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SCOPPIA A PIANGERE DOMENICO IALACCI

3 anni in un campo di concentramento. Ha combattuto in Africa, Albania e Grecia

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Niente nasce dal nulla. Nulla nasce dal niente. Dietro ogni persona, dietro ogni cosa, c’è sempre una storia. Attese, delusioni ma anche soddisfazioni. Anche la nostra consolidata ed efficiente “Euro-Ortofrutticola del Trigno” ha dietro le spalle una storia. Per saperne di più, siamo andati a trovare nell’abitazione in Via Duca degli Abruzzi, Domenico Ialacci, primo presidente della Cooperativa Sociale, denominata “Gargheta” prima diventare “ Euro-Ortofrutticola del Trigno”. Uomo schivo, taciturno, ma ancora arzillo nonostante i novantasei anni sulla “groppa”. Ha una capigliatura folta e forte. Coltiva un piccolo oliveto ed anche un pescheto. “ Quante sofferenze ho patito! Tre anni di combattimento in Africa “ - racconta Ialacci “ altri cinque tra Albania e Grecia, infine dal 1943 al 1945 prigioniero in diversi campi di concentramento: Danzica, Berlino, Dresda e Lipsia. Giornate atroci. Mezzo mestolo di una brodaglia scura era la razione giornaliera. Il ghiaccio mozzava il fiato”. All’improvviso Zi Duméniche scoppia in lacrime. Non ha la forza per continuare il racconto. Dopo un bel po’ di tempo ricomincia : “ Sono ricordi dolorosi, meglio lasciar stare. Sono stato il primo presidente dell’Euro-Ortofrutticola di San Salvo. I compratori ci pagavano l’uva a prezzi bassissimi e ci ricattavano. Era impossibile andare avanti! Una sera di aprile del 1959,ci riunimmo a casa mia: Luigi Ruggieri, Mimì Vicoli ed io, con l’intento di formare una Cooperativa. Alla prima riunione ufficiale non si presentò nessuno. Poi, con un duro lavoro di sensibilizzazione trovammo una trentina di persone disposte ad iscriversi. Dopo qualche settimana raggiungemmo il numero di novantotto soci, rogò l’atto il notaio Guido Battista. Il consiglio nominò me presidente e Mimì Vicoli come vice presidente. La somma da anticipare era dodicimila lire per ogni mille metri di vigneto. Ma nessuno di noi aveva i soldi, e così firmammo le cambiali. Riuscimmo a realizzare la Cantina Sociale sul terreno acquistato alla famiglia Corrado, e in autunno iniziò la produzione di vino”. Ad una mia domanda:” E’ vero che per la realizzazione dei lavori del 2° lotto hai incontrato molti ostacoli? “Aspetta” - risponde - “ti racconto la storia. Il progetto dopo due anni di sosta nelle scrivanie della Cassa del Mezzogiorno fu bocciato. Ma un bel giorno, insieme a Luigi Ruggieri, Mimì Vicoli, Giuseppe Zimarino e Vincenzo Terpolilli di Vasto andammo a Roma. Il presidente della Cassa per il Mezzogiorno ci accolse con la massima gentilezza. Chiamò il funzionario competente per sapere il motivo della mancata approvazione della pratica. Ma l’impiegato appena ci scorse, tergiversò, cercò di mutare argomento, iniziò a balbettare e si fece giallo come la scorza di un limone, infine crollò a terra come un sacco di patate, ere meije se cripàve chi lu lazzaràunë. Il presidente della Cassa, prima della nostro ritorno ci mostrò una lettera pervenuta da San Salvo, dove era scritto che le uve delle terre sansalvesi contenevano una grossa quantità di acidità .Una bugia grande come una casa. Per fortuna dopo una settimana, arrivò a San Salvo il dott. Ciccarelli inviato dalla Cassa del Mezzogiorno, il quale, dopo lunghi ed accurati sopralluoghi, riscontrò che le uve erano di ottima qualità. Fu concesso il benestare. Dopo tante fatiche riuscimmo a realizzare l’oleificio. Mi fa piacere che oggi i soci dell’Euro-Ortofrutticola sono circa 1300, e che le pesche, l’uva e l’olio vengono esportati in molti Paesi Europei. E’ proprio vero che nulla nasce dal niente!” Scende la sera, e mentre il fuoco divora l’ultima fascina di sterpi, la moglie di zì Dumeniche prepara il desco con pane fatto in casa, fette di formaggio, alcune mele, una grossa bottiglia di vino cotto. Una cena frugale, ma ancora all’antica. Zì Duménichë riempie i bicchieri del sanguigno liquido ed esclama “Alla salute!” Prosit! Ha ancora il volto bagnato di lacrime P.S. E’ stato redatto prima della sua dipartita.
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