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Naila Karaboja, “più forte della morte è l’amore”

Storie di vita

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L’amore vero tra un uomo e una donna è una delle cose più belle al mondo e che sa diventare la più grande fonte d’ispirazione dell’eterno. Ma quante coppie possono vantare un sentimento così profondo che non solo resiste al tempo ma che addirittura cresce giorno dopo giorno sempre di più nella gioia e nel dolore?

Nicola Scè e Naila Karaboja erano le membra vive di una di queste coppie.

Eravamo quel che tutti sognano, quell'amore che i cantanti cantano
tanto forte, potente, immenso che sembra esagerato ed impossibile, con il petto che sembra esplodere
che non serve altro in più per vivere, che potrebbe scomparire l'universo tranne noi” (Nicola Scè)

Naila era di origine albanese. Nel 1991, a soli 11 anni era sbarcata insieme ai suoi genitori e a suo fratello, a Bari nel secondo barcone Vlore (Valona) in fuga dalla dittatura che regnava nel suo paese. Lì sono stati accolti con molta benevolenza prima in un centro di accoglienza e poi da un poliziotto e dalla sua famiglia. Dopo qualche anno il papà ha trovato lavoro come elettricista prima a Guglionesi e poi qui a San Salvo.

Nel 1996 grazie a degli amici comuni ha conosciuto Nicola e si sono cominciati a frequentare anche da soli. Naila frequentava l’istituto commerciale di San Salvo e nel periodo estivo lavorava nello stabilimento balneare del Mirage il cui titolare Valentino Ottaviano la considerava come una figlia. Per recarsi a lavoro utilizzava l’autobus e qualche volta l’accompagnava Nicola con la sua moto. Naila era una ragazza innamorata della vita, divertente, sempre pronta al sorriso,  molto solare, semplice, spontanea, dall’animo pulito  e allo stesso tempo anche molto forte anche se “non dominante”. Nicola è rimasto attratto non tanto dalla sua bellezza fisica quanto piuttosto da queste qualità non molto comuni tra le ragazze di quell’età.  E così il 21 luglio del 1997 le chiede di uscire un po’ prima dal lavoro perché le “voleva parlare”. Ed ecco la prima dichiarazione d’amore e il primo bacio e da quel giorno è iniziato quel meraviglioso viaggio d’amore che li ha contraddistinti per tantissimo tempo.

Dopo il diploma ha provato a cercare un lavoro come ragioniera ma spesso non veniva neanche presa in considerazione per via delle sue origini albanesi.  È entrata a lavorare in una camiceria e infine è approdata al bandierificio di Natalino Sozio. I titolari si erano subito affezionati anche se era una semplice operaia. La moglie condivideva con lei la passione per la cucina e quindi spesso erano lì a scambiarsi ricette e segreti di cucina. Naila si trovava bene in quell’ambiente lavorativo soprattutto per i rapporti umani che caratterizzavano l’azienda. Durante la permanenza a Pavia, dopo la scoperta della malattia, i suoi datori di lavoro spesso sono andati a trovarla dicendo le sempre “prenditi tutto il tempo che vuoi per guarire il tuo posto ti aspetta”.

Naila aveva un  talento particolare per la cucina, "non so come faceva ma tutto le riusciva perfetto; mai troppo salato o bruciato o scotto". Da una prima lettura di una ricetta riusciva a dosare a occhio e a cucinare dei piatti perfetti. Era sempre alla ricerca d’ingredienti di qualità e genuini. Amava avere sempre ospiti a casa e preparare tutto lei, anche la sfoglia per le lasagne. Quando ha scoperto la malattia nel timore che durante le chemio non avrebbe avuto la forza di preparare lasagne e sughetti per il suo amato, ne ha preparate un po’ e le ha congelate.  Il suo sogno era anche di coltivarsi un orticello per avere prodotti genuini per la sua cucina.

Oltre alla sua malattia nella vita  ha dovuto affrontare diverse difficoltà materiali e umane. Nel 2010 la mamma Jasmine si è trovata a un bivio tra la vita e la morte e si è salvata grazie al coraggio di Naila che ha firmato per acconsentire a un’operazione da cui poteva non uscirne viva.

A giugno 2013 finalmente hanno fissato  la data del matrimonio, 27 settembre del 2014. A fine luglio 2014 era tutto pronto chiesa, bomboniere, ristorante e casa.  Ai preparativi avevano pensato tutto loro senza ingerenza di nessuno.  A giugno avevano anche terminato il corso prematrimoniale con don Michele Carlucci. Dopo la scoperta della malattia, quando sono tornati a casa per le festività natalizie Don Michele è andato a trovarli e ha offerto loro il suo aiuto materiale.

Il 2 agosto 2014 hanno scoperto l’amiloidosi di Naila e ai primi di settembre si è ricoverata a un centro specialistico di Pavia, dove è rimasta ricoverata per sei mesi. Nicola aveva lasciato tutto stava sempre con lei. Solitamente i sanitari non vogliono i parenti tra i piedi ma vedendo l’amore che contraddistingueva quella coppia hanno acconsentito alla onnipresenza di Nicola.

Ogni fine settimana salivano il fratello ( che per Naila era quasi come un padre) e la mamma e si alternavano tanti amici veri. I restanti giorni stavano sempre a tu per tu come se la malattia non ci fosse. E se qualche volta le dava il cambio la sorella di Nicola, e se capitava che poi lo richiamava, ne era felice perché voleva stare con la sua amata. 

Se qualche volta usciva il discorso di un matrimonio nonostante la malattia, lei non voleva perché non voleva pensare a lui come un vedovo e lui accettava il suo no solo perché pensava che lei era una persona speciale e quel giorno che tanto desiderava doveva viverlo al meglio delle sue forze.

Il 24 gennaio 2016 Naila è salita tra gli angeli e ogni 24 del mese viene celebrata una messa in suo suffragio nella chiesa di San Nicola. La vita di Naila e Nicola è sempre stata costellata da una marea di amici e parenti che sono stati vicini nei momenti di gioia e ancora di più nella sofferenza con un appoggio, umano, fisico e materiale.

Nicola e Naila amavano stare con gli amici ma ancora di più amavano stare da soli. Non si stufavano mai della compagnia dell'altro. Tutto il tempo che restava dopo il lavoro stavano insieme. È stato sempre, comunque e ovunque “che bello e come stiamo bene insieme". Sembrava quasi troppo bello per essere vero. Facevano tutto insieme e giocavano tantissimo tra di loro e se Nicola voleva farla felice bastava regalarle una “banale rosa rossa” che amava far essiccare e custodire gelosamente. I gioielli non la illuminavano in volto.  Non era per niente legata alle apparenze e alle cose materiali. Amava le cose che veramente contano, la vita e la famiglia.

“L’amore che sai dare non ti sarà strappato” (dedica di Michele Gazich).

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