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Un negozio che vive da circa sessant’anni a San Salvo

| di Maria Napolitano
| Categoria: Territorio | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Maria Pia Zinni mi ha raccontato la storia del suo negozio di intimo in piazza Papa Giovanni XXIII.

Era intorno al 1955 quando mio zio, Antonio Di Nardo decide di cambiare mestiere: da ortolano ambulante, a commerciante. E così apre al piano terra della sua abitazione un negozio che vendeva di tutto: abiti da sposa, tessuti, casalinghi, occorrente per sarte, pelletteria, casalinghi, abbigliamento e corredo. La moglie Di Iorio Celeste collaborava in questa attività.

Dai racconti dei miei zii mi stupiva molto il fatto che all’epoca vigeva o il sistema del baratto o quello del credito basato esclusivamente sulla fiducia: “ti pagherò appena posso”.  In varie occasioni alcuni clienti, riferendosi ai miei zii oramai morti, dicevano: benedetto il posto dove sono perché grazie alla loro fiducia ho potuto fare il corredo a mia figlia! (era consuetudine che i genitori “dovevano” fare il corredo per le figlie e siccome era molto dispendioso si cominciava già dalla più tenera età).

Zio Antonio sapeva guardare oltre: all’epoca egli proponeva ai suoi colleghi di fare una sorta di consorzio per acquistare a prezzi più convenienti (quello che fanno in sostanza oggi i supermercati). Ma gli altri non acconsentirono poiché avevano paura che in qualche modo potessero essere imbrogliati.

Egli acquistava interi bancali di merci recandosi direttamente presso le fabbriche di Milano, Firenze e Bologna. In queste città ci si recava con la sua bianchina blu o col treno e la merce gli veniva poi spedita.

Nel periodo dell’industrializzazione di San Salvo l’attività crebbe molto, anche perché i negozi erano pochi all’epoca. Lì in centro vennero ad abitare molti ingegneri della Siv e della Marelli e che si affezionarono molto a mio zio (fino a poco tempo fa continuavano a mandarci gli auguri per Pasqua e Natale).

Purtroppo nel 1978 zio Antonio venne a mancare stroncato da un tumore in soli tre mesi. Ricordo uno zio molto solare e sempre circondato di amici. Non ho mai sentito dirgli una parolaccia: in situazioni estreme diceva “mannaggia la paletta!!”

Zia Celeste continuò l’attività avviata dal marito con tanta dedizione. All’inizio per lei fu molto difficile soprattutto per ordinare la merce: non era abituata ad andare fuori e pure volendo doveva accudire la suocera, motivo per cui non si poteva muovere. Grazie a Dio arrivarono i rappresentanti delle fabbriche che le consentivano di ordinare la merce direttamente dal negozio.

Il negozio divenne per lei la sua ragione di vita anche grazie all’affetto dei clienti: una volta tra il cliente e il negoziante si instaurava un rapporto di stima e fiducia reciproca.

Da sempre sono stata presente in negozio poiché i miei zii mi consideravano una figlia e intorno al 1993 quando zia Celeste è andata in pensione, sono subentrata io.

Maria Napolitano

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