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PNRR e Rinascimento industriale

| di Francesco Mazzaferro
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Il documento programmatico (PNRR) in circa 337 pagine contiene il resoconto degli investimenti che il nostro Paese intende attuare per l’urgente ripresa economica, ancor più enfatizzata dall'evento pandemico tuttora in atto. Le riforme e gli investimenti sono stati organizzati in sei missioni per aree tematiche: Digitalizzazione, Transizione ecologica, Infrastrutture per la mobilità sostenibile, Istruzione e ricerca, Politiche attive del lavoro e della formazione, Salute. In termini percentuali alla digitalizzazione verranno destinate risorse pari al 27%, mentre per arginare il cambiamento climatico il 40% e per la coesione sociale il 10%. Per quanto attiene il potenziamento del traffico ferroviario (necessario per poter ridurre significativamente il trasporto su gomma) che potrebbe favorire la mobilità sostenibile, gli investimenti sono suddivisi in egual misura tra Nord e Sud. Coscienti del fatto che il Sud soffre di un gap significativo, che paga puntualmente anche in termini di sviluppo turistico e della produttività (e la zona industriale di San Salvo ne è un esempio) il piano tende a favorire lo sviluppo della mobilità sostenibile per i progetti già in fase avanzata e lascia ai nastri di partenza i territori in ritardo con i propri piani di sviluppo.

Alla luce di ciò, gli Enti ed i portatori di interessi che governano le strategie di un territorio dovrebbero adoperarsi con ambizione e profonda visione per poter sfruttare pienamente le risorse a disposizione le cui entità, solo in un contesto storico come quello attuale, consentono di attivare quelle dinamiche necessarie a determinare il Rinascimento industriale e turistico atavicamente atteso.

Il Piano di Recupero nel nostro Paese coglierebbe meglio la prospettiva di un nuova fase ciclica, ponendo in essere la tanto enunciata Transizione ecologica, riallineando il rapporto tra uomo ed ambiente in territori come il nostro dove è urgente il reperimento di energia verde, la cui struttura produttiva potrebbe trovare utile la costituzione di un consorzio per la produzione di idrogeno verde (da tempo fonte di investimenti in Europa e nel Mondo) tant’è che il valore di mercato globale dovrebbe raggiungere i 191,8 miliardi di dollari nel 2024. La Fuel Cells and Hydrogen Joint Undertaking afferma che l'idrogeno in Europa potrebbe rappresentare il 24% della domanda finale di energia con un incremento di circa cinque milioni di posti di lavoro entro il 2050. L'energia generabile sarebbe sufficiente ad alimentare 42 milioni di automobili, 1,7 milioni di camion e più di 5500 treni. Così il carburante iniziale delle stelle che costituisce il 92% di ciò che conosciamo dell'Universo può rappresentare una fonte di energia pulita trasportabile da gasdotti o in forma liquida, può essere trasformato in elettricità e metano e può essere utilizzato nell'industria chimica e metallurgica e in agricoltura. La sua combustione non è associata alla produzione di anidride carbonica, pertanto l'idrogeno verde non emette sostanze climalteranti. Allo stato attuale il miglior processo di produzione di idrogeno verde è l'elettrolisi dell'acqua alimentata con elettricità prodotta da fonti rinnovabili, la cui integrazione consiste nella connessione dell'elettrolizzatore ad una rete di fonti rinnovabili.

La lotta al cambiamento climatico è centrale nel progetto di Recovery Fund, nel programma biennale da 20 miliardi di euro per l'incremento di veicoli puliti è compresa l'installazione di due milioni di stazioni di ricarica per veicoli elettrici e ad idrogeno entro il 2025.

Il nostro territorio potrebbe cogliere questa unica opportunità con una visione concertata tra istituzioni e l'intero nucleo produttivo la cui sinergia produrrebbe la sintesi necessaria per quel Rinascimento che, sostenuto dalla conoscenza long life learning, garantirebbe un nuovo inizio capace di generare lo sviluppo sociale ed economico non più procrastinabile.

Francesco Mazzaferro

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