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Ludopatia, l'importanza della comunicazione

Nell'era della comunicazione di massa il proibizionismo può non essere la soluzione migliore o quella comunque consigliata

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La comunicazione fa parte della nostra quotidianità. Impossibile negarlo, vista l'importanza, l'imprescindibilità e le forme che è finita per assumere in un'epoca fortemente tecnologizzata. Ma questa, a volte, ha persino un risvolto puramente sociale. Ed è per questo che è stata oramai coniata l'espressione comunicazione sociale. Con ciò si va a indicare in primis tutte quelle campagne di pubblicità che hanno insita al loro interno una vera e propria pubblica utilità.

Il pensiero va immediatamente alla fondazione 'Pubblicità Progresso', nata negli anni '70. Il fine di quest'ultima era ed è tuttora quella di sensibilizzare, fare informazione e attirare l'attenzione su tematiche particolari, complesse e di carattere morale, sociale, etico e civile. Si tratta di campagne che dovrebbero e potrebbero rappresentare un modello e un esempio per tematiche sempre abbastanza delicate e che oggi tendono a scuotere l'opinione pubblica. Il riferimento è senza alcun dubbio alla dipendenza da gioco d'azzardo. Il dibattito che si è creato attorno a questo argomento sembra quasi non pensare e non tenere conto di questi aspetti, ma solo di quelli meramente politici, legislativi e regolamentari. E, con il tanto criticato Decreto Dignità, si è passato dal tentativo di prevenzione, di riassetto e di riorganizzazione a un vero e proprio divieto.

A colpire è il fatto che è a essere banditi sono anche quegli spot che parlavano di Gioco Responsabile. Insomma, la sensazione che si percepisce è quella che, invece di pensare a come promuovere il Gioco Responsabile o comunque a informare sul rischio e sulla pericolosità della dipendenza, si sia optato per un divieto assoluto, che sembra paradossalmente andare in direzione del tutto contraria, aggiungendo il rischio ulteriore di rendere indistinguibile l'offerta legale da quella illecita, ancora molto presente e assai diffusa.

Sotto questo aspetto, sono stati numerosi gli interventi di associazioni, come Egba e Logico. Il tentativo è quello di dettare linee guida per una pubblicità responsabile, che miri a tutelare i soggetti considerati più deboli e i minori. A dominare invece è stata un'autentica campagna anti-gioco d'azzardo. Un qualcosa che è nato sui social network e sui mezzi di comunicazione e di cui poi il Governo si è fatto, in un certo senso, promotore e rappresentante. Un approccio che può essere rischioso e rivelarsi una vera e propria arma a doppio taglio. Eppure, basterebbe recuperare lo spirito della 'Pubblicità Progresso”. Perché a volte gli spot possa avere un'utilità e un senso puramente informativo, sensibilizzando l'opinione pubblica. Nell'era della comunicazione di massa il proibizionismo può non essere la soluzione migliore o quella comunque consigliata.

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