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I primi 40 anni della Parrocchia della Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo di San Salvo Marina

La ragazza sembra dire: «Ce l’abbiamo fatta!». Era l’estate 1979

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Motivazioni, fede, progetti, tempi, persone, famiglie, luoghi, dinamiche, carismi, evangelizzazione, carità, missionarietà, sfide, fervore, audacia, iniziative: spirito della nascita della “Chiesa della Risurrezione N.S.G.C. di San Salvo Marina”, della sua prima Comunità parrocchiale e del suo primo Pastore don Luigi Smargiassi.


Che cos’è una parrocchia? Se dovessi esprimere il mio personale intendimento di questa parola direi che una parrocchia può dirsi tale se è una Comunità. Ed è questo sentimento di Comunione che ho appreso incontrando e intervistando Ines Montanaro. Abbiamo conversato sulla Parrocchia RNSGC di San Salvo Marina, una realtà che, pur essendo molto vicina ai mie occhi, Ines ha svelato nella sua essenza più vera.
Quando nei primi anni ’70 un giovane parroco vastese viene inviato a governare le anime di una chiesetta alla Marina (Chiesetta Madonna di Fatima), gli ingredienti per il “fallimento della missione” c’erano tutti. Un posto lontano dal centro abitato, in mezzo al nulla o quasi, dove mancava spesso l’acqua e la luce, abitato da poche famiglie originarie del luogo e da tante famiglie che, da tutte le parti d’Italia, erano giunte in questo lembo d’Abruzzo attirate soprattutto dalla industrializzazione. Nessuna storia comune, nessuna identità culturale da condividere, nessuna struttura, nessun luogo fisico ad esclusione di una chiesetta per ritrovarsi. Eppure quel giovane sacerdote, quel gruppo di anime dimenticate dal mondo ma, evidentemente non da Dio, seppero rimboccarsi le maniche e costruire una Comunità. Una Comunità aperta proprio come quella che sabato scorso 3 maggio ha esortato a costruire Papa Francesco nel suo discorso all’Azione Cattolica Italiana. A San Salvo Marina posso dirlo con certezza nacque una Comunità evangelizzante, missionaria, orante, aperta, multiculturale, desiderosa di aderire completamente al messaggio di Cristo, capace di coinvolgere e di trascinare le anime, ebbene una Comunità con queste caratteristiche ormai si avvia a compiere i suoi primi 40 anni.

Ines, cosa ricordi di quel 1976 quando si costituì la Parrocchia a San Salvo Marina?

Il secondo nucleo cristiano alla Marina di San Salvo possiamo dire che nacque con la nascita della Parrocchia nel 1976. Don Luigi Smargiassi era il parroco di una parrocchia che esisteva da poco sulla carta e di una chiesetta che era il frutto del primo nucleo arrivato sin da prima della guerra in Contrada Stazione ed aveva già una sua storia e delle radici lontane e forti. La mia/nostra generazione arrivò con la grande industrializzazione iniziata negli anni ’60, prima con la S.I.V. poi con la Magneti Marelli e relativi indotti. Le tre palazzine di Sciò in Via Andrea Doria erano tutte abitate, come il palazzo Perone - il primo costruito - e le sei palazzine di Piazza Verrazzano. C’erano due negozi di alimentari (Roberto Ciccorossi e Nino Marocco), una piccola merceria (Anna Nicoletti), un macellaio (Iva e Peppino Spadano) ma, soprattutto, il Ristorante “La Poppa” di Natalino Sozio che, insieme agli altri tre punti commerciali, facevano incontrare e conoscere sia pur limitatamente le persone. Le Nereidi erano appena state costruite e vi erano altre case sparse. Con la Contrada Stazione contavamo almeno 600 abitanti. Ricordo mia madre che, quando vide il posto per la prima volta mi disse: “lasci la nostra campagna di Casalincontrada per questa palude piena di canne e ranocchie e dici che..ci guadagni?”. Mancava spesso la corrente, l’acqua potabile, le fogne e i pozzi neri spesso si otturavano. L’ascensore, per me, era una “lusso” ma, quando incinta di sette mesi, saltava la corrente e abitando al settimo piano rimpiangevo la casa di terra nelle campagne del mio paese. Però c’era il mare, quel mare che spiavo dall’alto di un grande olmo della mia infanzia nei giorni sereni. Adesso potevo dire che, esso mare, era mio/nostro. La mia bambina e tutti i bambini del quartiere tra spiagge e canne vi crebbero felici e liberi.
Ricordo don Gino incontrato nella merceria Nicoletti di via Vespucci con un progetto grafico in mano e diverse persone attorno a lui che guardavano e ascoltavano: era la nuova chiesa da costruire, mi avvicinai e... restai “catturata” da quel disegno: una chiesa!. Il massimo, per me che provenivo da famiglia di antiche radici cristiane fu.. il momento “fatale” preparato da Dio.
Ho ricordi vivi ma, mi piacerebbe averne tanti di più, nomi e volti che non tutti ho avuto occasione di conoscere o di conoscere poco. Con certezza però, posso testimoniare che, quella Comunità che tu definisci multiculturale, era in primis.. anche multi-geografica: la nostra provenienza, infatti, spaziava dal Piemonte alla Sicilia. Questo fattore che poteva giocare in negativo, con la costruzione della chiesa si rivelò invece... la carta vincente. Essa ci unì, ci fece cristiani migliori, ci radunò..ci diede un senso e un appartenenza e anche un’ identità di carattere civico.

Anche la chiesa di San Salvo Marina ha la sua prima pietra, mi racconti la storia?

Andammo al fiume Treste in un grigio giorno del novembre 1977 a scegliere una bella pietra su cui poggiare la nuova chiesa. Eravamo in tre: don Gino, io e la signorina Giulia Ciccarone. Fui invitata come rappresentante giovanile. Intuii subito che stavo/stavamo vivendo un momento storico e irripetibile, presi dunque con me l’apparecchio fotografico che avevo acquistato in Svizzera negli anni dell’emigrazione. Facemmo diversi km con don Gino alla guida della sua storica Fiat 127 bianca, ma... non mi resi conto di dove si dovesse andare. Seppi dopo che eravamo stati sul greto del fiume Treste: un luogo di selvaggia bellezza e ricco di sassi di ogni forma e misura. Osservatele per un po’, don Gino scelse quella che fu “la prima pietra” della chiesa. La signorina Giulia scattò una foto mentre la si sollevava, poi la deponemmo sul suo impermeabile allargato a terra per ri-sollevarla successivamente più comodamente e riporla nel bagagliaio dell’auto di don Gino. Poggiata su quell’impermeabile di colore azzurro-avio, la pietra era bellissima. Scattai ancora una volta. Dissi a me stessa che sarebbe stata la foto più bella e emblematica, quando un giorno se ne sarebbe raccontata la storia. La donai qualche tempo dopo alla signorina Ciccarone che, da qualche anno è tornata alla Casa del Padre. Peccato non averne fatto stampare due copie. Sarebbe stata decisamente “l’icona” più bella di questi ricordi. Però ho conservato con amore le altre due più antiche, anzi tre con quella della “posa” vera e propria, quando venne benedetta dall’allora Arcivescovo di Chieti-Vasto Mons. Vincenzo Fagiolo e messa a dimora nello scavo delle fondazioni, il 17 novembre 1977.

Hai parlato più volte di madri e padri fondatori e dei loro carismi messi a servizio della nascente Comunità. Chi erano?

A questa domanda voglio rispondere ricordando tutti i nomi di coloro che c’erano e che hanno fatto anzi, che sono la Comunità di San Salvo Marina, i vivi e i Vivi in Cristo: ne butto giù a caldo alcuni che ebbi la gioia di conoscere e lavorare insieme ma, non possono essere tutti perché, anche se ci sono state persone più impegnate come quelle sotto elencate, non si può assolutamente dire che..tutti gli altri non fecero nulla o non donarono la loro parte di lavoro e di gioia. In chiesa e nella photo gallery è compresa l’immagine di una lunga pergamena incorniciata dove vi sono tutte le firme della Comunità fondatrice, con l’aggiunta di un foglio dattiloscritto che “traduce” quelle firme a volte non leggibili. In buona parte li raccolse Giovanna Gallina, una ragazza allora tredicenne che girò per giorni porta a porta, altre furono apposte quando si era di passaggio in canonica. Don Gino diceva sempre che, se la chiesa fosse andata, per una qualsiasi circostanza danneggiata o distrutta, era l’unica cosa che avrebbe desiderato salvare insieme alle Ostie consacrate. Ecco i nomi dei miei ricordi:

Mons. Vincenzo Fagiolo Arcivescovo di Chieti - Vasto, Don Gino Smargiassi parroco, Il maestro Gino e Giuseppina Baisi, Labrozzi dott. Erpinio e Iole, Cervellino Benedetto e Giovanna, Angelo e Adelma Bocchino, Felice (Angelo per tutti) e Giovina Capozzo, Domenico e Rosetta Sarra, Nicolino e Maria Bizzarri, Cardellini Argeo e Fernanda, Nicoletti Antonio e Anna, Angeli Emilia (per tutti Eva), Sozio Natalino e Enza, Gallina Nicola e Maria, Antonio e Elena Arrivabene, Lorusso Giuseppe e Maria, Nino e Rosa Marocco, Roberto e Gina Ciccorossi, Fossaceca Domenico e Enrico, Antonietta e Vittoria, Di Pietro Luciano e Titina, Cinalli Domenico e Giovanna, Carmine e Maria Di Rienzo, Franchella Enrico e Maria, Antonio e Ines Di Martino, Cecchini Giuseppe e famiglia, Iagatta Giovanni e Maria, Luciani Vincenzo e Pina, Bernardi Giuseppe e Dora, D’Ambrosio Angelo e Maria, Fini Maria Domenica, Cardellini Andrea e Marina, Sergio Di Tizio, Antonio e Rosanna Tondo, Olivieri Antonio e Rita, Lombardi Antonio e Fernanda, Alfonso e AnnaMaria Ciocca, Mario e Silvana Caruso, Spadano Giuseppe, Luigi e Eugenio, Seccia Antonio e Clara, Fusella Biagio e Loredana, Cecchino e Emilia Medaglia, Raffaele e Maria Teresa Di Martino, Sciampa Eliseo e Flora, Medei Ettore e Sandra, Giurastante Silvio e Loredana, Ferrone Luciano e Titti, Bonadduce Giuseppe e Concetta, Neri Massimo e Isa.

Alcuni degli ultimi nomi sono della seconda generazione, ma ce ne sono ancora tantissimi Altri. Spero mi perdoneranno se non ho memoria di tutti.
In modo particolare però, devo ricordare Angeli Emilia (per tutti Eva) con la quale ho avuto anni di collaborazione intensa e intesa profonda. Insieme abbiamo fatto di tutto: dalle pulizie al cucito, dalla cucina - nella quale da buona Emiliana era regina - alla raccolta di fiori di campo per la festa della mamma. Soleva dirmi: «tu hai tante idee», io con le idee le donavo anche collaborazione ma, dove non ce la facevo più, lei tirava fino in fondo. Se c’è una “Madre fondatrice” penso a lei. La sua dipartita ci trovò tutti radunati in chiesa, prima in lacrime, poi, all’uscita, con un coro di: “Eva, Eva, Eva...”. I padri sono più numerosi ovviamente, ma di “mamma” ce n’è una sola. Ringrazio Dio per i tanti anni che ci hanno visto lavorare insieme con passione, tempismo, sintonia profonda e senza mai uno screzio. È doveroso da parte mia ricordare poi una ragazzina che stette vicina sia alla parrocchia che alle madri fondatrici, si chiama Giovanna e la conobbi quando lei aveva 13 anni ed io 26. È stata – nonostante la giovanissima età – un’ infaticabile collaboratrice di tutte le iniziative, le si poteva affidare ogni compito con la sicurezza matematica che lo avrebbe assolto alla perfezione quanto e più di un adulto. Aveva e ha, un dono che mi confidò don Gino: «parla con lei perché sa consigliare nonostante sia piccola». Una “madre fondatrice” ragazzina che valeva tanto e, qualche volta, più di un adulto. Nella nascente Comunità i vari carismi si sono fatti strada da soli. Nessuno aveva deleghe particolari e tutti sapevamo cosa fare. L’elettricista faceva gli impianti (penso alla generosità, disponibilità e serenità di Angelo Bocchino), il falegname lavorava il legno, la sarta cuciva, l’architetto progettava. Non c’erano gerarchie se non quella dello Spirito Santo che guidava tutto e tutti.

FOTO DI INES MONTANARO

LA SECONDA PARTE DELL'INTERVISTA SARÀ PUBBLICATA DOMENICA 18 MAGGIO

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