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“Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri” 

Commento al vangelo

| di Don Mario Pagan
| Categoria: Varie | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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“E vidi un nuovo cielo e una terra nuova: il cielo e la terra di prima infatti erano scomparsi e il mare non c’era più” (Ap 21,1).

Il popolo in fuga verso la libertà aveva sperimentato che il braccio potente di Dio riesce ad aprire il mare, per dare scampo a Israele.

I discepoli di Gesù vedono il loro maestro capace di una parola simile a quella del Creatore: il vento e il mare gli obbediscono, e sul mare Egli addirittura cammina, non per una sorta di miracolo stravagante ma appunto per riaffermare la potenza liberatrice di Dio.

Il mare minaccioso è il simbolo del caos, che riporta la creazione alla terra informe e vuota degli inizi. Avanza e travolge ogni volta che prevale la violenza, la guerra, l’ingiustizia, l’oppressione; dilaga nel nostro cuore, là  dove hanno la meglio i flutti e i gorghi dell’egoismo, dell’indifferenza, del tornaconto.

Non basta pertanto tenerlo a bada, limitandone il potere distruttivo; se la Pasqua del Cristo ha vinto la morte, allora anche il mare può essere definitivamente annientato.

E’ il significato dello squarcio profetico della visione finale dell’Apocalisse, attraverso la quale irrompe una speranza radicale, che illumina il cammino della storia con la luce proveniente da Dio stesso.

E’ una sorta di antidiluvio: non le acque che cancellano una creazione irrimediabilmente corrotta, ma la parola nuovamente creatrice di Dio, che cancella la forza del male instaurando cieli e terra nuovi.

Il mondo, simboleggiato da terra e cielo, si fa nuovo non attraverso        una “fine”, ma tramite una trasformazione che Paolo chiamerebbe “parto”; legge infatti così i gemiti della creazione.

Nel mezzo di questa grandiosa visione si ode la voce potente di Dio, come speso avviene nelle Scritture; addirittura nell’esperienza di alleanza al Sinai, si dice vedevamo voci.

Ma nel cuore del dire potente di Dio, ecco delinearsi un gesto di tenerezza, simile al curvarsi di una mamma e papà sul bambino che piange di sofferenza o di paura. “Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi” (Ap 21,4).

Qualcuno ha detto, contrariamente alla nostra esigenza di segni inequivocabili e forti per corroborare la fede, che Dio sta nei particolari,

Come non vibrare di fronte al volto di un Dio così, che avvolge ciascuno e tutti nell’abbraccio, simile ad un genitore, un amico,uno sposo?

Infatti la visione è introdotta con un’immagine sponsale“Vidi anche la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo” (Ap 21,2).

Come delle visioni di pace dei profeti, così di questa parola si può pensare sia solo utopia; meglio stare con i piedi per terra e, invece di pensare ad annullare il mare con la sua potenza negativa, cercare dei sani compromessi per nuotarci dentro.

Per non cedere è necessario recuperare la determinazione delle prime comunità cristiane, alternative rispetto alle logiche correnti, capaci di tenere duro nonostante tutto.

E’ significativo, a questo riguardo, il ministero di Paolo e Barnaba; passano di comunità in comunità “confermando i discepoli ed esortandoli a restare saldi nella fede poiché dicevano, dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni”. (At 14,22),

E lo fanno testimoniando come Dio aveva aperto ai pagani la porta della fede (At 14,27), senza favoritismi o discriminazioni. In che vive con fedeltà la proposta evangelica, il nuovo cielo e la nuova terra prendono forma -  anzitutto dentro di sé, nel nostro impasto di terra attraversato dal soffio di Dio per farsi gravido di cielo.

Gesù riassume tutto ciò con un comandamento, anch’esso nuovo della novità che tutto trasfigura; esso rende possibile che il futuro irrompa già ora, nelle relazioni vicendevoli. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri” (Gv 13,34).

Il Signore ci fa entrare nella novità dell’amore gli uni per gli altri, donandoci una possibilità inedita resa praticabile dalla parola stesa del Signore (ciò che ci comanda,infatti, prima ce lo dona).

L’amore, infatti, è il luogo concreto dove prende forma il mondo nuovo profetizzato nell’Apocalisse, che non sarà utopia illusoria “se avete amore gli uni per gli altri”. (Gv 13,35).

Don Mario Pagan

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