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Lo sparo muto ad una comunità

Risse, furti, rapine, colpi d'arma da fuoco per la soluzione di una diatriba, il silenzio assordante della politica che smesse le vesti della campagna elettorale smette di parlare di sicurezza

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Un colpo d'arma da fuoco giovedì notte ha scosso la costiera sansalvese (leggi). Un colpo esploso in mezzo alla folla in una calda notte d'estate, su un muretto dove normalmente si assiepano decine di ragazzi in attesa di entrare in un locale che inizia la serata in tarda notte.

Poteva accadere l'irreparabile e per pura fortuna non è accaduto. Un buttafuori, è rimasto ferito ad una gamba, una pistola è stata estratta ed usata come ritorsione ad uno sgarbo, come se fosse la cosa più normale che si potesse fare. Sembra sia stato individuato il gruppo, ma non l'esecutore materiale, non sembra che vi sia stata una perquisizione (e non se ne comprendono i motivi), ci sono delle indagini in corso, come spesso siamo costretti a scrivere nel momento in cui è la burocrazia a dover fare il suo corso, una burocrazia lenta, che è difficile da far comprendere a quei ragazzini che quella sera erano su quel muretto, che hanno visto quanto è accaduto ma per l'ennesima volta non hanno visto la punizione di un atto grave.

Non vi è stata nè la punizione (si sa la giustizia ha i suoi tempi), nè la condanna di quell'atto da chi è chiamato a governare ed educare una comunità. Non si sono levate le voci della maggioranza, nè quelle delle opposizioni, così tuonanti in tema di sicurezza dai palchi di una non lontana campagna elettorale.

Il silenzio.

Il colpo di pistola sembra sia stato esploso quale atto di ritorsione per non aver fatto entrare in un locale un gruppo di ragazzi di origine albanese, altre voci parlano di una diatriba sulla gestione della sicurezza nei locali. Ma la domanda che sorge spontanea è, perchè ad una festa è necessaria una sicurezza privata?

Se questa è necessaria, vuol dire che senza non ci sarebbero quelle condizioni di sicurezza pubbliche utili allo svolgimento di queste attività, condizioni di sicurezza che dovrebbero esser garantite dalle Forze dell'Ordine o dalla stessa amministrazione comunale qualora non venissero rispettate quelle condizioni di "quiete pubblica" necessarie.

Non può essere definito normale quanto è avvenuto giovedì notte a San Salvo, non può cadere nel dimenticatoio come è avvenuto per le risse, come accade per i furti e le rapine oramai atti quotidiani che vengono annoverati  tra quelli per i quali è la fortuna o la sfortuna a decidere chi sarà il prossimo ad essere colpito. Non può passare in sordina perchè altrimenti tutto sembrerà normale a quei ragazzini su quel muretto, sarà normale farsi "giustizia" a suon di cazzotti o di pistola per uno sgarbo subito, ed è questo messaggio diseducativo che non può e non deve passare.

Perchè la giustizia italiana è lenta, le Forze dell'Ordine sono poche, ma non può mancare la voce di una comunità che deve condannare tanto il colpo, tanto le parole razziste e inneggianti all'odio di chi quegli atti li ha compiuti o subiti. 

Manca la voce delle "persone perbene", di quelle persone che continuano a credere nella forza dello Stato, che continuano a credere che la giustizia non sia il dente per dente, nè crede nella giustizia fai da te del Far West. 

Se la politica non la alza quella voce, devono farlo coloro che la politica dovrebbe rappresentare, perchè tacere su questi atti criminali salvaguarderebbe (forse) l'immagine della città turistica, ma indubbiamente lederebbe la fiducia di quelle persone "perbene" che ne costituiscono l'ossatura.

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