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Professione pokerista: come ha fatto chi ha avuto successo e quanto si guadagna

| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Lo scorso luglio l’Italia ha dovuto privarsi di una delle sue punte di diamante del poker, il giovane Matteo Mutti stroncato all’età di 29 anni da complicanze dovute al Coronavirus. In tanti, che sino a quel momento non avevano idea che il poker potesse essere per alcuni una professione, si sono chiesti che tipo di lavoro sia e se davvero lo si possa considerare un lavoro. È davvero possibile vivere di poker? Come è possibile che un ragazzo di 29 anni fosse già un campione nazionale?

Tutti questi interrogativi si accompagnano a quel pizzico di disapprovazione dal momento che comunemente questo gioco viene associato alle slot, alla roulette e in generale al gioco d’azzardo contro cui molto si è operato nel corso del 2019. Ma è davvero così? Quanto vincere al poker è questione di fortuna e quanto invece capacità? Cerchiamo di rispondere a tutte queste domande e fare chiarezza.

Il poker come professione

Il poker di per sé è un gioco, non un lavoro, ma può diventarlo: come il calcio che di per sé è uno sport, ma per taluni professionisti è un lavoro. È chiaro, però, che non è una cosa che tutti possono fare in modo professionistico ed i “posti” per essere dei veri pro sono davvero pochi, meno di quelli che potrebbero esservi, per l’appunto, in altri generi di attività.

Se si è bravi e quel pizzico fortunati, se si ha determinazione e si è portati, comunque, è possibile che il poker generi una rendita. È così almeno per i pokeristi, ricordiamo Dario Sammartino, Filippo Candio, Antonio Buonanno, Federico Butteroni, Salvatore Bonavena (e sono solo alcuni dei nomi del poker italiano!).

È chiaro che, come già detto, non è cosa per tutti, anzi, per la maggior parte delle persone è una passione, un intrattenimento ed un gioco da fare da soli a casa grazie al web o in compagnia live nelle sale da gioco o da un amico.

Cosa fa un pokerista e come lo si diventa

Un pokerista è portato, ha intuito, capacità di introspezione psicologica per “leggere i propri avversari” ed ha anche una buona dose di fortuna. Il poker ha regole molto precise che vanno apprese alla perfezione, ma anche delle doti che sforano dalle regole, come la capacità di bluff e di osare. Per diventare bravi bisogna giocare molto, sia anche gratuitamente con nulla in palio per divertimento. Una volta che si è appresa la tecnica e si comprende di avere la stoffa, si comincia con i tornei.

Di tornei di poker ce ne sono un’infinità: alcuni sono importantissimi e si tengono all’estero ed hanno un costo di partecipazione elevatissimo, anche se poi ovviamente i premi sono proporzionati. La partecipazione ad alti livelli, comunque, proprio per questo motivo è destinata a pochi che hanno budget per l’iscrizione. Parliamo però di tornei a livello mondiale ed europeo. Quelli nazionali o locali hanno di norma costi abbastanza accessibili, per non parlare dei tornei di poker organizzati online dai casinò.

Per allenarsi ci sono molteplici formule di torneo a cui partecipare ed in cui piazzarsi per iniziare a far parlare di sé. Se si bada ai nominativi nelle classifiche microgame ci sono spesso i medesimi nomi o nickname. Ci sono tornei più brevi, più lunghi o il cash game che dura pochi minuti. Tutto dipende anche dal tempo a disposizione e dai propri impegni: molto spesso, infatti, i tornei si tengono negli orari serali e si protraggono per diverse ore sino all’alba a volte. La vita del pokerista, per questo, non è facilmente coniugabile con una vita “normale” e diurna.

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