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Che bello parlare Italiano

(a prescindere dal dialetto!)

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Durante le telecronache relative al giro d’Italia apparivano delle videate in lingua inglese, di cui io, discretamente scolarizzato, riuscivo a malapena ad indovinare, non a capire, il contenuto.
Intuivo, cioè, che dovevano, logicamente, riferirsi al: gruppo di testa, gruppo maglia rosa, vincitore di tappa, classifica generale e via dicendo.
Il perché quelle videate non fossero scritte in Italiano era (e rimane), per me, motivo di profonda irritazione e mi dicevo: “Vuoi vedere che al Tour de France le scritte saranno in Francese?”
E’ bastato aspettare il Tour per leggere: tete de la course, classement de l’etape, classement generale etc, che stanno per testa della corsa, ordine d’arrivo, classifica generale.
Avessi scommesso qualcosa, avrei vinto!
Ed ora qualche riflessione.
Abbiamo una lingua che se non la vogliamo definire “la più bella del mondo” è, senza dubbio, una delle (due) lingue più belle del mondo, e non la parliamo.
E’ una lingua, la nostra,  con cui sono state scritte pagine stupende, alle quali si è ispirato il mondo intero, e noi non la parliamo.
Di contro, invece,  sui giornali e in TV (sport, pubblicità e tanto altro) si leggono e si sentono ossessivamente termini inglesi!
Viene detto, anzi affermato, che tanto l’Inglese lo capiscono tutti. Niente di più falso! Potrà essere vero per cronisti sportivi, tecnici informatici o per addetti ai lavori tecnologici, non certamente per la gente comune.
Già, i cronisti sportivi! Proprio quelli che dicono  Juventus “stedium” ignorando che stanno maltrattando due bellissime parole latine.
E che dire, poi di tutti gli “Okkaey, i Wikkaend (proprio così: doppia k e un ibrido tra la a e la e), gli happy birthday, i merry Christmas, gli happy new year che sentiamo dappertutto?
In alcune trasmissioni televisive, addirittura, ci sono conduttori che in una frase includono un'infinità di OK e là, in mezzo a quell’infinità, bisogna cercare il filo del discorso.
Finanche per decantare le meraviglie di luoghi come la Valle d’Itria si usano termini inglesi, che non voglio ripetere, con sottofondo di canzoni in Inglese.
Succede, e la finisco qui, che dentro un bar, senti il massimo: Una signora, dal trucco e dall’abbigliamento molto, diciamo così, notevoli, con l’aria di chi deve pronunciare qualcosa d'importante, esclama “ Sa, lo dico per PAR CONDISCION!”
E allora io dico basta!
I Francesi saranno pure sciovinisti, come è stato scritto da un quotidiano (in realtà a loro non va giù che i corridori francesi siano a digiuno di vittorie, ragion per cui le traduttrici devono intervistare atleti inglesi, tedeschi o altri ancora), ma vogliono, esigono anzi, che al Tour si parli Francese. E vagli a dare torto!
E allora ripeto: “ Basta! Basta con i wikkaend, gli okkaey, le par condiscion, le locations, gli happy qualcosa, i road, i green, evergreen e tutte , le tante associazioni ed i tanti negozi che si sono dati un nome inglese.”
Voglio sentire: fine settimana, d’accordo, va bene, par condicio, luoghi, buon compleanno, buon Natale, felice anno nuovo,  strade, verde  o sempreverdi. E voglio anche che nella cassetta delle lettere ci sia scritto “Posta” e non Mail, parola questa che è giusto lasciare come e-mail nel computer.
OH, PERBACCO!
20 Luglio 2013

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