LETTERA APERTA A GIOVANNI ARTESE

Prosegue il dibattito sul centro storico

| di Umberto Tamburrino
| Categoria: Attualità
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Foto Lorenzo Pellicciotta
Caro Giovanni condivido il tuo giudizio su come, dal punto di vista architettonico, urbanistico ed ambientale, inteso come paesaggio urbano, San Salvo è diventata. Evidentemente la responsabilità degli errori è a diversi livelli, come i meriti per le cose positive fatte, ovviamente. Per inquadrare gli indirizzi urbanistici di cui San Salvo aveva ed ha bisogno occorre una grande sensibilità culturale. Spesso quando si parla di restauro e progettazione ex novo di edifici o di centri abitati si usa la parola “Archicultura”. E forse non basta, perché poi sono anche i mutamenti sociali ed economici ad influire sulle scelte dei cittadini: sto parlando della scelta di molti San Salvesi di lasciare le case paterne per andare ad abitare in abitazioni nuove e più confortevoli. San Salvo, nel corso degli anni, è cambiata tantissimo, da quando, figlio di emigranti, negli anni 70, ho conosciuto questo che era un bel paese, soggettivamente parlando, del sud Italia con vista mare. Per me che vivevo in una città del nord Europa, nel nord della Francia industriale, in confronto alla dimensione urbana a cui ero abituato (alta concentrazione urbana), San Salvo mi appariva come un paese pittoresco, con una società molto legata alla terra, in paragone, quasi arcaica; per fare un esempio, mia nonna, casa in cui passavamo il soggiorno estivo, aveva in camera sua il materasso imbottito con le foglie di pannocchie di mais. Tanto è cambiato della San Salvo della mia infanzia, frequentata come turista prima e poi, dal 74, come residente. A partire dagli odori: basilico, peperoni, pesche, ragù, si sentivano per ogni strada. E non parliamo dell’urbanizzazione! Ma tanto è cambiato anche nella società San Salvese che, con il boom economico, è diventata più ricca e di conseguenza ognuno ha voluto, legittimamente s‘intende, affrancarsi da una condizione di vita semplice, di tipo contadina ed accedere ad uno stile di vita più confortevole, di tipo moderno e consumistico. Tornando a mia nonna, nella casa di via Orientale in cui abitava, nel bagno, c’era solo il lavandino ed il vaso: ci si faceva il bagno in una bagnarola di plastica, riempita dall‘acqua scaldata, prima, sul fornello a gas. Infatti il boom edilizio comincia in quegli anni e continua ancora oggi. Tuttora nascono nuovi quartieri. Le nuove esigenze abitative ed un flusso migratorio italiano che, dall’interno, tende a concentrarsi sulla costa e le zone industrializzate, e nell’ultimo decennio, il flusso migratorio dall’est Europa hanno fatto diventare San Salvo, una città di 20.000 abitanti. Ma le mutate condizioni sociali hanno fatto sì che le abitazioni del centro, costituite soprattutto da piccole case che spesso, dobbiamo dirlo, non rispondono a criteri di sicurezza costruttivi, fossero abbandonate. Da qui un inesorabile abbandono, da parte dei San Salvesi, di quelle che erano le case paterne, con un conseguente impoverimento della zona. Tanti hanno restaurato, ma comunque una casetta rimane tale anche dopo il recupero, tutt’al più utile per un certo periodo, fino a quando non si è nelle condizioni di avere un alloggio migliore. Attualmente, mi vien da dire che, San Salvo non è ne carne né pesce. Mi spiego: non è più quel caratteristico paese del sud Italia che ho conosciuto da piccolo, ma nemmeno una città moderna, con un centro ben restaurato. Nella sua metamorfosi, sembra che il processo non si sia completato. Ogni intervento di edilizia pubblica è incompiuto. Vedi il parcheggio di via Montegrappa, che poteva essere una struttura importante per liberare il centro dalle auto, come ad Atessa e Chieti; vedi la villa comunale, in cui il verde, nel suo ridisegno, non è stato e non è, seguito da un paesaggista. A Vasto, alla villa, hanno fatto un bel lavoro e ad occhio spendendo meno. L’aspetto urbano del centro è tutto un sali e scendi: case più alte accanto a case più basse, palazzi storici accanto a palazzi nuovi; chi ha presentato un progetto di sopraelevazione prima di una certa data ha potuto farlo, chi invece lo voleva fare dopo la fatidica data, non gli è stato concesso. Da qui il variegato e multiforme paesaggio urbano. Esempio emblematico di questa specie di schizofrenia è la Porta della Terra, una delle costruzioni storiche più importanti di San Salvo, abbattuta per rispondere alla voglia di modernità dell’amministrazione dell’epoca, ricostruita poi, quando ci si è accorti dell’errore, ma a opera compiuta ci si è accorti che forse, visto il venir meno del valore storico architettonico dell’edificio, forse era meglio non rifarlo. Forse è questo, che San Salvo, la sua amministrazione, deve ancora capire: quale identità per questa Città? A questo punto sarà sicuramente utile fare un bilancio da cui trarre le indicazioni utili alla stesura di un progetto identificativo per il futuro di questa Città. San Salvo era, e speriamo sarà ancora, una bellissima cittadina del sud Italia, piena di luce e profumata. San Salvo 05/03/2011

Umberto Tamburrino

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