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La famiglia nel bosco e il diritto all'autodeterminazione

Riflessioni di una nostra lettrice

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Una  lettrice ha inviato alla nostra redazione una riflessione circa gli eventi nella vicina Palmoli che ultimamente hanno dominato le notizie di giornali locali e nazionali. Parliamo della "famiglia che vive nel Bosco" e delle scelte di Nathan e Catherine nel crescere i loro tre figli lontano dai sistemi e dalle comodità della vita contemporanea.

<<Ricordo quando, da bambina, proprio in questo periodo dell'anno, una domenica mattina di sole ci si svegliava di buon'ora per andare al "bosco di Palmoli", come lo chiamavamo io e mia sorella, per raccogliere il muschio per fare il Presepe.

Da San Salvo è un attimo arrivare a Palmoli e sentire nel giro di una mezz'ora il cambiamento palpabile che si prova nell'allontanarsi da una realtà cittadina, con i suoi ritmi, i suoi rumori, le sue luci e le sue voci a quella del Bosco

Ricordo la sensazione di silenzio sacrale appena varcato uno degli ingressi che trovavamo sul ciglio della strada, il suono degli uccellini impegnati in lunghe conversazioni di cui ignoravo il contenuto, lo stormire delle fronde degli alberi accarezzati dal vento, una volpe in lontananza a caccia prima di iniziare il letargo. 

Non potevamo spingerci troppo in là, ma spesso mi chiedevo, come sarebbe restare qui? Cosa c'è dopo il sentiero più lontano?

Oggi ho visto cosa può esserci: una famiglia che ha deciso di vivere con i loro figli lontano dalla città, che ha avuto il coraggio di dire no.

No ad una serie di regole di comportamento, di abitudini, di dictat, di regole spacciate per verità assolute.

No ad una società tossica e putrescente che ha dimenticato le più basilari fondamenta dei concetti di libertà e di vita.

No ad una società che ti impone di essere dalla stessa dipendente, dove i costi della vita aumentano a dismisura lasciando gli stipendi al minimo, dove riscaldarsi sta diventando un lusso, dove la natalità è disincentivata, dove è stata dimenticata ogni politica del lavoro, dove si spaccia il superfluo per necessario.

Nathan e Catherine hanno deciso di crescere i loro bellissimi bambini nel verde, hanno deciso di non avere un contratto con le multinazionali dell'energia, di fare la minestra con le loro mani invece di comprare la "Minestra Bio" al supermercato; hanno deciso, per quanto possibile, di tenere i loro bambini lontani dalle grinfie di uno Stato che assume sempre più il profili di una Dittatura mascherata.

Perché le istituzioni ne hanno paura? Perché hanno deciso di non essere schiavi, di non obbedire, di non conformarsi.

Sono stati assaliti da cinque pattuglie di agenti in borghese, un'accoglienza che si può riservare ai peggiori criminali di guerra.

Eppure spero, confido, che questo grandissimo errore abbia presto una fine.

Che Catherine e i suoi bambini tornino presto a casa da Nathan che è stato lasciato solo come il peggiore delinquente e che possano tornare alla vita che hanno scelto.

Perché Libertà, "se ti tagliassero a pezzetti, il vento li raccoglierebbe, il regno dei ragni cucirebbe la pelle .. e la luna tesserebbe i capelli e il viso, e il polline di Dio, di Dio il sorriso".>>

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