Sapete come, quando e perché è nato a San Salvo l’Istituto Tecnico Commerciale?

| di Maria Napolitano
| Categoria: Territorio
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L’Istituto Tecnico Commerciale è nato su intuito e ispirazione del Sindaco pro-tempore del Comune di San Salvo insediatosi il 29 giugno del 1970, Evaristo Sparvieri. Lui stesso ha lasciato una memoria storica della nascita di questa importante istituzione scolastica nella sua terra:

Nascita dell’I. T. C. di San  Salvo

 Nell’anno 1971, l’Amministrazione Comunale di San Salvo, insediatasi il giorno 29 giugno dell’anno precedente, chiese ed ottenne dal Ministero della Pubblica Istruzione (per il tramite del Provveditorato agli Studi di Chieti), la istituzione in San Salvo di un Istituto Tecnico Commerciale per Ragionieri.

Tanto, non solo per questioni di prestigio di cui questa nostra cittadina ne era degna, ma principalmente perché la cultura potesse di gran lunga migliorare, specie per  l’elemento femminile, di cui una alta  percentuale di esso, conseguita la licenza di Scuola Media Inferiore, non continuava gli studi, per mancanza “in loco “di idonee strutture attinenti allo scopo.

Le attività scolastiche ebbero inizio precisamente col 1° ottobre dell’anno 1971,con ubicazione provvisoria in alcuni locali ubicati a Piano Terra dell’Edificio Comunale di Piazza Giovanni XXIII.

L’ Istituto nacque come sede staccata dell’Istituto Commerciale di Chieti, per, poi, dopo alcuni anni, accorparsi a quello di Gissi , già sede autonoma.

Dopo non molti anni divenne “Sede autonoma” e nel 1983 venne intitolato all’ illustre Economista Raffaele Mattioli, cittadino della vicina Vasto.

Artefice di tale importante Istituzione è stato il sottoscritto, Sindaco pro-tempore del Comune di San Salvo.

Evaristo Sparvieri

 

Questa istituzione per lui rappresentava un motivo di grande orgoglio soprattutto perché grazie a quella sua idea e proposta portata avanti fino alla fine, tante ragazze di San Salvo (con genitori timorosi e gelosi di mandare le proprie figlie a studiare a Vasto) poterono diplomarsi.

Ma qual’era il contesto sociale delle donne in quell’epoca che aveva fatto scattare questo desiderio nel maestro/sindaco Evaristo?

Il figlio Fernando ha affrontato questa questione in uno dei suoi racconti su SanSalvoantica con un pizzico di ironia:

Le ragazze, ora, potevano liberamente uscire la domenica e farsi una bella passeggiata con qualche amica per il paese. Naturalmente non potevano parlà' 'nghe le giuvunútte (parlare con i ragazzi), specialmente con quelli che j jàvene apprèsse (che le corteggiavano), altrimenti quando sarebbero ritornate a casa le avrebbero struppujte de màzzate (le avrebbero riempite di botte). Per il resto, però, potevano parlare di tutto, persino del più e del meno.  

Sempre in tema di maggiori libertà, certamente le ragazze sansalvesi non potevano andare a ballare in discoteca, anche perchè non ce n'erano, ma per il resto potevano liberamente ballare durante le feste in casa fàmmene e fàmmene (donne con donne). 

Altro esempio. Le ragazze, durante la messa, non potevano naturalmente scambiare sguardi furtivi con i rispettivi spasimanti, che le ammiravano da lontano, ma per il resto potevano liberamente confessarsi, sentire la predica e fare pure la comunione. Altro esempio ancora. Le ragazze naturalmente, non potevano affacciarsi alla finestra e sospirare quando passava il moroso, ma per il resto potevano affacciarsi tranquillamente al balcone p'arcóje le pénne (per raccogliere il bucato,) l'importante che ne faciàvene cascà' li chiappétte (non facevano cadere le mollette per i panni), 'ncápe(in testa) al fidanzato. 

Erano quelli, purtroppo, ancora i tempi in cui le ragazze vivevano in uno stato quasi di segregazione in casa ed il solo incrociare lo sguardo di un ragazzo, un sorrisetto, un piccolo ammiccamento, se scoperto, era oggetto di scandalo. San Salvo, su questo tema, era un po' un discorso a parte rispetto al circondario: mentre nei paesi limitrofi le ragazze godevano di qualche libertà, la realtà sansalvese era rimasta piuttosto retrograda. Tanto per citare un esempio molti dei nostri ragazzi andavano a ballare con mezzi di fortuna a Muntinire(Montenero di Bisaccia), dove le ragazze erano più emancipate e non soffrivano il condizionamento asfissiante della famiglia, come invece accadeva a San Salvo, in cui la gran parte delle giovinette era  relegata in casa e considerata una specie di cacate miracule (sagrato mirabile che in dialetto è sinonimo di sacramento).  Altro che Sicilia!

La gelosia dei padri era talmente insensata che qualcuno tirava addirittura i sassi contro i ragazzi che passavano sotto la finestra di casa per corteggiare le figlie. I ragazzi aspettavano la domenica per veder passare le loro coetanee quando uscivano dalla messa: si disponevano in fila indiana sotto l'Arco della Terra, con le spalle ed un piede appoggiati al muro, e faciàvene le sbrafènte (si mettevano in mostra), accendendo sigarette per dimostrare che erano uomini maturi. Le ragazze, sottembraccie (a braccietto) ai genitori, a capo chino e sott'ucchie (guardandoli con la coda dell'occhio), sembravano gradire, anzi chi non fumava veniva considerato nu mezze mammóccie (un cretino).  Spesso capitava che a qualche ragazza, che di lì passava da sola, j si ntrecciecàvene li pite (le si intrecciavano i piedi) per la fretta e l'emozione.

Tanto per restare in tema, quelli che già smurgejévene, cioè che già amoreggiavano tra di loro, spesso, a causa della severità dei genitori, né si conoscevano e né si erano mai scambiati una sola parola: si guardavano e basta,  a distanza, e questo già bastava per confermarsi reciprocamente eterno amore (forse da qui nasce il detto paesano: 'nluntuanánze fà' 'na bella vicinánze (in lontananza fa una bella vicinanza).  

Solo il matrimonio, consentiva loro, il superamento di questo stato di solitudine d'amorosi intenti. 

 

La storia aiuta sempre a comprendere il presente. Un cambio di mentalità di un popolo non è mai un passaggio dall’oggi al domani ma è il frutto di un’evoluzione graduale che abbraccia gli uomini nel tempo e nello spazio. Spesso c'è un uomo che si fa promotore di un cambiamento, nella maggior parte dei casi positivo. E questa storia ne è un esempio.

 

Maria Napolitano

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