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"Signore, ti ringrazio perché mi vuoi bene, fammi innamorare della mia vita"

Commento al vangelo

| di Don Simone Calabria
| Categoria: Varie | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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XXXI DOMENICA T.O.C

Sap 11,22-12,2   Sal 144   2Ts 1,11-2,2   Lc 19,1-10:

Il Figlio dell’uomo era venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto.

                  

Il Vangelo oggi ci parla proprio dell’incontro tra Gesù e un uomo, Zaccheo, a Gerico. Lì Gesù non si limita a predicare, o a salutare qualcuno, ma vuole attraversare la città. Gesù vuole, in altre parole, avvicinarsi alla vita di ognuno di noi, vuole farsi vicino al nostro bisogno, percorrere il nostro cammino fino alla fine.

Avviene così l’incontro più sorprendente, quello con Zaccheo, il capo dei “pubblicani” (esattori delle tasse). Dunque Zaccheo era un ricco collaboratore dei romani; sfruttatore del suo popolo, uno che, per la sua cattiva fama, non poteva nemmeno avvicinarsi a Gesù. Ma l’incontro con Gesù gli cambia la vita, come, ogni giorno, deve essere per ciascuno di noi. Zaccheo, però, ha dovuto affrontare alcune difficoltà per incontrare Gesù.

La prima difficoltà: la bassa statura: Zaccheo non riusciva a vedere Gesù perché era piccolo di statura. Anche noi, oggi, possiamo rischiare di stare a distanza da Gesù perché non ci sentiamo all’altezza, non ci sentiamo pronti ad affrontare la vita quotidiana, perché abbiamo una bassa considerazione di noi stessi. Questa è una grande tentazione, che non riguarda soltanto la nostra stima, ma tocca anche la fede. Perché la fede ci dice che noi siamo «figli di Dio, e lo siamo realmente»: siamo stati creati a sua immagine; Gesù si è fatto uomo per noi e vuole abitare dentro di noi. Questa è la nostra “statura”, questa è la nostra identità spirituale: siamo i figli amati da Dio, sempre. Capite allora che non accettarsi significa non riconoscere la nostra identità, non appartenere a Lui: è come girarsi dall’altra parte mentre Dio vuole posare il suo sguardo su di noi.

Dio ci ama così come siamo, con la nostra fragilità, debolezza, con il nostro peccato. Per Gesù nessuno è inferiore, ma tutti siamo prediletti e importanti: tu sei un bene per me perché Dio ci ama sempre.

Ricordiamoci di questo all’inizio di ogni giornata. Ci farà bene ogni mattina dirlo nella nostra preghiera: “Signore, ti ringrazio perché mi vuoi bene; fammi innamorare della mia vita, non dei miei difetti, che vanno corretti, ma della vita, che è un grande dono”.

La Seconda difficoltà sulla via dell’incontro con Gesù per Zaccheo è: la vergogna, la paura di mettersi in gioco. Possiamo immaginare che cosa sia successo nel cuore di Zaccheo prima di salire su quel sicomoro, ci sarà stata una bella lotta: da una parte una curiosità buona, quella di conoscere Gesù; dall’altra il rischio di fare una brutta figura salendo su quell’albero, visto che era un personaggio conosciuto da tutti (un pubblicano). Ma ha superato la vergogna, perché l’essere attratto da Gesù era più forte. È quello che accade a noi quando vediamo una persona a cui vogliamo bene, che facciamo cose che non si sarebbero mai fatte. Qualcosa di simile accadde nel cuore di Zaccheo, quando sentì che Gesù era talmente importante che avrebbe fatto qualunque cosa per Lui, perché Lui era l’unico che poteva tirarlo fuori dal peccato e della tristezza. Zaccheo, dice il Vangelo, «corse avanti», «salì» e poi, quando Gesù lo chiamò,  «scese subito, perchè doveva fermarmi a casa sua». Ha veramente rischiato tutto, si è messo in gioco. Questo è anche per noi il segreto della gioia: non spegnere la nostra curiosità, ma mettersi in gioco.

Davanti a Gesù non si può rimanere seduti in attesa, senza fare nulla; a Lui, che ci dona la vita ogni giorno, non possiamo rispondere con un semplice “messaggino” sms!

La terza difficoltà che Zaccheo ha dovuto affrontare è la mormorazione, il parlare male: prima lo ha bloccato e poi lo ha criticato: Gesù non doveva entrare in casa sua, in casa di un peccatore! Quanto è difficile accogliere davvero Gesù, quanto è duro accettare un «Dio, ricco di misericordia» (Ef 2,4). Lo sguardo di Gesù va oltre i nostri difetti, Lui guarda il nostro cuore. Con questo sguardo di Gesù noi possiamo cambiare la nostra vita, mentalità di come guardiamo Dio, lo testimoniamo nella vita di ogni giorno. Concludo prendendo le parole da S. Paolo nella II Lettura ai Tessalonicesi, dice: “vi preghiamo, fratelli, di non lasciarvi troppo presto confondere la mente e allarmare né da ispirazioni né da discorsi…”. Invece noi dobbiamo installare bene la connessione, quella di un cuore che vede e trasmette il bene senza stancarsi mai, per essere degni della chiamata che Dio ha per noi. Amen.

 

 

Don Simone Calabria

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