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La Cripta di San Giuseppe, alla ricerca delle radici di una comunità

Ripresi i lavori per il restauro

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I lavori per il restauro della Cripta della chiesa di San Giuseppe, iniziati a gennaio, sono stati bloccati per alcuni mesi, per il rinvenimento di un muro, che probabilmente faceva parte delle mura di cinta della vecchia chiesa.

I lavori sono stati ripresi solo la scorsa settimana, dopo che la Soprintendenza in collaborazione con l'Università di Campobasso, hanno svolto un rilievo con uno scanner per valutare la stabilità delle strutture. E' stato rinvenuto del ferro, nei solai e poi il vuoto all'altezza dell'altare, segno della presenza di stanze nella parte sottostante l'altare, da quanto abbiamo potuto apprendere dalla dottoressa Katia Di Penta della Cooperativa Parsifal, che sta svolgendo i lavori con la ditta Iezzi & Di Pierro.

Sono quelle le stanze che si stanno cercando, in un lavoro che sta procedendo a piccoli passi. Un  muratore ed un archeologo, la dottoressa Di Penta, stanno procedendo nella apertura di questo varco, trovando pezzi di scheletri umani (in passato tra il 1400 e il 1800 le sepolture avvenivano spesso nelle chiese), e pezzi del vecchio altare probabilmente, tra il materiale di risulta (probabilmente i resti della vecchia torre campanaria e della facciata romanico-gotica dell'antica chiesa) utilizzato per riempire i vuoti.

I lavori commissionati dalla parrocchia di San Giuseppe, senza alcun fondo pubblico, sono diretti dall'architetto Denis Pratesi, riprendono l'attività iniziata nel 2002, poi interrotta, tesa a consolidare e riqualificare l'intero edificio. I primi lavori hanno riguardato il restauro delle pareti esterne laterali e absidale, il rifacimento di tutti e tre i tetti e il consolidamento della volta e del sottotetto della navata.

Un primo importante rinvenimento è quello di una porta che probabilmente fungeva da collegamento con il convento dei monaci. 

Un lavoro che vuole portare alla luce le radici di un borgo, che in passato è stato il fulcro centrale di una comunità monastica, fortemente voluto da don Raimondo Artese e dai parrocchiani, che spera anche di poter, "attraverso nuovi fondi e la sensibilità della cittadinanza e delle Istituzioni, giungere anche al consolidamento e al restauro architettonico dell'interno neoclassico, che evidenzia sempre più i danni causati dal terremoto del 2002 e da infiltrazioni di acqua piovana".

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