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"Il camposantaro" del cimitero di San Salvo

| di Francesco Raspa
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Il vecchio cimitero di San Salvo, verso la fine degli anni 1950 era appena sufficiente per la sua popolazione di circa 4500 abitanti, che per la maggior parte di essi, contrariamente all'uso di oggi, veniva utilizzata la nuda terra, anche perché poche famiglie potevano privilegiarsi di avere una cappella gentilizia. Anche per questo, già d'allora vi era la necessità di mantenere stabile un camposantaro abbastanza giovane e forte che adempisse ai faticosi lavori degli scavi per le inumazioni ed esumazioni. È ben nota l'usanza di mettere nelle bare insieme al defunto anche qualche oggetto a lui particolarmente legato. Si racconta che il camposantaro di quei tempi, capitò nel mentre era intento ad effettuare una esumazione, di trovare insieme ai poveri resti, anche un bottiglione di vino cotto, cui evidentemente il defunto era molto affezionato. Al lavoratore tutto sudato ed affaticato, sembrò che la provvidenza stessa gli fosse venuto in aiuto e pensò bene di utilizzare quel bottiglione ben conservato di "vinsanto", perdipiu' così invecchiato, deliziandosene per un po'di tempo, tanto che non poté trattenersi da una lunga siesta. Venne riportato alla realtà delle cose da una povera vecchietta, assidua frequentatrice della tomba del marito, posta appena più in là dal lavoro in corso.

Francesco Raspa

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