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“Sono io, Signore, Maestro buono, quel tale che tu guardi negli occhi con intensità di amore"

Commento al Vangelo

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Sono io, Signore, Maestro buono, quel tale che tu guardi negli occhi con intensità di amore. Sono io, lo so, quel tale che tu chiami a un distacco totale da se stesso. E’ una sfida. Ecco, anch'io ogni giorno mi trovo davanti a questo dramma: alla possibilità di rifiutare l'amore”

La Prima lettura di questa domenica ci esorta a ricercare la sapienza cioè a trovare nella nostra vita ciò che dà sapore all’esistenza. Questo sapore lo sta cercando il giovane che si avvicina nel Vangelo a  Gesù per capire se sta camminando bene ma si ritroverà triste perché fa esperienza della sua schiavitù: quella del denaro che gli impedisce di essere libero e lo rende anonimo. Il dialogo tra Gesù e “un tale” ci fa comprendere come la sequela, l’essere credente non è questione di conoscenza teorica delle risposte del catechismo o altro ma è la vita che deve parlare, sono le nostre scelte che ci dicono chi siamo e non le nostra parole. Il “bagaglio della fede” esposto a Gesù si infrange perché la vita è posseduta da altro; se vuoi fare esperienza del Buono, sembra dirgli Gesù, devi passare attraverso il prossimo: l’unica porta di accesso al cuore di Dio. Chissà se quel tale abbia ripensato a quell’incontro, la sua vita non è stata più la stessa perché ha incontrato, nel suo cammino, la prima persona che lo abbia amato veramente  dicendogli la verità sul senso della sua esistenza. Se fino a poco prima si era illuso di condurre una vita esemplare, dopo l’incontro le sue illusioni sono cadute ma, allo stesso tempo, ha capito che se avesse voluto, la sua vita sarebbe potuta cambiare. Da quel momento era tutto nelle sue mani! Il giovane è triste perché fa fatica a  capire che la felicità dipende non dal possesso ma dal dono, che il cuore pieno dipende non dai beni  ma dai volti, che la sicurezza non è nel denaro che perisce ma in una vita realizzata nell’amore.  “E per tutta la vita resterà così, onesto e triste, osservante e cupo. Quanti cristiani sono come lui, onesti e infelici. Osservano tutti i comandamenti, tutti i giorni, come lui, e non hanno la gioia: lo fanno per ottenere qualcosa, per avere e non per essere, lo fanno come dentro un universo carcerario dove quasi tutto è proibito e il resto è obbligatorio”.

Tu ogni giorno mi vieni incontro sulla strada per fis­sarmi negli occhi, darmi un'altra possibilità di ri­sponderti radicalmente e di entrare nella tua gioia.  Se a me questo passo da compiere sembra impossibile,  dona­mi l'umile certezza di credere che  la tua mano sempre mi sorreggerà e mi guiderà là,  oltre ogni confine, oltre ogni misura,  dove tu mi attendi per donarmi null'altro che te stesso, unico sommo Bene.”

Don Gianluca Bracalante

https://parrocchie20.cittanet.net/2018/10/14/sono-io-signore-maestro-buono-quel-tale-che-tu-guardi-negli-occhi-con-intensita-di-amore/

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