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'Una giornata di ordinaria follia' nella sanità abruzzese

Racconto di viaggio nei meandri della burocrazia sanitaria

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La giornata nella sanità abruzzese comincia dal medico di base.

Alle 8.15 dopo aver lasciato i bambini a scuola, entro nell’ambulatorio del dottore di famiglia, tre persone davanti a me, priorità per le impegnative, 20 minuti di fila.

Sono le 8.45, quando mi reco all’ospedale di Vasto. Dopo aver vagato alla ricerca di un parcheggio per circa 15 minuti, trovo un parcheggio selvaggio…
Prendo il numero al Cup, per ottimizzare i tempi e mi reco alla farmacia dell’ospedale. Posta nei sotterranei dell’ospedale a poche decine di metri dall’obitorio e dai magazzini, non è una stanza ma un corridoio di 2 metri per 4, con 5 posti a sedere. Non vi è alcun impianto di aerazione, solo due finestrelle poste in alto, sempre chiuse. La fila davanti a me è di 30 persone.
Lo sportello è aperto dal lunedì al sabato dalle 9 alle 13 e due rientri pomeridiani settimanali. Partendo dall’assunto che chi si reca alla farmacia dell’ospedale ha malattie croniche o gravi, le cui difese immunitarie sono sotto la media di qualunque altro cittadino, comprenderete la situazione ai limiti della vergogna.
La fila è di un’ora e mezza.

Mi reco dunque al Cup, dove devo prenotare alcuni esami che mi necessitano per il mese di giugno, prenoto dunque a gennaio. Questa volta la fila è più veloce sono ben cinque gli sportellisti al CUP di Vasto, due giorni prima al poliambulatorio di San Salvo, dove lo sportellista è uno solo la fila fu di un’ora e cinquanta. Riesco a prenotare solo una MOC a Lanciano, la prima ecografia addominale è possibile effettuarla solo nel mese di settembre nelle strutture pubbliche. Lo sportellista gentilissimo, mi consiglia di recarmi in una struttura privata convenzionata.
Lo sconforto è totale, quando mi suona il telefono e apprendo del decesso di un caro amico di famiglia, un giovane di 36 anni, mi ronzano nella testa le parole del mio medico di base della mattina, «la prevenzione è fondamentale per sopravvivere ad un tumore».

Le persone che incontro, nei miei viaggi nella sanità, sono persone che lottano, soprattutto contro il tempo e la sensazione di perderne troppo in file e burocrazia, è davvero il male peggiore che questo sistema può affliggere ai propri ‘pazienti’! Sono le 12.15.

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