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Il Signore è già qui

Commento al vangelo

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“Ecco sta per venire il giorno rovente come un forno” C’è tutta una letteratura, anche musicale e iconografica, sul giorno del giudizio. Non si tratta solo di un immaginario costruito su effetti speciali, quel giorno temuto e atteso è risposta al grido che prorompe dalla storia, frutto di una giustizia troppo disattesa.

L’indignazione domanda una risposta, che il verdetto biblico sembra dare in modo perentorio:Allora tutti i superbi e tutti coloro che commettono ingiustizia saranno come paglia”

E’ vero che la misura pare colma nei confronti dell’arroganza di chi ha soldi, potere, forza delle armi, il pianto delle vittime non può rimanere senza un risarcimento, né si può chiedere pazienza e rassegnazione all’infinito.

Estirpare la malvagità dalla radice è quanto viene chiesto all’intervento definitivo di Dio, in modo addirittura violento: “Quel giorno venendo li brucerà, fino a non lasciar loro né radice né germoglio”.

Certamente il profeta Malachia mette in bocca a Dio queste parole,tuttavia non dimentichiamo che le Scritture ci sono date per favorire una presa di coscienza e invitare alla responsabilità.

Chiedere a Dio di intervenire per operare giustizia non può essere un alibi ai nostri silenzi, ai compromessi, alla rassegnazione di fronte a un mondo profondamente ingiusto.

C’è da indignarsi, ma operando delle scelte e pagando di persona,

Infatti il primo male da estirpare è dentro di noi.

Per questo gli oracoli profetici e le pagine di giudizio che troviamo anche nel Vangelo non sono anzitutto per gli altri; facile proiettarle fuori, individuando coloro che vorremmo vedere sistemati dall’ira di Dio.

Interiorizzare una parola così radicale significa sentire che il giorno rovente come un forno è la grande occasione data a ciascuno di purificare il proprio cuore, bruciando le inconsistenze personali nel crogiuolo di verità e autenticità che è l’amore stesso di Dio.

Io ho bisogno che venga con potenza il giorno del Signore, facendo irruzione nella mia vita per incendiare tiepidezze e infedeltà.

Ne ho bisogno sempre, ne ho bisogno subito, per cui non è questione  di date stabilite per la fine del mondo.

Inutile, pertanto, la richiesta dei discepoli; Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno quando esse staranno per accadere?”

Il libero irrompere di Dio nella storia personale e collettiva non va racchiuso in date, va piuttosto invocato come un venire continuo purificante e sanante,

I differenti eventi della vita vanno vissuti nella fede, senza tuttavia pensare né che ci siano risparmiati né di conoscerli in anticipo.

Chi pretende di conoscere la fine non ha compreso che la Parola di Dio ci parla piuttosto del fine, della meta verso cui tutto tende.

Gesù ci mette in guardia da profezie apocalittiche; “Badate di non lasciarvi ingannare, Molti verranno nel mio nome dicendo: Sono io e; il tempo è vicino. Non andate dietro a loro”

Lo sguardo di chi crede coglie piuttosto il venire del Signore, che attira tutto e tutti a sé, negli eventi quotidiani e nel ritmo del tempo letto come storia di salvezza.

E’ un venirci incontro continuo, per abbracciare quanto di bello e buono ha creato dall’inizio e accogliere nel suo grembo d’amore la creazione, che di questo amore è frutto libero e gratuito.

La sua venuta diviene così bussola che orienta nelle vicende della vita, ne coglie una direzione e quindi una sensatezza.

Ciò impedisce di consumare i propri giorni errando senza meta, sprecando mesi e anni, buttando via se stessi con il tempo che passa.

Paolo deve richiamare alcuni della comunità, che invece avevano interpretato l’attesa della fine come irrilevanza degli impegni quotidiani e insignificanza della storia presente: Sentiamo infatti che alcuni fra voi vivono una vita disordinata, senza fare nulla e sempre in agitazione”.     

Con motivazioni diverse, anche oggi c’è chi si lascia vivere in modo inconcludente, passando dall’inerzia all’attivismo fine a se stesso, proprio perché ha perduto l’orientamento di fondo, la meta verso cui tendere.

Infatti viene da chiedersi: senza un traguardo, che si corre a fare?

Il giorno del Signore, il suo venire verso di noi abbracciando il mondo e la storia, delinea l’orizzonte verso cui camminiamo e ree prezioso ogni singolo passo.                  

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