Forno crematorio, la risposta del Comitato: "Si faccia decidere alla città con il referendum"

Replica alla nota dei partiti della maggioranza

| di Comitato per il Referendum “San Salvo per un ambiente sostenibile”
| Categoria: Attualità
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Nonostante le difficoltà dovute alla pandemia, nel rispetto del vivere civile e delle regole di convivenza, un gruppo di cittadini attivi, con ideali e amore per la propria città, ha voluto esprimere le proprie opinioni e dubbi riguardo alla imminente realizzazione di un’opera che sarà di forte impatto sulla qualità della vita dei cittadini sansalvesi: un Forno Crematorio nel centro urbano.

Avremmo preferito indubbiamente che l’amministrazione comunale in un momento contingente come quello attuale in cui i problemi della città sono altri, non portasse all’approvazione del Consiglio Comunale il Piano Cimiteriale che ne prevede la costruzione, ma così è stato deciso.

Il nuovo Piano Cimiteriale come tutti gli strumenti di pianificazione urbanistica prevede opere che andranno ad incidere sul tessuto della città, e come gli altri strumenti urbanistici, dovrebbe essere sottoposto alla città, portato a conoscenza della maggioranza dei cittadini, condiviso nelle scelte e nei contenuti, così non è avvenuto purtroppo. Non abbiamo compreso la scelta della tempistica, non previsto neanche nel programma elettorale di questa amministrazione, perché farlo in piena pandemia, dopo ben 30 mesi, due anni e mezzo dopo l’approvazione del Progetto di Finanza presentato dalla società Edilver? Siamo felici che finalmente le liste di maggioranza a distanza di due mesi di richieste abbiano voluto dare delle risposte al Comitato per il Referendum “San Salvo per un ambiente sostenibile”, risposte non certo chiare o complete, vediamole nel dettaglio.
 
È possibile farlo altrove?
 
SI (le liste di maggioranza dicono di no) Ai sensi del  DPR 285/1990 ART. 78 il tempio crematorio
può essere realizzato solo in area cimiteriale. E’ nelle facoltà dell’amministrazione comunale
individuare un’altra area cimiteriale con una Variante al Piano Regolatore, senza alcun costo
aggiuntivo rispetto a quella già individuata, 4.500 metri quadri dovranno essere espropriati per
ampliare l’attuale cimitero, 4.500 metri quadri dovranno essere espropriati per costruire il forno
crematorio in un'altra area cimiteriale, (non è necessario costruire un nuovo cimitero).
                    
È inquinante?
 
SI. (le liste di maggioranza dicono di no) Gli inquinanti che emette un forno crematorio sono “In
riferimento ai possibili effetti sulla salute dell'uomo e sull'ambiente, i principali inquinanti che
potrebbero svilupparsi nella combustione del feretro e della salma ed essere emessi con i fumi
sono:
· polveri (PM)
· monossido di carbonio (CO)
· ossidi di azoto (NOx)
· biossido di zolfo (SO2)
· acido cloridrico (HCl)
· metalli pesanti (Hg, ecc.)
· diossine e furani (PCDD/PCDF)

· altri composti organici volatili incombusti (COV);

Per evitare che gli inquinanti che proverrebbero dalla combustione siano nocivi per gli umani (secondo quanto affermano anche i medici per l’ambiente dell’ISDE), si userebbero, secondo il progetto di finanza presentato, un reattore bifase e un filtro a tessuto (maniche di Aramid). Ci sono infatti dei limiti alle emissioni che un forno crematorio emette dati dalle leggi in materia, per questo vengono usati filtri e reagenti. La ditta che costruirà il forno nella relazione tecnica (non terze parti), afferma che le emissioni sono equiparabili a quelle di una caldaia condominiale di 20 appartamenti (ricordiamo che le
caldaie bruciano gas metano, uno dei combustibili più green al mondo), i forni crematori hanno ben altri tipi di emissioni (su citate).

 
Si possono verificare incidenti?
 
SI (le liste di maggioranza dicono di no) Come è già avvenuto in altre città, esempi di cui abbiamo avuto diretta testimonianza dal signor Gian Marco Maffini, a Piacenza, dove per un errore tecnico si è verificata la fuoriuscita di fumi neri dalla canna fumaria del forno, o a Domicella (Av) nel novembre 2020, la stessa tipologia di incidente. Questi solo per citarne alcuni, gli stessi incidenti e timori, che hanno avuto decine di città e paesini che hanno lottato per non avere un forno crematorio nella propria città.
 
Verrà realizzato nel centro urbano?
 
SI. (le liste di maggioranza dicono di no) Sarà adiacente al cimitero vecchio, con l'ingresso su via Circonvallazione per i feretri e via dei Cipressi per il seguito funebre. 

È posto alle dovute distanze prescritte dalla Legge da luoghi sensibili?

SI. (le liste di maggioranza dicono di si) Il forno crematorio è a distanza di soli 200 dalla scuola primaria e materna di via Melvin Jones e a 130 metri dalle abitazioni. 

È una scelta compatibile con l'ambiente?
 
Si. (le liste di maggioranza dicono di si)  I loculi sono in esaurimento, come pure i terreni. I costi per realizzare ed acquistare loculi sono di gran lunga superiori. Per questo il Comitato è a favore del forno crematorio ma non in città!
 
Ci guadagna qualcuno a realizzare il forno? 
 
SI. Una cremazione costa in media tra i 450/600 euro, al comune spetterebbe il 5% per ogni cremazione, oltre a 30 euro per ogni salma proveniente da fuori regione (la maggioranza, in quanto nella sola San Salvo nell’arco degli ultimi 10 anni ci sono state solo 25 cremazioni).

Ma quali sono i costi sociali di una simile realizzazione nel centro urbano cittadino? Gli stessi introiti per la città si avrebbero anche nella sua realizzazione in altro sito.
 
Ma le nostre come quelle fornite dalle liste di maggioranza sono opinioni di parte, che come avrete avuto modo di leggere possono essere “interpretate”, ponendo gli stessi medesimi quesiti. Un’opera come quella di un forno crematorio nel centro urbano di San Salvo, è una scelta a nostro avviso che non dovrebbe gravare solo su singoli cittadini, seppur democraticamente eletti, per questo la nostra Costituzione, per questo il nostro Statuto comunale, offre uno strumento, che va oltre le logiche di appartenenza e opinioni soggettive, il Referendum. Si offra alla città la possibilità di potersi esprimere. Il Prefetto Armando Forgione ha dato una risposta alla sollecitazione inviata dal Comitato per il Referendum “San Salvo per un ambiente sostenibile”, in data 30 aprile ha chiesto al Sindaco di San Salvo, riguardo ai Regolamenti richiesti per lo svolgimento del Referendum, “di conoscere le valutazioni in ordine alla questione sollevata, nonché le ulteriori iniziative intraprese al riguardo dal Consiglio comunale”, per dotare la città di questo strumento necessario per poter svolgere la consultazione referendaria.

Si dia la possibilità a tutta la città di esprimersi, i singoli hanno sempre storie che possono essere criticate ed interpretate a piacimento di questa o quella parte politica, la città intera che si esprime con i metodi democratici (Referendum), non può essere tacciata di finalità di parte!

Comitato per il Referendum “San Salvo per un ambiente sostenibile”

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