Luoghi da visitare: "L'Eremo dannunziano", teatro di una grande storia d'amore

| di Maria Napolitano
| Categoria: Territorio
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L'Eremo dannunziano (chiamato anche eremo di San Vito) detto anche Eremo delle Portelle dal nome della contrada su cui insiste, a San Vito Chietino, è un casolare adibito ad eremo costruito su un promontorio ed è immersa in una natura selvaggia ed impervia, dove nell’estate del 1889 risiedette Gabriele d’Annunzio.

All’epoca era una casa per forestieri che scendeva a picco sul mare di stile colonica. La zona, nonché il promontorio stesso e il litorale sottostante, è chiamata promontorio dannunziano. A poca distanza vi è il Trabocco Turchino e l'omonima spiaggia.

In questa residenza il poeta pescarese soggiornò dal 23 luglio al 22 settembre 1889 insieme alla sua amante Barbara Leoni (soprannominata la “bella romana”), che fu sua musa e compagna per cinque anni e che ispirò la prima produzione letteraria dannunziana “Il Trionfo della Morte”. Barbarella, nata a Roma il 26 dicembre del 1862 aveva sposato nel 1884 il conte bolognese Ercole Leoni, un’unione  infelice che aveva provato la donna tanto psicologicamente quanto fisicamente, lasciandola per sempre sterile  a causa di una malattia venerea trasmessale dal marito. Eppure il desiderio di emozioni e di vita, di quella stessa vita che fino a quel momento l’aveva delusa, furono in lei più forti delle difficoltà e riuscì a conquistare il giovane poeta pescarese quando, in quel 2 Aprile del 1887 incrociò per la prima volta il suo sguardo al Circolo Artistico di via Margutta a Roma, dove entrambi si erano trovati per assistere ad un concerto. Da quel momento prese vita un’intensa passione che seppur tradita in seguito, mai venne meno a sé stessa la cui cornice idilliaca, il buon ritiro necessariamente tanto distante dalla Roma mondana e bizantina di via Margutta, fu appositamente trovato per d’Annunzio dall’amico Francesco Paolo Michetti  in quell’eremo rustico sul promontorio adriatico.

Dal 2009 chi si reca all’Eremo Dannunziano può lasciare un fiore, magari proprio una di quelle ginestre di San Vito, accanto all’ipogeo che raccoglie le spoglie della Leoni che qui sono state traslate  dal cimitero del Verano grazie alla tenacia del notaio Fernando De Rosa, la cui famiglia è oggi proprietaria dell’Eremo, che dopo tredici anni di lotte burocratiche ha riportato nel luogo in cui “ella arse, i suoi resti mortali ancora frementi d’amore”. 

La residenza, oggi di proprietà privata, può essere visitata d'estate su richiesta o in speciali occasioni come le Giornate FAI di Primavera che lo hanno elevato ad uno dei siti più visitati d’Italia.

Le foto delle vedute sul mare sono di Nicola Palma Ucci

 

Maria Napolitano

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