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Aspettando Vinum et Cultura. Il “vino” raccontato da Alberino

Intervista al delegato provinciale Onav Alberino D’Olimpio sulla bevanda più antica al mondo

| di Maria Napolitano
| Categoria: Varie | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Alberino D’olimpio è il delegato della provincia di Chieti dell’ Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino (Onav). Aspettando l’evento Vinum et Cultura che animerà il centro storico di San Salvo dall’11 al 13 novembre, ecco un' intervista a un “tecnico del vino”.

Come nasce la sua esperienza sul vino?

Negli anni 70, quando avevo circa 20 anni, mio padre decise di adibire un nostro terreno di Torre Dei Passeri (CH) a vigneto e cominciammo a coltivare viti di Montepulciano, Trebbiano, Malvasia di Candia e Verdicchio di Jesi. Non era un grosso appezzamento ma era un terreno vocato a questo tipo di coltura, argilloso e ben esposto al sole in grado di offrire delle uve di qualità anche se in quantitativi più limitati. C’erano tutte quelle componenti naturali essenziali per avere un ottimo vino. All’inizio vendevamo fondamentalmente le uve e poco vino ma poi vedendo che riuscivamo a ottenere un vino eccellente, abbiamo cominciato a commercializzare esclusivamente vino. Solo nelle annate migliori producevamo anche il vino cotto, che veniva riposto nel “caratello”, piccola botte adibita a riporre questa pregiata bevanda. La microflora che si creava al suo interno aiutava a conservarlo anche per 50 anni.

Come è cambiato il vino nell’arco degli ultimi decenni?

Una volta il vino era considerato un vero e proprio alimento che doveva dare calorie ed energia a chi doveva affrontare lavori pesanti. I contadini e i muratori per disdegnare l’unica bevanda alternativa, dicevano “l’acqua fa venire l’acqua alla spalla”. Col tempo è aumentato il livello di scolarizzazione, di meccanizzazione del sistema produttivo e sono aumentati i lavori per i quali non era richiesta la forza fisica e il vino di allora è cominciato a diventare troppo pesante. Un tempo la raccolta d’uva iniziava intorno a metà ottobre e ciò consentiva di ottenere un vino molto corposo. I produttori di vino si sono dovuti adeguare a questo cambiamento socio culturale e hanno anticipato i tempi di raccolta di quasi un mese in modo da avere delle uve con un giusto rapporto tra gradi zuccherini e acidità per ottenere un vino più in linea con le nuove esigenze. Le tecniche di vinificazione sono rimaste fondamentalmente le stesse ma sono cambiate le caratteristiche organolettiche delle materie prime.  Il vino di oggi è più leggero, più gradevole, più profumato e più acido rispetto a quello di una volta. Ultimamente anche i giovani stanno riscoprendo questa antica bevanda soprattutto grazie ai locali in cui è diventato quasi un protagonista. Tuttavia manca una vera cultura del vino e delle sue origini.

Quali sono i segreti per riconoscere un buon vino?

Per riconoscere un vino di qualità occorre innanzitutto una grande esperienza. Solitamente i vini che si collocano in una fascia di prezzo medio-alta, sono dei buoni vini perché nella maggior parte dei casi rispettano determinati disciplinari. L’etichetta ci può aiutare a scegliere un vino piuttosto che un altro. L’indicazione Doc e/o Igp sono indici di vini che rispettano determinati criteri di qualità e di provenienza.

Ha dei consigli per i giovani che si approcciano a questa bevanda?

Io dico sempre “se avete sete bevete acqua, il vino deve dare piacere ed esaltare i sapori dei cibi”. Non bere mai vino a digiuno. C’è un vino adatto per ogni alimento e per poter gustare sempre il vino giusto in base a ciò che c’è a pranzo o a cena ho trovato un piccolo accorgimento, travasare la bottiglia appena aperta in bottigliette di duecento cc che utilizzerò al bisogno. Il vino se bevuto nelle giuste quantità aiuta anche la salute e l’umore. Un bicchiere di vino a tavola aiuta anche a dare quella carica che ti fa essere più ottimista.Il vino è un ottimo veicolo di aggregazione e che abbatte ogni barriera sociale.  

 

Nella foto Alberino D'Olimpio con gli allievi di Unitre

Maria Napolitano

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