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Pino Cavuoti, professionista dell’informazione

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Uno dei punti di riferimento delle informazioni che circolano sul territorio è il giornalista professionista Pino Cavuoti, da tutti conosciuto come attuale addetto stampa del Comune di San Salvo e corrispondente Ansa. Una vita nel mondo della comunicazione che parte nel 1975, quando il giornalista comincia a scoprire di avere una propensione naturale nel raccontare e informare gli altri. Solitamente è lui che elabora con grande professionalità le informazioni per poi restituirle al pubblico. Questa volta ha acconsentito a raccontarsi.

Quando, come e perché è iniziata la tua vita nel mondo dell’informazione?

La mia passione per il mondo dell’informazione risale a quando avevo quattordici anni.  Era il periodo del boom delle radio amatoriali e con un gruppo di amici avevamo aperto una radio privata a carattere locale, Radio Vasto. In quel periodo la musica inglese faceva da padrona e io ero l’unico che proponeva brani di musica italiana. Inserivo i dischi e leggevo, quando me lo ricordavo, i messaggi pubblicitari scritti su un foglio. Arrivare nelle case delle persone tramite una semplice scatoletta era per tutti noi, qualcosa di veramente magico! Fino al 1983 ci trascorrevo volentieri interi pomeriggi. Al liceo scientifico mi appassionai all’italiano e mi accorsi che avevo una propensione naturale nel raccontare i fatti insieme a uno spiccato dono di sintesi. Anche se al quarto superiore un professore mi mise 2 al compito di italiano, come a un altro suo studente di Lanciano, anche lui divenuto poi Giornalista. A distanza di tempo ho interpretato quel brutto voto come uno stimolo e una lungimiranza di quell’insegnante. Negli anni del liceo scrivevo per un giornalino che si era creato all’interno di un’associazione politica che frequentavo. Anche nell’ambito parrocchiale mi occupavo di elaborare una sorta di comunicati dei nostri incontri per “L’Amico del Popolo”, settimanale diocesano tuttora esistente. Avevo la capacità di spiegare fatti ed eventi di cui ero testimone.

Quando hai scoperto che “l’Informazione” poteva divenire la tua professione?

Non subito. Anche se in qualche modo continuavo a svolgere queste mansioni in diversi ambiti e anche televisivo con Telemax, TV 2000 e Telegong. Per motivi di famiglia ho dovuto abbandonare l’università e immettermi nel mondo del lavoro. Entrai a lavorare in un’azienda di servizi del territorio dove vi rimasi per 12 anni. Nel 1983 mi misi nell’ottica di far diventare quella mia propensione alla scrittura una professione e nel 1985 mi sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti. In questa scelta c’era anche quel pizzico di romanticismo del tesserino da giornalista. Tra il 1986 e il 1990 scrivevo anche per “Il Tempo”. A fine 1996 sono entrato a lavorare in una vera redazione dove c’era anche chi soprintendeva e coordinava il lavoro di tutti. C’era una cosiddetta “cucina redazionale” dove insieme si decideva cosa e come impostare il giornale. Ci si occupava tra l’altro anche di ricercare articoli con risvolti sociali ed effettuare delle inchieste sui problemi locali. Era la redazione di Nuovo Molise che era anche corrispondente di Rai 3 e Canale 5 sul territorio. Nel 2000 ho superato l’esame di stato per diventare Giornalista Professionista e sono divenuto il direttore responsabile di Nuovo Molise dove vi sono rimasto fino al 2013 quando sono diventato l' addetto stampa del comune di San Salvo.

In tutti questi anni in cui hai fatto e fai informazione tante cose sono cambiate soprattutto per il diffondersi della rete ma quali sono secondo te i principi inamovibili di un buon giornalista a prescindere dei mezzi con cui si esprime?

Anche se ho vissuto fino in fondo questo cambiamento sin dal suo nascere io preferisco sempre la carta stampata. Un buon giornalista dovrebbe cercare di informare semplicemente di fatti senza aggiungere considerazioni personali e possibilmente anche in maniera sintetica. Anche a livello istituzionale, come nel mio caso, non si può scrivere che una cosa è nera quando è bianca.

In quale tipo di giornalista ti identifichi di più?

Vaticanista. La fede rappresenta il settore che più mi appartiene. Quando ero ragazzo il mio approccio alla fede era quello di chi semplicemente frequenta la parrocchia senza avere una vera e propria consapevolezza di chi sia veramente Dio. Negli anni dell’adolescenza, distratto anche dalla politica, mi allontanai completamente da quel mondo. A 17 ebbi un brutto incidente con la moto e rischiai di restare paralizzato a vita. Restai immobilizzato per 5 lunghi mesi e dopo quell’evento mi sono riavvicinato a Dio e alla parrocchia con una nuova consapevolezza.

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