Don Aldo Buonaiuto: “Don Oreste chiamava le prostitute, sorelline”

“Gerico in festa” 2018 si è concluso con l’intervento di don Aldo Buonaiuto

| di Maria Napolitano
| Categoria: Eventi
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“Gerico in festa” 2018 si è concluso con l’intervento di don Aldo Buonaiuto

Il 21 ottobre l’evento “Gerico in Festa” si è conclusa con la santa messa celebrata in suffragio di Maria Giulia Moretta e con l’intervento di don Aldo Buonaiuto, braccio destro di don Oreste Benzi negli ultimi 15 anni della sua vita terrena e di cui è in corso la causa di Beatificazione.

Molti gli aneddoti raccontati da don Aldo sulla figura di don Oreste già durante la celebrazione della Santa Messa. Quando gli chiedevano quale era il suo rapporto con Dio, il sacerdote di Rimini rispondeva “come quello di un cane con il suo padrone: appena lo vede gli fa le feste, gli gironzola intorno e scodinzola di gioia. E anche se non capisce quello che fa il suo padrone, lo aspetta sempre con gioia."

Don Oreste era ritardatario cronico ed aveva un fuso orario sballato, spesso e volentieri chiamava e andava per le vie della povertà anche in piena notte. Don Aldo ha ricevuto la sua prima telefonata notturna (la prima di una lunga serie) intorno alla mezzanotte dopo qualche giorno che l’aveva incontrato a un incontro con i giovani e in occasione del quale, colpito dalla sua propensione per i poveri, aveva consegnato la sua paghetta come offerta. In occasione di quella prima telefonata gli aveva dato appuntamento per la notte successiva alla zona industriale di Firenze per incontrare delle "sorelline". Don Aldo accetta quell’invito e recandosi all’appuntamento vede don Oreste con un fascio di rosari in mano che rincorreva delle prostitute. Quella sera riuscì a strappare dalla strada tre di loro e una la fece andare con don Aldo che pensò "ma se qualcuno mi vede che deve pensare?".

Quando si voleva arruffianare e chiedergli qualcosa che poteva andare fuori le riga diceva "anima bella, fratellino …”. Iniziò così un percorso folle ma bello alla sequela di Cristo e di don Oreste.  Girava il mondo ma aveva un appuntamento fisso, il lunedì della fede. Dopo la catechesi incontrava la gente che stavano lì in fila apposta per lui diverse ore prima. In uno di quei lunedì, dopo aver fatto tutto era verso le tre di notte, chiede a don Aldo “dai vieni con me devo andare a cercare una persona nei giardini che ha una bicicletta". Pioveva a dirotto e va a scavare tra dei rifiuti con cui un uomo si riparava dalla pioggia. Lo convince con la promessa che gli avrebbe dato 50 mila lire se lo seguiva e sarebbe andato a casa sua che era piccolissima e povera. Gli riscalda un po’ di latte e poi chiede a don Aldo “Ma tu che avresti fatto?" E don Aldo candidamente “Avrei chiamato il 118”. E don Oreste “E no. Ci sono delle cose che quando il Signore chiama se non le fai tu non le farà nessun altro. Ci sono dei poveri che vengono e bussano ma ci sono altri che sei tu che li devi andare a cercare per aiutarli, altrimenti resteranno nel loro baratro”.

Con la Papa Giovanni XXIII don Oreste aveva istituzionalizzato un modello di una "casa famiglia" (in un epoca in cui non ancora esisteva come istituzione) fatta da una famiglia vera fatta da una mamma, un papà e dei figli ed estesa poi ad altri fratelli anziani, disabili, tossicodipendenti e prostitute.

Don Oreste aveva militato nell'Azione Cattolica e aveva un attenzione particolare per i giovani. Negli anni ’50 volle portare i ragazzi e dei disabili ad una “vacanza simpatica” a Kanazei. Ma questi furono rifiutati per la loro condizione. Disgustato da questa "ingiustizia insopportabile" si rivolse al suo vescovo per chiedergli di poter andare negli Usa e trovare i soldi per comprare un albergo dove i disabili si potevano sentire accolti. Il vescovo acconsentì e don Oreste andò a "collettare" per quella intenzione insieme ad un altro sacerdote che gli era stato affiancato dalla curia. Un giorno li fermarono la polizia e don Oreste li convinse a condurli dal cardinale anziché in galera. Raccontò al porporato la sua intenzione e questi, commossosi, gli disse “torna a Roma e quando verrò ti darò io ciò che manca”. Il cardinale di Boston mantenne la promessa e così don Oreste poté aprire  l’albergo “Madonna delle Vette”.

Un'altra opera molto importante di don Oreste era l’attenzione per la vita nascente. Un’infermiera che assisteva alle operazioni dell’aborto riferì di come venivano trattati i feti. Don Oreste con un megafono in mano e qualche fedele al suo seguito compreso don Aldo, nel giorno in cui si effettuavano gli aborti , andò davanti quella clinica e con un megafono gridava “ehi mamma non uccidere tuo figlio.” Molti si scandalizzarono ed ebbe anche un'attenzione mediatica che fomentò anche la presenza di femministe convinte che andarono a contro manifestare. Il vescovo lo richiamò e lo invitò a usare dei linguaggi più soft. Un giorno don Oreste e don Aldo si stavano dirigendo a Milano, in auto grill vennero fermati da una coppia che lo vollero ringraziare perché grazie a quella voce davanti all’ospedale avevano desistito dall’andare ad ammazzare il proprio figlio. “Non dovete ringraziare me ma la Madonna. Quando nasce lo voglio battezzare io." E così accadde e quando questo bambino a quattro anni gironzolava per la chiesa don Oreste gli disse “ti è andata bene”.

Don Oreste non era un predicatore ma un testimone della carità, lui non parlava di Gesù e dell’amore ma lo viveva sulla sua pelle .

All'incontro erano presenti anche il vicesindaco Maria Travaglini, l'assessore Oliviero Faienza e anche una folta rappresentanza delle comunità Papa Giovanni XXIII di Vasto, Termoli e Larino.

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Maria Napolitano

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