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Lungomare sansalvese, passanti e 'conversazioni flash back'

Un viaggio tra amare riflessioni e orizzonti di speranza

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Il mare d’inverno ha i suoi furori di cui qualche volta si pente. Talvolta, solo il giorno prima sembrava voler travolgere tutto e tutti con mareggiate violente e onde altissime che hanno deposto con rabbia sulla spiaggia tutto quello che i fiumi avevano loro consegnato: alghe, rami, alberi sradicati, plastiche varie e ciarpame di ogni genere, per poi porgere - nel giro di poche ore - il ramoscello d’ulivo di un cielo luminosissimo e terso che arriva quasi a sorpresa tra un maestrale e uno scirocco spazza nubi.

All’improvviso ci riveste di stupore un cielo azzurro tutto soleggiato che spande tepore primaverile, ma che alterna brevi intervalli di schiaffi di vento freddo e violento, veicolati da qualche minaccioso e oscuro nuvolo.
Il sereno restituisce sempre con rinnovata meraviglia al paesaggio la sua nitidezza e i suoi colori e, al mare, le sue infinite danze e trasparenze. Sul bagnasciuga e in prossimità delle scogliere, si può tornare a godere del 'gossip' delle colonie di gabbiani.

Il nostro lungomare è bello e godibile, con i suoi viali ben curati, le sue tamerici, le sue palme, le sue panchine su cui sostare e gli ampi parcheggi. D’estate sono tutti invitati, ma dal tardo autunno fino a primavera inoltrata, esso torna ad essere 'proprietà privata' dei sansalvesi.
I protagonisti di questo arco di tempo però, sono loro: i marciatori di tutte le ore, i tanti che, dello joggins, la camminata veloce o, la semplice passeggiata solitaria e/o con amici, ne hanno fatto un sano stile di vita. Nel pomeriggio aumentano ma, anche al mattino, non è raro vederli con il cappuccio in testa, scarpe da tennis e muscoli scattanti. Spesso s’incontra anche qualche mamma coraggiosa con la carrozzina, dove bisogna avere i Google glass per vedere dove è nascosto il nasino del bimbo.

I coraggiosissimi poi: camminano, corrono o pescano sull’arenile spazzato dal vento polare. Chi corre, ovviamente, non parla perchè insegue la sua meta fatta di tempo e calorie, chi sosta per un po’ invece, ascolta - suo malgrado - flash back di conversazioni dei passanti. Sembra quasi di essere immersi nell’atmosfera un po’ surreale di un celebre film del secolo scorso: L’anno scorso a Marienbad.
Prima che il vento e il passo  portino via tutte le parole dei passanti, si riesce a cogliere tra esse sprazzi di umana sofferenza. Ogni frase - o frammento di essa - parla soprattutto di questa crisi che morde sempre più e sembra aprire solo finestre finte.

Di seguito un piccolo campionario: «... l’altra notte hanno rubato proprio nell’appartamento a fianco al mio... uno spavento che non si può descrivere», «... non so cosa farò adesso che la C.I.G. terminerà», «... Il bambino è stato malato, il costo delle medicine non mi ha permesso di comprare neppure un paio di scarpe ai saldi...», «... mi è arrivata una bolletta del gas... inverosimile», «... farei qualsiasi lavoro, ma non trovo nulla, ho bussato dappertutto, persino come bracciante da un contadino, ma non hanno bisogno, o meglio non possono pagarmi, neppure in nero», «... cresce solo la corruzione... chi ci salverà? Dove andremo a finire?».

Ascoltare da una panchina questi flash di malessere della gente, sono un 'sondaggio' che, ogni persona preposta al bene comune, soprattutto coloro che, dagli 'alti scranni' del potere si ritengono i loro 'grandi e unici interpreti' dovrebbero fare.

Da questi stralci di vissuto si coglie il vero e l’essenziale senza filtro alcuno. Non vi sono le 'mediazioni' dei sociologi, dei tecnici, dei benpensanti, sono amarezza allo stato puro. Gli argomenti sono: lavoro, salute, sanità, pensioni misere, tasse dalle sigle cangianti, scuola, sicurezza, anelito alla dignità, mortificazioni infinite, soprattutto nei giovani e, l’elemento bastardo che accomuna sempre più tutti: lo spettro del fine mese che economicamente chiude sempre in anticipo.

Un poeta diceva che il caldo più caldo che esiste è «un giorno di sole nel cuore dell’inverno». Nulla di più vero, ma nel mentre ci si scalda camminando o sostando, ci piacerebbe sentire - a breve - parole/flash di speranza, sogni di vita 'Normale' e non più traditi, sorprese di 'primavere economiche incipienti', qualcosa di cui si possa dire: «... era ora!». Anche se da frasi smozzicate.

Frasi che si amerebbero tutte all’incirca come quella di una signora che, mentre camminava diceva all’amica: «... il segreto per la riuscita di questo piatto è aggiungere un po’ di salvia e vino bianco alla fine». È il poco/tanto che chiediamo al buon Dio e preghiamo affinchè, mai più si avveri quel tremendo e attualissimo j’accuse di Amos, un Profeta vissuto nel VII secolo a.C.: «avete venduto il giusto per denaro e il povero per un paio di sandali» (cfr. Am 2,6 – 6,12).

FOTO DI INES MONTANARO

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