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Dai campi alle botti, attraverso la storia sulle nostre tavole

| di Antonia Schiavarelli
| Categoria: Tradizioni | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Abitiamo una cittadina in cui il cambio delle stagioni si accompagna con il cambiamento dei profumi nell’aria. Un odore acre attraversa in questi giorni i nostri vicoli, quello delle uve e dei mosti di case che ancora oggi producono il vino in proprio.
Incontriamo i rappresentanti di due realtà importanti sansalvesi nel settore vinicolo: Giuseppe Evangelista delle Cantine Evangelista e Piero Pagano dell’Euroortofrutticola di San Salvo.

Incontriamo Giuseppe alcuni giorni dopo la morte del padre Alfiere, che tutti noi ricordiamo con molto affetto e stima, proprio per aver creato le Cantine Evangelista nel lontano 1954, trasformando l’attività del padre e dedicandosi in modo prevalente alla produzione vinicola. Un uomo lungimirante, che nonostante una formazione classica, si dedicò alla viticoltura, credendo fortemente in questo settore. Prima di altri comprese l’importanza dei monovitigni, privilegiandoli e cominciando ad imbottigliare con una propria etichetta già nei primi anni ottanta. Oggi la cantina produce oltre tremila quintali di vino e circa 40.000 bottiglie, una tradizione che continua grazie al figlio di Alfiere, Giuseppe.

Piero Pagano ci accoglie nella nuova cantina dell’Eurortofrutticola, arrivata già alla sua terza vendemmia. I grandi silos hanno una capienza di 115.000 quintali, di cui 30.000 di vinificazione. L’Eurortofrutticola con i suoi 500 soci, produce oltre 100.000 quintali di vino. Il 50% viene imbottigliato dalla Vini Farnese, la restante parte viene esportata in Veneto e in Piemonte. L’Euroortofrutticola riunisce dal 1 luglio del 1996 tre realtà storiche di San Salvo: la Cantina Sociale di San Salvo, nata nel 1959 (ubicata in passato in via Gargheta), la Cantina San Vitale (che sorgeva dove oggi c’è la BCC della Valle del Trigno), nata nel 1961 e l’Euroortofrutticola nata negli anni ’70.

Tutte realtà, nate quando San Salvo era ancora un piccolo paese. Nascevano con esse i primi insediamenti industriali e fu proprio grazie alla cooperazione, che fu possibile per intere famiglie lavorare nelle nuove fabbriche e continuare a lavorare la propria terra. Da un’agricoltura di sussistenza, si passò alla coltivazione di vigneti, oliveti, frutteti, le cooperative provvedevano a garantire la commercializzazione dei prodotti ed una giusta remunerazione, non era più il singolo a contrattare il prezzo, ma un gruppo, ciò evitò l'abbandono dei terreni.

I tempi sono cambiati, le fabbriche come l’agricoltura sono in crisi, si potrebbe pensare di tornare ad una agricoltura di sussistenza, grazie alla quale i nostri padri e nonni sopravvissero alla guerra, o potremmo pensare così come fece negli anni cinquanta Alfiere Evangelista, ad innovare, credendo nelle risorse della nostra terra e nelle menti dei nostri giovani.

Antonia Schiavarelli

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