Alberto Marvelli, un politico che amministrava tanti soldi divenuto Beato

Mario Tilli ha presentato la figura di un testimone del vangelo che ha segnato la storia

| di Parrocchie 2.0
| Categoria: Personaggi
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Nel corso della storia si sono avvicendati uomini e donne che hanno dato dei segni tangibili di umanità e attenzione al prossimo fuori dal comune. Le impronte lasciate da queste persone divengono quasi distinte dal leitmotiv (spesso è il profondo attaccamento al Cristo Risorto e al suo Vangelo) che le ha condotte a compiere questi gesti quasi eroici capaci di attraversare il tempo e lo spazio.  

Uno di questi uomini è Alberto Marvelli, la figura a cui, Mario Tilli, presidente dell’Azione Cattolica di San Nicola, ha  dedicato  l’ultimo appuntamento di ottobre con i testimoni del vangelo.

Quando mi è stato chiesto di raccontarvi, brevemente, la figura di Alberto Marvelli, la mente è tornata indietro nel tempo: al 4 e 5 settembre del 2004, per la precisione, l’Azione Cattolica nazionale chiamò a raccolta migliaia di giovani da tutta Italia. Domenica 5 settembre, il momento culminante di questo evento fu l’incontro con l’allora Papa Giovanni Paolo II, che in quella occasione beatificò Alberto Marvelli che aveva lasciato che l’Eucaristia quotidiana plasmasse la sua vita.

Alberto Marvelli nasce a Ferrara il 21 marzo del 1918: sarà il secondo di sei fratelli; cresce in una famiglia numerosa, cristiana, impegnata nel sociale e nelle attività caritative e catechetiche.Suo padre Alfredo, direttore della Banca Popolare del Polésine in Rovigo, andava a Messa tutti i giorni con i figli, aderente al Partito popolare di don Sturzo e per questo perseguitato dai fascisti. La madre Maria si dedicò all'apostolato in parrocchia e in diocesi. Casa Marvelli era aperta a chiunque avesse bisogno. Si trasferì a 12 anni a Rimini con tutta la famiglia, per seguire il lavoro del padre.

La sua formazione umana e cristiana ricevette in quegli anni una forte impronta salesiana: imparò l’amore all’Eucarestia e la devozione alla Madonna. Alberto aveva molti amici con i quali condivideva la passione per lo sport, il teatro e le scampagnate estive in bicicletta. Si iscrive allora all’Università di Bologna alla Facoltà di ingegneria meccanica e al circolo fucino “Marcello Malpighi” e a soli 23 anni si laurea.

Dopo che Rimini fu liberata dall’occupazione tedesca, nel settembre del 1944, Alberto dopo essere stato chiamato alle armi torna a casa perché al fronte c’erano altri due fratelli. Dopo ogni bombardamento è il primo a correre in soccorso ai feriti, a incoraggiare i superstiti, ad assistere i moribondi, a sottrarre alle macerie i sepolti vivi. Alberto distribuiva ai poveri tutto quello che riusciva a raccogliere, materassi, coperte, pentole. Si spostava nella città in bicicletta, carica di beni di prima necessità, e andava dove sapeva che c’era fame e malattia.

A volte tornava a casa senza scarpe o senza bicicletta. Pur non essendo iscritto a nessun partito, il Comitato di Liberazione costituitosi a Rimini con la sua prima giunta, ebbe fra gli assessori anche Alberto Marvelli, riconoscendo appunto il suo grande impegno civile a favore dei bisognosi. Per rispondere ai bisogni più urgenti della città, la Giunta comunale costituisce una Commissione edilizia comunale, alla cui presidenza viene posto l’assessore Alberto Marvelli. Poi gli viene affidata anche la Commissione comunale alloggi. Su un piccolo block notes Alberto aveva scritto a matita: “Servire è migliore del farsi servire. Gesù serve”. Con tale spirito di servizio affronta gli impegni che gli vengono affidati. Marvelli lavora con rapidità e decisione; con chiarezza e trasparenza nella gestione delle enormi somme di denaro che deve assegnare ai sinistrati, con senso di giustizia ed equità. La sua competenza, ma soprattutto la concretezza e la rapidità, lo portavano a cogliere immediatamente le situazioni, a trovare la soluzione e a metterla in atto. Ebbe validi collaboratori, ma era sempre lui in prima persona a ideare, a proporre, a dirigere. Per la sua serietà professionale ed il suo generoso impegno è ammirato e stimato da tutti.Nel giro di pochi mesi viene nominato ingegnere responsabile del sezione locale del Genio civile. Alberto è profondamente umano, immerso, quasi rapito dalle necessità del quotidiano. Vive una vita piena, senza mai cedere a l’ozio.

Nel 1945, a 27 anni, il Vescovo lo chiama a dirigere i Laureati Cattolici. Il suo impegno si potrebbe sintetizzare in due parole: cultura e carità. “Non bisogna portare la cultura solo agli intellettuali, ma a tutto il popolo” diceva: così dà vita ad una università popolare. Apre una mensa per i poveri. Li invita a messa, prega con loro; poi al ristorante serve loro il pranzo e ascolta le loro necessità. La sua attività a favore di tutti è instancabile, ma non tralascia mai l’Eucarestia, anzi proprio da essa trae la forza per compiere tutte le sue attività. Alberto Marvelli muore a 28 anni nel 1946 in un incidente stradale, mentre era in

bicicletta”.

Nel 1969, in un’intervista, il regista Federico Fellini dichiarerà: “ho avuto Alberto come compagno di scuola e di giochi. Ho saputo che ora hanno iniziato il processo di beatificazione. Lo ricordo bene. Fummo insieme fin dalla prima elementare. Era un ragazzino biondo, molto dolce. Le mamme lo indicavano a noi come un bambino modello, buono e bravo. Al liceo non faceva parte della mia compagnia, perché io e i miei amici eravamo un po’ scapestrati, ma sapevo che era impegnato molto ad aiutare i poveri. Sono certo che diventerà santo e ti dico che, quando ci penso, fa un certo effetto pensare di aver giocato a pallone con un santo”. (Mario Tilli, presidente Azione Cattolica parrocchia San Nicola San Salvo)

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