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Una lettera scritta dalla brigantessa Maria Suriani al suo amante

Non esitava ad imbracciare il fucile e sparare

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Suriani era una bella ventenne bionda nata ad Atessa. Ebbe una storia d’amore con il brigante capitano Cannone. Fu imprigionata nelle carceri di Chieti.
Un ruolo di rilievo ebbero le brigantesse. Molte furono semplicemente madri, mogli e amanti dei briganti, ma tante furono vere e proprie brigantesse. Erano molto più spietate e determinate degli uomini. Appartenevano al ceto sociale delle plebi rurali.
Donne innamorate dei propri uomini, pronte a rinunciare ad una vita più tranquilla. Di fronte ad azioni pericolose non si tiravano mai indietro.
Indossavano spesso abiti maschili. Nascondevano i lunghi capelli sotto il cappello a falda larga e portavano anche orecchini d’oro.
La maggior parte delle volte capitava che, solo dopo averle catturate, ci si accorgeva del loro sesso e allora si adottava il criterio di commutare l’ergastolo in 15 anni di lavori forzati.
La brigantessa Angela Soprano di Furci era l’amante di Michelangelo Pomponio. Proprio nella casa della sua amante, il brigante Michelangelo, la sera del 2 ottobre del 1870, fu crivellato dai mitra dei carabinieri del maresciallo Chiaffreda Bergia.
Francesca Filandieri, madre di tre figli, divenne capobanda.
La duchessa Anna Durante s’innamorò pazzamente del suo aguzzino-brigante e divenne anch’essa brigantessa. Suriani ebbe una storia d’amore con il brigante capitano Cannone. Ecco una delle lettere scritte al suo amante:


«Mio caro Domenico, questa cosa che mi avete scritto mi avete fatto mettera a piangere mentre io non voleva andarci a San Nicola, ma la famiglia e i parenti manno voluto portarci per forza e mi dicevano se non adempiva al voto mi succedevano discrazie. Ecco vedete che cosa dovevo fare io e non poteva sapere che vi dispiaceva tanto. Perciò se volete seguitare ad amarmi, io vi prometto di fare sempre quello che voi mi dicete. Se poi vi avete trovato un’altra sposa comme mi diceste altra volta, allora io pazienza faccia la Madonna del Carmine e io mi farò sempre in pianto.Vi mando quattro fazzoletti che terrete per mia memoria, altri sei ve lo manderò in appresso. In tanto vi dico se voi non mi amate più io me ne andrò da Atessa e non vedrete più. Non vi dico la vostra amante ma vostra serva Maria Suriani».

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