Appuntamento con lo sport: lo Scherma Club

Intervista all'allenatore e responsabile di sala Umberto Tamburrino

| di Danilo Di Laudo
| Categoria: Sport
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In una realtà come quella sansalvese, in cui lo sport è molto presente, non tutti sono a conoscenza della possibilità di praticare delle discipline che sembrano essere di nicchia. A questo proposito nel palazzetto dello sport di San Salvo Marina c’è un piccolo gruppo di ragazzi che porta tenacemente avanti una passione dall’odore di palestra e divise bianche. Stiamo parlando dello Scherma Club della nostra cittadina che accoglie un discreto numero di atleti.
Per poterci avvicinare alla comprensione di questa disciplina ci siamo avvalsi della cordiale disponibilità dell’allenatore nazionale, nonché responsabile di sala e segretario/consigliere della società, Umberto Tamburrino. Ci ha descritto sia le attività della società sportiva che le caratteristiche di questo sport tanto accattivante quanto complesso.

L'Intervista

Prima di spingerci verso l’analisi dell’associazione ci descrivi un attimo gli 'attrezzi del mestiere'?
Dunque, per quanto riguarda questo sport, le armi con cui si tende e si cerca di raggiungere l’avversario per colpirlo e quindi per ottenere la stoccata sono sostanzialmente tre: la sciabola, la spada e il fioretto. In gara la differenza fondamentale tra queste tre armi è costituita soprattutto dall’ampiezza del bersaglio che lo schermitore può colpire. Ovviamente in ogni stoccata conclusa l’atleta guadagna il punto nel momento in cui 'ferisce' l’avversario toccandolo con la punta o con la lama dell’arma a seconda dei casi. Brevemente, in una gara di sciabola il bersaglio è costituito dalla parte superiore del corpo dell’avversario comprese braccia e spalle; nel caso della spada invece la superficie valida è tutto il corpo, mentre, se consideriamo il fioretto, è possibile colpire (per ottenere la stoccata) dalla cintola in su.

Qui a San Salvo la scherma non sembra essere uno sport molto comune, tuttavia esiste una scuola. In che anno ha preso avvio questa realtà? E, nel corso degli anni, i numeri quali sono stati?
Lo Scherma Club è nato nel 1994 e io ho cominciato a prendere lezioni l’anno successivo. All’epoca c’era un maestro marchigiano che gestiva le attività e coinvolgendo anche mio figlio ci siamo lasciati appassionare sempre di più sino ad arrivare ad un livello agonistico.
Per rispondere alla seconda domanda ti dico subito che la nostra palestra non conta grandissimi numeri, però fino allo scorso anno avevamo circa una dozzina di iscritti (otto adulti e quattro bambini), per quanto riguarda quest’anno forse è un po’ presto per tirare le somme, ma c’è stato un leggero calo anche considerando qualche ragazzo che si è trasferito per motivi di studio.

Si può quindi affermare che hai cominciato con questa attività qui, oppure la tua passione nasce in precedenza?
La passione per questo sport non nasce qui. Ho avuto la possibilità di vivere in Francia e lì la scherma è sentita molto come disciplina tanto che viene insegnata già nelle scuole. Infatti già da bambino avevo cominciato ad avvicinarmi a questa arte. Poi però, in seguito a vicissitudini familiari, sono tornato a San Salvo e ho coltivato qui la passione. Tutt’ora, infatti, gareggio per lo Scherma Club nel circuito master italiano.

Parlando di passione, la domanda che sorge spontanea è: il sentimento è sufficiente oppure sono necessari dei requisiti per poter riuscire in uno sport come questo?Fondamentalmente non ci sono delle qualità particolari da possedere, considera che si può benissimo iniziare con una tuta ed un paio di scarpe da ginnastica. Tuttavia, se ci si avvicina alla pratica agonistica e si vuole comunque raggiungere un certo livello di certo non devono mancare sentimenti individualisti e talvolta egocentrici. Quando si sale in pedana non c’è nessun altro se non il tuo avversario che va colpito con decisione ma anche al momento giusto proprio perché usare solo la forza bruta non ha senso se non si utilizza anche un minimo di tattica. Sommariamente servono (all’atleta, ma anche all’amatore) freddezza, individualismo e una forte personalità. Tutto però avviene nel massimo rispetto delle regole e dell’avversario, giacché gli atleti lasciano alla pedana tutta la verve agonistica.

Abbiamo già accennato alle differenze tra le armi e hai anche parlato di responsabile di sala, ci descrivi brevemente questa figura e magari anche qualche caratteristica basilare della competizione?
Certamente. Andando con ordine il responsabile di sala è una carica che viene acquisita da colui che si occupa della gestione dell’impianto (nel nostro caso del palazzetto dello sport di San Salvo Marina) e prende il nome dalle origini medioevali di questa stessa arte, visto che, il combattimento in pedana, si rifà alle giostre dei cavalieri in armi appunto. Per quel che riguarda il terreno di gara gli atleti si muovono su di una pedana lunga 14 metri e collegata elettricamente a dei sensori che riportano a loro volta, su un display, le stoccate e quindi i contatti tra gli atleti. In genere chi apporta la stoccata guadagna un punto, è anche possibile però che la stoccata avvenga simultaneamente assegnando così il colpo doppio (vale a dire un punto ad entrambi gli schermitori) a patto che i due contatti avvengano nel corso di 40 millesimi di secondo. Il punteggio massimo a cui si arriva per vincere la competizione in genere è di 10 stoccate, io stesso lo scorso anno, partecipando al campionato italiano master non sono riuscito a entrare nei sedici proprio con un punteggio di 10-9.

L’azione quindi ha un inizio ben specifico, tuttavia lo schermitore ha un campo di azione limitato. C’è un qualcosa, che sia regola o no, che indica come condurre un’azione?
Dunque la scherma è una disciplina OpenSkill che comporta l’analisi, da parte dell’atleta, di diverse situazione quindi, paradossalmente, lo schermitore ha dinanzi una varietà infinità di possibilità in un ambiente ristretto, ecco perché ho parlato di decisione e tattica che servono sia per attaccare che per difendersi. Tuttavia la regola base dello sport è che chi comincia l’attacco ha il diritto di portarlo a termine quindi fino a che la stoccata non sarà parata o sarà andata a buon fine; chi in quel momento subisce deve attendere per il contrattacco.

Le regole sembrano tante e l’attrezzatura particolare visto che deve proteggere in tutta sicurezza il corpo dello schermitore. Per questo può essere considerato uno sport d’elite?
Sinceramente direi di no. È vero che le divise hanno una forte resistenza alla perforazione e per questo sembrano anche molto costose, però è una spesa che in genere si fa una volta e permette di andare avanti diversi anni proprio per l’elevata resistenza dei tessuti. Come dicevo prima per iniziare basta una tuta e delle scarpette poi per il materiale iniziale ci pensiamo noi. Solo se si decide poi di andare avanti nella pratica magari sarà opportuno comprare l’attrezzatura necessaria.

Abbiamo quasi finito. Vista la facilità con cui si può cominciare la pratica di questo sport vorrei chiederti se è altrettanto facile avvicinarcisi e come fare per provare a cimentarsi in quest’arte. E per quel che riguarda le competizioni, vengono seguite in questa zona?
Avvicinarsi a quest’arte è semplicissimo, basta contattare me oppure passare il martedì o il venerdì dalle 18:00 in poi qui al palazzetto. Dopo qualche lezione di prova, si può benissimo decidere di portare avanti la propria formazione compilando i moduli di iscrizione per avere anche il tesserino nazionale.
Purtroppo, per rispondere alla seconda domanda, devo dire che il pubblico presente alle gare in genere è composto dagli 'addetti ai lavori' e dai familiari degli atleti, quindi per il momento siamo ancora lontani dai numeri, che per esempio conta la Francia nel corso delle sue competizioni; anche se la scuola italiana di scherma è sicuramente migliore di quella d’Oltralpe. Forse i tempi non sono ancora maturi per accogliere con grandi numeri la scherma chissà, intanto il centro di San Salvo Marina ha ottenuto anche l’accreditamento per la formazione dei tecnici e per la scherma paralimpica quindi andiamo avanti su più fronti.

Speriamo che allora questa arte venga valorizzata in fretta, anche perché mi pare di capire che avete ottenuto anche numerosi riconoscimenti sportivi nel corso degli anni.
Verissimo. Come dicevo prima, io partecipo al circuito Master ma abbiamo atleti di tutte le età che portano soddisfazioni alla società. Ultimo in ordine cronologico è stato il successo di Giuseppe Di Sanza, che si sta allenando ora, il quale ha ottenuto una splendida vittoria a Pescara lo scorso anno. Insieme al giovanissimo Giuseppe si allenano ora in pedana anche Luca Birra e Carlo Di Sanza, che nelle rispettive categorie si fanno avanti sia a livello regionale che a livello nazionale.

Ultimissima domanda rivolta direttamente agli atleti: come è nata in voi la passione per questa disciplina? E da quanto tempo vi dilettate in questo sport?
Luca: per me è stata la prosecuzione dei giochi da bambino con le spade, quindi inseguo in un certo senso il sogno di combattere in un duello. Pratico la scherma ormai da circa sei anni e spero di proseguire ancora a lungo.
Giuseppe: io ho cominciato quasi per sbaglio perché mi è stato proposto di provare e una volta impugnata l’arma non l’ho più lasciata. Ormai pratico questo sport da circa dieci anni e considerando che ne ho 15 è praticamente una vita.
Carlo: per me è un affare di famiglia ormai, visto che seguo le orme di mio fratello Giuseppe però devo dire che mi piace e mi appassiona quindi non mi pesa. Sono già tre anni che mi diverto così.

FOTO DI GIOMIX68

Danilo Di Laudo

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