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La storia di Craxi non si può leggere con lenti di oggi e il righello della cronaca

| di Michele Daniele
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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È sempre inappropriato affrontare una grande questione, come il caso Craxi, appuntando soltanto poche righe. Il rischio é, in linea con i nostri tempi, di dover restare in superficie. Ma se si scrive più a lungo non legge nessuno. Provo, di getto, a inquadrare sinteticamente le questioni principali nell’attualità di una ferita ancora macroscopicamente aperta.
Il punto é uno: la storia di Craxi non la si può leggere con le lenti di un osservatore di oggi e con il righello della cronaca. La si deve leggere dentro il quadro sistemico e contestuale della Guerra Fredda e del nuovo equilibrio mondiale che andava stabilendosi subito dopo la caduta del Muro e con il metro della storia. É velleitario pretendere che un ventenne che non conosce Yalta possa comprendere. Bisogna studiare e conoscere. Sono felice, tuttavia, che a Barbacetto, Scanzi e Travaglio ormai rispondano firme ben più autorevoli del calibro di Battista, Martini e Sorgi.
Bettino Craxi é stato un leader del Socialismo Italiano ed Europeo.
É stato uno Statista la cui azione di governo si é dimostrata tra le esperienze più prolifiche della storia Repubblicana, insieme alla presidenza De Gasperi. Vicenda Moro, Caso Sigonella, Concordato con la Chiesa, Installazione euromissili, Scala mobile, Rilancio del Made in Italy, Grande Riforma, Visione Euromediterranea sono solo alcuni tra i titoli che lo hanno visto come protagonista dallo scranno di Palazzo Chigi.
É stato un grande innovatore, che con processi di revisione e percorsi di modernizzazione ha modificato riti, spazzato dogmi ed ha sintonizzato le politiche con il turbinio dei cambiamenti. Ha saputo immaginare. Ha dimostrato che la solidarietà internazionale non solo la si predica ma la si pratica, se pensiamo alle innumerevoli cause di liberazione che in tutto il mondo ha direttamente sostenuto.
É stato avversato in vita dai massimalismi, in piena continuità con il riformismo d’antan che passava per Turati. Speciale l’adozione del simbolo del Garofano.
Poi, quel muro che divideva il mondo rovinó addosso a chi l'aveva combattuto. Craxi non intuí tempestivamente che l’asse Est-Ovest stava per essere rimpiazzato dalla dicotomia Nord-Sud, dunque i protagonisti del mondo che stava per essere superato non sarebbero più stati funzionali. E deflagrarono intere classi dirigenti che seppero tenere i banchieri al largo di Civitavecchia, sul panfilo Britannia, mentre la cosiddetta seconda repubblica  li ha portati al governo. Il ruolo della CIA, la svendita delle aziende di Stato, la lira transitata ex abrupto nella banda stretta e la storia di Di Pietro da Mario Chiesa al Mugello sino a Report, la mortificazione dello stato di diritto, i cappi e gli omissis e numerosi altri episodi meritano retorico approfondimento.
Intendiamoci, Craxi non fu esente da errori. Errori sistemici di un’intera classe dirigente che avrebbe potuto e dovuto autoriformarsi per via politica.
A qualche anno dalla sua morte, la corte europea di Strasburgo ha condannato l’Italia per violazione dei diritti umani nelle indagini e nei processi contro Craxi. Non gli hanno vigliaccamente permesso di curarsi per salvarlo da una morte annunciata in una terra straniera che lo ha accolto, rendendolo quel rifugiato sofferente straordinariamente rappresentato dall’attore Favino.
A vent’anni di distanza, la storia ha la grande opportunità di poter ritornare al proprio corretto posto non più tirata per la giacca dai presunti vincitori limpidi responsabili del declino del nostro Paese.

di Francesco Maria Gennaro

Michele Daniele

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