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'Il sorriso di Maria Giulia', un pensiero di Orazio Di Stefano

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Maria Giulia Moretta se ne è andata in cielo. Ha raggiunto, prematuramente, quel Paradiso, che magistralmente insegnava ai ragazzi dello scientifico e di ragioneria e che aveva insegnato anche a me e a Mario Pascale, da quella prima volta che prendemmo a frequentare il catechismo. Era il 1972 e Don Piero non ancora s’era inventato il catechismo nelle case. Il catechismo di San Nicola veniva insegnato nelle aule dei due plessi elementari del tempo: a Via De Vito e a Piazza San Vitale, dove ora ci sono gli uffici comunali. Mario ed io (che facevamo la seconda elementare) entrammo in un freddo pomeriggio autunnale in quella vecchia aula, come si entra per la prima volta a scuola. Trovammo, come canta Venditti, il presidente, la Croce e il professore. Anzi la professoressa. Dio sa quanto fossa diversa dagli insegnati dell’epoca. Ci conquistò subito con quel suo sorriso, che più tardi avremmo imparato a contraccambiare in parrocchia, che ovviamente iniziammo a frequentare. Il parroco aveva solo dieci anni più di lei, che aveva otto più di noi. Noi bambini eravamo attratti nel vedere quel gruppo di giovani (dal parroco in giù) impegnati costruire una nuova realtà parrocchiale, che era la Chiesa, così diversa da quella ancora formale e maestosa ed ancora “preconciliare”. La nostra era una Chiesa nuova, aggregante, aperta. Era la Chiesa del sorriso, come il sorriso di Maria Giulia. Un sorriso, che ancora ricordo ad un compleanno a casa sua, a cui Don Raimondo partecipò da seminarista. Da allora, quanti anni sono passati e quante generazioni di bambini e ragazzi lei ha accolto col suo sorriso. Maria Giulia, diversamente da me ed altri di quel tempo, che fecero altre scelte, in parrocchia c’è rimasta sempre. E sempre gioviale. Non ricordo di averla mai vista arrabbiata o rabbuiata. Anzi una volta mi capitò e fu quando nominarono vescovo Don Piero. Vidi piangere di gioia lei e Stefania Ciocca. Mi avvicinai, a modo mio. Si asciugò le lacrime e mi disse: “Bè che vuoi…abbiamo appena perso il parroco”. Il parroco, invece, non lo avevamo perso, perché Don Piero c’è sempre, anche da vescovo. Basta che uno lo chiami al solito numero e lui o risponde o richiama, come faceva Maria Giulia. L’ultima volta che la chiamai era stato per chiederle di aiutare il Comune di Dogliola a proiettare in piazza la partita degli europei. Andò suo nipote, proiettò e non chiese niente in cambio. Tutte le volte che le chiedevo qualcosa, non mi chiedeva nulla in cambio, perché era così. A scuola dove insegnava e con la sua cooperativa si dedicava agli altri, a tutti quelli che avevano bisogno. Noi si che abbiamo perso qualcosa e qualcuno. Questa città e le sue scuole hanno perso qualcosa e qualcuno. Tutti abbiamo perso Maria Giulia e il suo impegno per gli altri, anche se proveremo a consolarci coi tanti ricordi che abbiamo e con la speranza di rivederla un giorno, col sorriso di sempre. Nel frattempo, forse, chiameremo Don Piero al solito numero, per farci spiegare: perché?

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