the most beautiful town recognition note.

Abstracting from voting for mayor and council, the draft agenda was adopted with manifest signs of heartfelt gratitude.

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