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Alessandra che oggi compie 17 anni - "NON SFIORARLA NEANCHE CON UN FIORE"

Piccole fiamme di Creatività. Condivisione di spazi di cuore dei Giovani-issimi di Azione Cattolica Parrocchia San Nicola

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Il 25 novembre, dall’ Assemblea generale delle Nazioni Unite, la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. Questa giornata è stata dedicata alle tre sorelle Mirabal considerate esempio di donne rivoluzionarie per l'impegno con cui tentarono di contrastare il regime di Rafael Leónidas Trujillo, il dittatore che tenne la Repubblica Dominicana nell'arretratezza e nel caos per oltre 30 anni. Il 25 novembre 1960, infatti, le sorelle Mirabal, mentre si recavano a far visita ai loro mariti in prigione, furono bloccate sulla strada da agenti del Servizio di informazione militare. Condotte in un luogo nascosto nelle vicinanze furono stuprate, torturate, massacrate a colpi di bastone e strangolate, per poi essere gettate in un precipizio, a bordo della loro auto, per simulare un incidente.

“Siamo state amate e odiate,adorate e rinnegate, baciate e uccise, solo perché donne…”. Così Alda Merini, nota scrittrice italiana, ha espresso la sua opinione riguardo al comportamento nei nostri confronti. Secondo l’ISTAT (Istituto nazionale di statistica), in Italia ogni 15 minuti, 88 donne subiscono atti di violenza.

Da dove nasce questa violenza? Dove l’uomo impara o inizia a credere che schiaffeggiare una donna, privarla del suo sentirsi completamente libera e non assoggettata ad alcuno, farla oggetto di commenti volgari o peggio pensare e poi mettere in pratica che sia essa stesso un oggetto? Cattiva maestra è la famiglia? La società inerme? I mass media? Chi o cosa??? O forse un po’ sono-siamo responsabili tutti!!!

Sempre l’Istat ha esaminato le cause e le motivazioni delle atrocità che la donna riceve: il bisogno di sentirsi superiori alla propria compagna/moglie (81,3%),l’ abuso di sostanze stupefacenti o alcool (77%), la mancata accettazione dell’emancipazione delle donne (69,9%), i motivi religiosi (34%),le  esperienze negative di violenza vissute da bambini in famiglia (67,1%), le considerazione delle donne come oggetti di proprietà (84,9%), la difficoltà a gestire la rabbia (74,6%). 

E poi  le stragi di violenza maschile sulla donna vengono codificate dalla cronaca con parole come “omicidio passionale”, “d’amore”, “raptus”, “momento di gelosia”, quasi a voler giustificare qualcosa che è reato.

Assurdo!!

A tutti si chiede di partecipare e di contribuire ad un vero e proprio cambio di mentalità consapevoli che anche la violenza comincia da piccoli gesti e che proprio dal contrasto a quei gesti di violenza apparentemente banali che dobbiamo iniziare !!!! in famiglia..nella società in genere…nel linguaggio comune…

Dobbiamo far capire che maltrattamento non è solo un qualsiasi atto di violenza che provochi o possa verosimilmente provocare danno fisico, sessuale o psicologico, comprese le minacce di violenza, la coercizione o privazione arbitraria della libertà personale, sia nella vita pubblica che privata.  Ma che violenza è quando si fanno dei complimenti spinti ad una ragazza per strada o la si desidera  a tutti costi senza conoscerla, quando le vengono fatte battute sessiste che la fanno sentire inferiore oppure  la insulti davanti ai propri figli. Le parole hanno un peso e spesso possono ferire più di una lama tagliente: usarle contro una donna è un modo per farle del male. 

Tante volte mi sono chiesta : Come si sente quella donna, vittima di un uomo che la minaccia di morte, la stalkera, la stupra e la fa sentire un essere inutile? Nonostante i dibattimenti pubblici e le associazioni create a favore della difesa dei diritti di queste donne e le leggi che sono nate contro la violenza , tuttavia, la realtà è un’altra. Probabilmente avrà paura di denunciare, perché se lo fa, in quanto, spesso, dopo la denuncia non viene protetta, le sue denunce restano ferme lì, depositate,ma ferme. Quindi, la donna torna a casa dall’aguzzino, da cui difficilmente riesce a liberarsi, a meno che non abbia risorse per fuggire! Spesso, dopo qualche tempo si sentirà parlare di femminicidio, perché il suo grido d’aiuto è rimasto sospeso ad aspettare che la violenza continuasse a perpetrarsi fino all’epilogo finale, cioè la morte.  Una morte di cui tutti siamo responsabili se non iniziamo davvero a combattere contro ogni forma di violenza di genere, perchè quel  “Non sfiorarla neanche con un fiore!” non rimanga solo un proverbio ma diventi una realtà.

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