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Di Pasquale: “Vorrei diventare un sacerdote dell’ascolto del prossimo”

Il racconto della vocazione di uno dei 10 seminaristi presenti a San Salvo in questi giorni

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In questi giorni le tre parrocchie di San Salvo sono arricchite dalla presenza di dieci seminaristi provenienti da diversi paesi di Abruzzo e Molise. Quattro seguono la vita parrocchiale di don Raimondo Artese, quattro  don Beniamino Di Renzo e altri due don Mario Pagan. Di seguito il racconto della vocazione di Umberto Di Pasquale un giovane di Luco De Marsi nato il 14 gennaio del 1985.

Chi era Umberto prima di entrare in seminario?

Sono ultimo di tre figli. Da piccolo ero molto introverso e riflessivo, amavo le cose che piacciono a tutti i bambini come i Lego, la bici e i cartoni. A 12 anni cercavo risposte sulle domande esistenziali come tempo, vita e morte.  Dopo le medie mi sono iscritto all’istituto agrario e successivamente alla facoltà di Economia e Commercio a L’Aquila. Avevo scelto economia perché erano materie in cui riuscivo davvero bene, imparavo facilmente in poco tempo. Ho fatto il servizio di leva (il mio è stato l’ultimo anno di leva obbligatoria) presso l’Aeronautica militare. Ero ancora studente quando c’è stato il terremoto del 2009 che ha fatto anche slittare la discussione della mia tesi. Appena laureato sono entrato a lavorare nella più importante agenzia immobiliare di Roma.

Quando e come è arrivata la volontà di entrare in seminario?

Nel periodo in cui lavoravo a Roma sentivo un forte senso di inquietudine e di smarrimento e non so perché entrai in una delle tante chiese di Roma, trovai un sacerdote e mi confessai. Dopo quella confessione riscoprii in qualche modo il senso della fede e a metterla nelle possibilità della consapevolezza di vita. Feci esperienza del perdono di Dio. Da allora cominciai a compiere ogni giorno piccoli gesti sacramentali come il segno della croce, piccole preghiere personali, ma nulla più. Dopo alcuni mesi mi recai ad Assisi e anche lì mi confessai. Cercavo delle risposte razionali all’affanno del quotidiano. Il sacerdote mi esortò a leggere le lettere di San Paolo prima e dopo la conversione. Ascoltai quel consiglio e ho cominciato a fare silenzio dentro di me e a frequentare i sacramenti. Ero alla ricerca di una spiritualità in grado di darmi delle risposte. Su internet venni a sapere di un ritiro presso l’Istituto del Verbo Incarnato a Casalbordino. Era perfetto, riuscivo a conciliarlo con il lavoro, e anche economicamente non richiedeva impegni. Lì ho avuto l’incontro con Cristo, mi sono sentito a casa e non più un apolide. Mi sono sentito ascoltato e accompagnato. Ho capito che dove c’è un uomo c’è Dio. Bisogna essere innamorati dell’uomo per trovare Dio. Bisogna anche soffrire per l’uomo. Nell’amore c’è sofferenza. Dopo quel ritiro spirituale sono entrato nell’Istituto del Verbo incarnato di Segni dove sono rimasto per sei mesi. È stato un lungo percorso di cammino per saggiare la fede. Al ritorno da questa esperienza sono andato dal mio vescovo Piero Santoro.  Nei miei confronti è stato premuroso, mi ha ascoltato.  Ho così avviato questo percorso per diventare sacerdote.

Che sacerdote ti piacerebbe essere?

Un sacerdote dell’ascolto del prossimo.

https://parrocchie20.cittanet.net/2018/09/27/di-pasquale-vorrei-diventare-un-sacerdote-dellascolto/

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