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L’Aquila, 8 anni dopo il sisma: la vitalità di un cantiere sempre aperto

| di Maria Napolitano
| Categoria: Curiosità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Erano le 3.32 del mattino del 6 aprile 2009, quando una scossa di magnitudo 6,3 sprigionò tutta la sua potenza a L'Aquila e nei centri abitati vicini. Una catastrofe che colse nel sonno migliaia di persone radendo al suolo case, monumenti, edifici storici, ospedali, università. Per tutta la notte e nelle settimane seguenti la terra continuò a tremare. Nelle 48 ore dopo la scossa principale, si registrarono altre 256 repliche, 150 nella sola giornata di martedì 7 aprile. L'epicentro fu individuato a 8 chilometri  di profondità e a circa poco più di un chilometro dal centro dell'Aquila. L'intero Centro Italia ha traballato, scosso dall'immane forza del sisma che ha devastato soprattutto l'Abruzzo ma che si è avvertito a Roma (perfino le Terme di Caracalla subirono lesioni), fino a Napoli. -

Alla luce dei danni e delle vittime il sisma dell'Aquila è risultato il 5º terremoto più distruttivo in Italia in epoca moderna dopo quello di Messina del 1908, Avezzano del 1915, l'Irpinia del 1980 e il Terremoto del Friuli del 1976.  ( http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/3.32.-6-aprile-2009-64b1bc0c-749f-4834-a65e-370bb9318f91.html)

Sono trascorsi 8 anni e 3 mesi da quel tragico evento che ha colpito il nostro capoluogo di Regione eppure sono ancora forti le sensazioni di paura e la voglia di ricominciare e del darsi da fare che vi si respira percorrendo le varie strade cittadine. La settimana scorsa l'esame di giornalista pubblicista mi ha condotta in questa città e sono stata catapultata in un mondo che ha fatto scattare in me il desiderio di raccontarlo.

Già entrando nella periferia della zona centro si vedono ancora, anche se in via sporadica intere pareti di edifici letteralmente squarciate dal terremoto e che fa sembrare che è ancora ieri il 6 aprile 2009. Eppure sono trascorsi 8 anni! Non hai neanche voglia di chiederti il perché, per come e per quando non è cambiato nulla.

Quando si comincia a percorrere la zona centrale ci si accorge che, nonostante tutto, c’è una vitalità davvero eccezionale soprattutto quando si arriva in piazza Duomo.

Gli edifici che racchiudono la piazza sono coperti da teli giganteschi dove predomina la scritta “L’aquila rinasce”. La chiesa principale della piazza sembrava aperta, entrando si vedono la volta e le pareti affrescate completamente puntellate. Dopo solo due semplici scatti ci avvicina un signore con un casco e che, quasi scusandosi, ci dice che non potevamo stare lì perché poteva essere pericoloso. Ciò nonostante la vita della piazza  era la stessa di quelle delle altre città nel periodo estivo: c'era chi montava un palco per uno spettacolo e o dei gazebo per ospitare degli stand e gente che semplicemente erano lì per fare una passeggiata e/o sbrigare qualche faccenda.

Le strade adiacenti erano invase da odori e rumori contrastanti. Insieme all’odore dei calcinacci vecchi si sentiva il profumo del cemento appena impastato. Il suono del martello e dei martelli pneumatici che rompevano dei pezzi di muri contrastava con il rumore della pala che prendeva il cemento e della betoniera che impastava. In pieno centro storico, il passaggio degli automezzi tipici dell’edilizia e lo spostarsi dei pedoni era semplice routine. In un vicolo del centro storico c’erano dei camerieri che preparavano un tavolo sopra dei calcinacci. E nel ripassarci dopo una mezzoretta, c’era il tavolo con tanto di tovaglia bianca, un’altra tovaglia bianca che copriva semplicemente dei calcinacci che stavano a terra, un vaso di coccio chiaro alto una settantina di centimetri con dentro degli alti rami secchi, nella parete di fronte eranno poste due belle sedie imbottite.

L’abito” più comune di chi percorre quelle strade è quello tipico della “costruzione”, (o della “ri-costruzione” a seconda dei punti di vista) ossia scarpe anti-infortunistiche e pantaloni e maglie cosparse di polvere di calcinacci, cemento e calce. Gli abiti del muratore diventano qui più che altrove davvero i più belli in assoluto. Ce ne sono tantissimi in giro ovunque vai li incontri.

Altro elemento che caratterizza lo scenario aquilano è la "gru" che fa quasi sembrare che anche il cielo è diventato un "cantiere aperto".

Continuando a percorrere il corso verso la villa e inoltrandosi in periferia si trova la "casa dello studente" che è diventato quasi un museo della memoria di quella tragica notte del 6 aprile 2009. L’edificio non è stato ancora oggetto di ricostruzione ed è ancora squarciato così come allora. Sulla rete da cantiere arancione che delimita la struttura ci sono appese delle t-shirt oramai scolorite dal sole e delle foto di alcuni studenti ("Gli Angeli della casa dello studente") che sono periti per via del terremoto.

Dalla casa dello studente fino alle 99 Cannelle (uno dei simboli artistici e architettonici dell’Aquila, è un continuo alternarsi di edifici non ancora toccati, case in “ri-costruzione”, calcinacci e primi timidi edifici appena rifatti. Nella strada adiacente c’è una vecchia struttura un po’ stile liberti che è rimasta intatta nonostante il terremoto.

In questo scenario diventa un punto di riferimento e di speranza continua e della voglia di ricominciare la scritta “L’Aquila rinasce”.

 

Maria Napolitano

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