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La storia per guardare il futuro in “Buca Frentanorum”: libro storico del Dott. Romondio e le considerazioni di Orazio Di Stefano

| di Redazione
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Michele Daniele, che ringrazio, mi ha fatto avere "Buca frentanorum", la storia della Frentania meridionale scritta da Peppino Romondio, mio amico e ricercatore di storia locale.

Si tratta di un lavoro molto serio e curato, con cui Romondio ha dimostrato che l' antica città preromana nota col nome di Buca era sita praticamente in Contrada Montebello.

Questa tesi, avanzata anche da altri studiosi, tra cui Don Cirillo Piovesan, sarebbe convalidata da ritrovamenti nei fondali di un' antica nave onoraria e dagli studi archeologici di Luigi Marino, Filippo Di Donato e Piergiorgio Data. I quali separatamente e con tecniche di ricerca diverse avevano ritrovato accanto alla foce del Trigno resti di muratura e rocce, inabissatisi dopo un terremoto.
E che Buca fosse qui da noi e non a Termoli o Ortona, come taluni continuano ad affermare, si evince anche dalla distribuzione delle insenature artificiali create dai Frentani nella costa adriatica che esistono ancora oggi e che quindi non avrebbero lasciato un vuoto solo qui. Oltre alla città portuale di Buca destino simile è toccato ad Hatria (Atri, in provincia di Teramo), anche se il nome è stato comunque conservato  fino ad oggi.

Romondio, inoltre, non si limita a descrivere la storia di Buca, ma la inquadra in tutto il contesto frentano, dedicando interi capitoli ad altre antiche città come Histonium (l' odierna Vasto), Penna Luce (l' odierna Punta Penna), che, insieme, a Buca medesima vengono presentati con le testimonianze di storici e geografi  antichi quali Plinio il vecchio, Claudio Tolomeo e Strabone.

Il libro di Romondio contiene molte immagini di reperti antichi di ogni tipo: anfore, statuette, spade, monete, mosaici, lastre mormoree, bronzetti erculei (importantissimo quello ritrovato a Cupello). Tutti a corredo delle tesi sostenute dall' autore, sulla presenza di popoli italici in queste zone. 

Buca frentanorum non è un testo qualsiasi, ma ha la sua importanza, perché l' autore ha saputo ricostruire, con ordine cronologico e visione d' assieme cosa è avvenuto lungo la costa adriatica (e segnatamente qui da noi) prima della cosiddetta romanizzazione. 
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Conosco Peppino Romondio da oltre quarant' anni e so bene che non gli piace ostentare le sue conoscenze, ma gli chiedo di parteciparle a tutti gli attori sociali (operatori didattici, amministratori pubblici, dirigenti culturali) perché abbiamo bisogno di sapere da dove veniamo anche per capire dove vogliamo andare. 

Se effettivamente Buca stava a Montebello (o giù di lì) la Contucci e la Magnacca non possono non fare un ponticello che unisca  la costa di Montenero e San Salvo nel nome degli antichi progenitori buchiani... 

Forse se i sindaci degli anni novanta del secolo scorso avessero saputo che  Buca era una città portuale unica non avrebbero fatto fare due porti a pochi metri di distanza  

Ods


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