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“I poveri sono i primi portatori di speranza”

Si è conclusa “Gerico in festa” con la riflessione di don Beniamino sul tema dell’accoglienza dei migranti. Il fenomeno dell’immigrazione è una seconda “trasmigrazione di popoli”

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Per il 5° anno consecutivo la parrocchia di San Nicola ha festeggiato “Gerico in festa”, un evento che è stato aggiunto al calendario dell’associazione subito dopo che è venuta a mancare Maria Giulia Moretta.

L’evento (leggi) si è concluso con la riflessione di don Beniamino Di Renzo sul tema “Anche Gesù fu profugo: è un dovere accogliere i migranti”.

L’incontro conclusivo è stato introdotto dalla lettura di alcuni “viaggi della speranza” e dal Presidente dell’associazione Gerico (leggi), Antonio De Luca che ha ringraziato Don Beniamino per ciò che fa quotidianamente per la comunità parrocchiale: “don Beniamino sei un tesoro prezioso per la nostra comunità”.

Il nuovo parroco di San Nicola ha associato il fenomeno dei migranti a una “seconda trasmigrazione di popoli”, ciò che gli storici chiamano invasioni barbariche. Ma il termine esatto è quello di “trasmigrazione di popoli”, cioè tutti quei movimenti che a partire dal 3° e fino al 5° secolo, hanno interessato le popolazioni del nord Europa che hanno varcato i confini dell’Impero Romano. Ciò che sembrava a quei tempi una tragedia enorme, quasi non ci fosse posto per loro, nel tempo si è rivelato qualcosa di positivo. La regione Abruzzo stessa ha un sacco di monumenti longobardi. “Stiamo rivivendo qualcosa che la storia ha già vissuto. L’Europa di oggi è il frutto di quelle “invasioni””.

Le principali ragioni che inducono molti uomini e donne a lasciare la propria terra di origine è quella di allontanarsi da zone di guerra e cercare un mondo migliore. Un rapporto della Caritas del 2016 rivela che nel mondo ci sono 67 nazioni coinvolti in conflitti armati. Papa Francesco pone la questione dei migranti dal lato della speranza. È la speranza che muove i migranti. Ed è ancora la speranza che spinge il cuore di chi li accoglie… La speranza non è virtù per gente con lo stomaco pieno. Ecco perché da sempre i poveri sono i primi portatori di speranza” e sono per natura animati dalla voglia di “cambiamento”. Anche Gesù è stato profugo per scappare da Erode. E l’Egitto era un crocevia di culture diverse come lo è oggi l’Occidente. I migranti e i profughi che vengono qui sono animati dalla speranza di una vita migliore, da una voglia di cambiamento.

In fondo se non ci fosse stata l’apertura al cambiamento, il cristianesimo non avrebbe avuto quella diffusione che ha avuto. L’impero Romano da pagano è diventato cristiano senza guerra e senza alcuna imposizione. E questa apertura per noi è stata la salvezza! Don Beniamino ha riportato un altro esempio dei frutti positivi dell’apertura al cambiamento. Se si fosse avuto paura dei migranti, Padova non avrebbe avuto sant’ Antonio. Il santo padovano si chiamava Fernando ed era un portoghese e quindi uno straniero. Nel 1200 il Portogallo era visto come oggi il Sud Africa, un posto troppo lontano.

"Premesso che la comunità internazionale ha il dovere di mobilitarsi per risolvere i gravi problemi attualmente presenti nei luoghi da dove si originano i flussi migratori, mi auguro che tutta questa situazione difficile possa infine rivelarsi come l'aurora di una nuova primavera, che lasci assaporare i frutti dal sapore sorprendentemente buono... i frutti degli innesti fatti "in inverno".
Un'opportunità di bene offerta dalla Provvidenza che con il tempo si possa rivelare, nonostante le attuali oggettive difficoltà, un arricchimento ulteriore per la nostra Europa."

Dopo aver parlato da relatore Don Beniamino da parroco ha ringraziato quanti, nella parrocchia, antepongono il bene degli altri al proprio e ha invitato anche altri a fare lo stesso “le mani non bastano mai per aiutare chi ha bisogno”.  

L’incontro si è concluso con un video realizzato dall’associazione Gerico: “Se ognuno fa qualcosa, allora si può fare molto”.

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